Corre, ma fatica il Milan, si annullano Inter e Atalanta, stasera toccherà al Napoli in casa col Cagliari: il treno della Champions del campionato di serie A è partito e corre veloce. Tra Roma e Lazio difficilmente ci sarà spazio per tutte e due, ecco perché il derby di oggi pomeriggio (calcio d'inizio ore 18, in tv la darà Dazn sempre che la banda regga) ha già il sapore di uno spareggio ad alta quota. Non credete alla storiella delle squadre in crisi, degli allenatori in difficoltà, dei gruppi in confusione. Questa è una gara in grado di rigenerare i malati di ogni ordine e grado, una vittoria spazzerà via ogni dubbio, magari anche irragionevolmente. Una sconfitta condannerà a processi pesanti, magari anche immeritatamente. Ma è la storia di questa partita, nessuno può cambiarla.

Peccato solo che la sfida si porti dietro anche quel carico di tensioni che ormai non sono più motivate solo dall'eterna rivalità tra le tifoserie, ma assumono a volte il rango della rivendicazione sociale, vengono contaminate da un odio non spiegabile solo con le questioni calcistiche, e spesso strumentalizzate dai nichilisti che sguazzano nel caos, pronti magari a nascondersi dietro detestabili simbologie che puntano alla destabilizzazione in quanto tale. Fare appelli non serve. Per fortuna lo stadio brillerà di luce pura, finalmente riaperto alla gente romana, 30.000 distribuiti come da proporzioni di calendario, 20.000 laziali e 10.000 romanisti, con la Sud a ruggire come sempre in questo primo scorcio di campionato: «100% feeling», dice Mou. L'ultima volta che le due squadre si sono affrontate, lo scorso 15 maggio, con gli spalti blindati dal Covid, la Roma mise in vendita dei biglietti virtuali a fini benefici: ne furono venduti 46036, tanto per spiegare la voglia che c'era di sostenere la squadra.

Di fronte oggi ci saranno due squadre profondamente rinnovate e l'importanza delle scelte tattiche addirittura prima di quelle tecniche è spiegato da un paradosso: dei titolari di quel giorno, stasera scenderanno in campo dall'inizio 5 o 6 romanisti e ben 8 o 9 laziali. Eppure la squadra biancoceleste è quella che soffre maggiormente la transizione da un allenatore all'altro, dopo che Sarri ha rivoltato l'impostazione che aveva dato Inzaghi ed oggi i suoi giocatori vengono segnalati in confusione. Più facile, tatticamente parlando, è stato l'inserimento di Mourinho, che si è concentrato più sugli aspetti motivazionali che su quelli più stretti di campo. Eppure l'attenzione soprattutto in fase di non possesso che sembrava così certosina alle prime uscite tra precampionato e impegni ufficiali è sembrata poi meno applicata. Da qui le presentazioni fiorite in questi giorni sulle squadre tatticamente così approssimative da far pensare che si assisterà ad una sfida da campionato minore, mentre ormai in vetta si sono lanciate il Napoli e le milanesi e magari si aspetterà la rincorsa di Atalanta e Juventus. Meglio così, se la ride Mourinho, alla Roma non bisogna dare obiettivi diversi rispetto a quello di vincere la partita successiva, e oggi in calendario c'è di fronte la Lazio.

Dal punto di vista delle statistiche quello di stasera sarà in assoluto il derby numero 193 (72 vittorie e 54 sconfitte per la Roma), tra campionato e coppa sarà il numero 177 (66 a 47), solo in campionato il numero 157 (56 vittorie e 40 sconfitte), tanto per dire chi è che comanda di solito e se non bastasse ripetiamo il numero già citato altre volte: su 79 campionati, 50 volte la Roma è arrivata davanti. Insomma, non sono tanti di più i derby giocati tra le due squadre rispetto a quelli vissuti in panchina da Mourinho nelle diverse città in cui ha allenato (119) e questo la dice lunga sull'esperienza dell'allenatore giallorosso. Che oggi però è pronto a calarsi in questa nuova realtà. Se questo derby è davvero diverso da tutti gli altri, si capirà anche osservando il portoghese in panchina.