La gioia per la qualificazione anticipata (addirittura aritmetica già alla vigilia della quinta gara, dove la Roma s'è giocata solo il primato nel girone) lascia spazio adesso alla consapevolezza che la gara di stasera può portare solo nuove grane nel sovraeccitato ambiente giallorosso. Vincendo, la squadra e l'allenatore avrebbero solo fatto il loro (senza mai valutare il valore degli avversari, che nello specifico sprovveduti non sono, tanto da potersi giocare stasera il diritto a giocarsi il terzo posto valido per l'Europa League contro il Cska, impegnato in contemporanea nel difficile compito di far punti al Bernabeu), ma in caso di sconfitta aumenterebbe persino lo spessore della pressione già così totalmente proiettata sulla gara dell'Olimpico col Genoa di Prandelli.

Tra stasera e domenica in pratica Di Francesco si gioca il suo destino. Quel surreale finale di Cagliari, col sospiro di sollievo tirato con una trentina di secondi in anticipo rispetto al fischio finale non tanto dai tifosi impietriti, ma, cosa ben più grave, dalla squadra in campo, ha segnato un confine tra un prima e un dopo anche nella considerazione dei dirigenti. La sensazione infatti, al di là delle parole di ieri di Monchi, è che per la prima volta anche nella testa del ds e del dg Baldissoni si stia insinuando il tarlo del dubbio rispetto alla gestione di Di Francesco, o almeno sulla sua capacità di far superare ai calciatori quei limiti - ora tattici, ora tecnici, ora mentali, ora fisici - che inchiodano la squadra all'attuale mediocrità della classifica di serie A. E dunque tra stasera e domenica si potrà quantomeno testare il grado di sensibilità dei giocatori rispetto all'attaccamento verso il loro allenatore. Tra stasera e domenica, al di là dell'avversario, si valuterà dentro ogni contrasto, dentro ogni tiro, dentro ogni diagonale, dietro ogni rincorsa, se chi andrà in campo metterà qualcosa di "suo", oltre al dovere professionale che a quanto pare da queste parti non basta mai per vincere le partite.

Almeno la sfida di stasera Di Francesco non se la giocherà con tutti gli uomini su cui aveva provato a modellare la sua squadra dopo i numerosi cambiamenti estivi. Sono tanti i giocatori rimasti nell'eremo di Trigoria, svuotato degli uffici dirigenziali distaccati all'Eur con una coincidenza di tempi che sembra disegnare anche fisicamente il distacco (quantomeno di sintonie) che adesso c'è con la squadra. L'allenatore ieri in conferenza stampa è apparso davvero provato, è delusissimo per quello che ritiene un vero e proprio voltafaccia di una città che otto mesi fa lo aveva esaltato per i valori morali e tecnici trasferiti alla squadra. Vuole tornare a quei fasti. Ci spera. Ci crede. Vedremo se (e quanto) anche la squadra.