L'inossidabile amico di Lotito, voluto da Tavecchio alla guida della Procura Federale del calcio italiano, l'ineffabile ex poliziotto Giuseppe Pecoraro, ne ha combinata un'altra delle sue. Amando presumibilmente la ribalta mediatica più di un ufficio (il suo) che ultimamente più che aprire per poi richiudere fascicoli non fa, l'ex prefetto di Roma (che all'epoca s'impose all'attenzione dei più per la determinazione con cui annullò la trascrizione dei matrimoni gay celebrati dall'allora sindaco Marino, oppure per la poco edificante trattativa portata avanti col signor Genny ‘a carogna in una tristemente famosa finale di Coppa Italia tra Napoli, la sua squadra del cuore, e Fiorentina) ha deciso ieri di concedere un'intervista all'agenzia Adnkronos per rispondere principalmente ad alcune domande sui temi legati alla vicenda dei rapporti tra la ‘Ndrangheta e la Juventus (su cui ha scoperto più Report nella sua inchiesta televisiva che lui nella sua indagine federale, ma tant'è).

Sta di fatto che (il) Pecoraro nelle sue considerazioni è spesso uscito dalla righe, palesando per esempio la sua delusione per la conduzione aziendale di alcune proprietà straniere in Italia tra le quali quella della As Roma che a lui risulterebbe ancora «indebitata». In più ha voluto esternare anche le sue perplessità sul luogo su cui sorgerà lo stadio della Roma e addirittura sui flussi di traffico che determinerà, rendendo inutile a questo punto la consulenza del Politecnico di Torino. Sembrava quasi di sentir parlare Lotito: stesso stile, stessa approssimazione. La Roma, sbalordita, ha preferito per ora non commentare.

Ora, non dovremmo dire che ai tempi dei suoi predecessori all'Ufficio Indagine o in Procura, di gente tipo Labate, Manna, Pappa, Palazzi o Martellino, non conoscevamo neanche le voci; o magari dovremmo evitare di ricordare che già l'anno scorso un'altra esternazione regalata a Marzullo (un altro che sta sempre al fianco di Lotito allo stadio, una comitiva di burloni) lo portò a un passo dalla destituzione, quando rivelò il suo endorsement per il Napoli nella corsa scudetto con la Juventus. Ma basterebbe che il nuovo presidente Gravina, che sappiamo essere molto attento alla forma quanto alla sostanza delle materie di pertinenza del governo del calcio, intervenisse attraverso la Commissione di Garanzia della Giustizia Sportiva o in qualsiasi altro modo. O davvero nel calcio non è cambiato niente e chiunque può dire tutto senza neanche considerare il ruolo che riveste?