Finisce ancora con i padroni di casa in campo ad esultare nel tripudio dei tifosi, proprio come a Cagliari, e i romanisti a guardarsi in faccia. Manolas ha provato a guidare gli altri a ringraziare i tifosi, che sotto la neve a tratti copiosa avevano tifato (e qualche secondo impietrito, un po' come i 600 tifosi nel vedere un'altra prestazione sconcertante, con tanto possesso palla e pochissimi tiri in porta e quando il Viktoria Plzen ha pensato di dover attaccare mentre maturava la vittoria (ancor più clamorosa) del Cska al Bernabeu, addirittura 3-0, l'ha fatto e ha trovato strade spianate e gol: alla fine è stato 2-1 e alla Roma è andata persino bene.

Anche Vrba ha imparato la lezione: così all'inizio ha aspettato basso, per poi ripartire veloce ogni volta che la Roma sbagliava nel palleggio o nelle pressioni. Fanno tutti così e hanno tutti la meglio. Così ieri è passato l'intero primo tempo, giocato con Di Francesco con la ventunesima formazione inedita su 21 partite, ma senza rinunciare a quei giocatori chiave senza il quale la squadra avrebbe rischiato di perdere ulteriore spessore, figuriamoci se non avessero giocato. Così in campo sono andati anche Manolas e Kolarov con Santon (che ne gioca sempre una sì e una no, e ultimamente è una male e una no) e Marcano (al rientro addirittura dal 20 ottobre, Roma-Spal 0-2, uno dei punti più bassi di quest'anno che lo spagnolo ha pagato più di altri); davanti alla difesa gli intoccabili Cristante e Nzonzi (col tenero Coric appena tornato disponibile per la panchina, e De Rossi e Lorenzo Pellegrini ancora in infermeria), a trequarti la novità Pastore, impalpabile, forse improponibile, sugli esterni Ünder e Kluivert e davanti Schick. La penuria di attaccanti è tale che in panchina non ne è andato neanche uno (con il portiere e quattro difensori c'erano Zaniolo e Florenzi) perché Perotti è rimasto intabarrato in tribuna, a guardare scendere la neve per tutto il prepartita (ma poi durante la gara il maltempo s'è attenuato) e i suoi compagni litigare, sbracciando uno con l'altro (con Di Francesco quasi rassegnato a guardare).

Lo sterile possesso del primo tempo (63%) non ha partorito neanche un'occasione da rete, ma solo qualche timido affaccio in area, sprecato a volte da una rifinitura sbagliata dei terzini, a volte da un tiro fuori misura degli esterni, mentre Schick andava da una parte all'altra senza mai trovare il tempo giusto per attaccare la porta o la palla. Dall'altra parte Vrba ha lasciato che i suoi attendessero per l'appunto i momenti propizi per provare a far gol in contropiede e ha poi trovato effettivo sviluppo in un paio di occasioni: al 26' per un mancato rinvio di Cengiz non sfruttato da Kovarik e al 39' con una superiorità sugli esterni contro il povero Santon, con triplo tentativo di cross che poi non è stato sfruttato da Chory in scivolata disperata. Il problema tattico dei terzini messi in mezzo per la mancata copertura sui terzini avversari continua dunque ad essere di difficile risoluzione, quando non accade pure che il terzino romanista non debba uscire altissimo lasciando scoperta un'enorme diagonale sul lato del centrale di difesa. A ravvivare un po' la partita è arrivata la rapida successione di reti del Cska al Bernabeu: dunque il pareggio non sarebbe più bastato ai padroni di casa per raggiungere il terzo posto valido per l'Europa League.

Così nella ripresa il Viktoria ha alzato il ritmo e la Roma all'inizio è sembrata adeguarsi. Kluivert si è acceso con un paio di accelerazioni interessanti, una delle quali sprecata con un tiro di Pastore neanche sballato, proprio incomprensibile. Subito dopo Cernak ha mandato di poco alto il piattone del possibile vantaggio e, nell'azione successiva, Schick ha avuto l'unico guizzo della serata, passando in mezzo a due difensori per ritrovarsi subito dopo per terra: sembrava rigore, ma Taylor ha deciso diversamente. Il tempo è scaduto per Pastore, Di Francesco gli preferisce Zaniolo, ma non è certo il baby talento che può risolvere le tragicommedie di casa giallorossa. E infatti, puntuale, è arrivato il vantaggio dei padroni di casa: è bastato sbagliare una pressione a centrocampo con Nzonzi per ritrovarsi con la difesa attaccata in inferiorità numerica, Marcano costretto a uscire sull'esterno a prendersi Kopic (con Kolarov in ritardo sulla corsia interna) e sul taglio verso il secondo palo (probabilmente un tiro sbagliato) Santon s'è addormentato e si è fatto sfilare alle spalle Kovarik, che ha messo dentro a porta vuota.

L'esultanza del Viktoria Plzen

La reazione romanista c'è stata in un unico sussulto di dignità: ha ispirato Nzonzi con un bel suggerimento per Santon a tagliar fuori il terzino avversario di parte e sul cross del terzino Ünder ha deviato in estirada giusto sul palo più lontano: 1-1. Ma non è bastato: un'altra transizione e nuovamente Roma in affanno, stavolta su errore di Kolarov, sul cambio gioco solita dormita di Santon, Mirante bravo stavolta a respingere sul solito Kovarik, ma sfortunato perché la traiettoria è arrivata giusto sulla testa di Chory che ha depositato nella porta vuota. E nel finale, mentre Florenzi ha messo fine alla partita di Santon e Luca Pellegrini prima a quella di Nzonzi (con Kolarov mediano) e poi pure alla sua, rimediando un doppio giallo in tre minuti, non c'è stata neanche la forza per provare un forcing finale, troppa fatica. Il fondo stavolta è stato toccato. Ora si deve risalire. Con chi?