La Serie A ha pubblicato un video sul proprio canale ufficiale con un estratto delle dichiarazioni rilasciata da Mourinho ai profili social della Roma. Queste le parole del portoghese.

La nuova avventura in Italia?
«Questo non è il progetto Friedkin, non è il progetto Tiago Pinto, non è il progetto Mourinho, è il progetto Roma. Conosco i tifosi, conosco la piazza e se pensate che il progetto sia "arrivo domani e vinco dopodomani" non è la strada giusta. Questo è un progetto in cui i proprietari vogliono lasciare un'eredità, vogliono fare qualcosa di molto importante per il club in modo molto sostenibile. Vogliamo che la Roma abbia successo nel futuro».

Sull'esperienza da allenatore.
«Sto molto meglio ora, dico sul serio. Mi sento migliorato ora perché questo è un lavoro dove l'esperienza conta tanto. Tutto diventa un deja vù perché sono passato attraverso così tante esperienze da quando ha lasciato l'Italia. Naturalmente una cosa è venire in un paese per la prima volta, dove parti da un livello zero e hai tante cose da imparare. Questo non è il mio caso. Conosco l'Italia, conosco la cultura del calcio, conosco qualcosa della Roma, che era la mia vera rivale, era vicina a noi per lottare per i titoli nazionali. Ora sono pronto per questo».

Sulla Roma.
«È davvero incredibile che negli ultimi 20 anni non ci siano stati molti momenti, per gioire e esultare insieme. Ma quella passione non è mai svanita. È molto facile essere un grande sostenitore di una squadra che vince continuamente, un'altra cosa è essere tifoso in questo tipo di situazione, questo per me significa molto. Spero che la squadra diventi il riflesso di ciò che sono».

Sulla rosa.
«Ho sempre detto che si può conoscere un giocatore solo se si lavora con lui. Ma in realtà solo quando sei con loro in campo, quando guardi le difficoltà, quando vivi le cose positive significa che inizi a conoscerli davvero. Tutti devono sentire che voglio dare tutto quello che ho alla squadra. Tutti devono essere felici quando vinciamo, tutti devono essere tristi quando perdiamo, ma tutti devono essere uniti come una squadra».