Dodici mesi dopo. Non è una giornata come le altre il 7 settembre per Nicolò Zaniolo. Oggi può sorridere, correre, fare il fuoco sul campo, come direbbe lui. Si sente e si vede che è tornato una roccia, grazie a un lavoro meticoloso, costante, senza pause e determinato. Il 7 settembre 2020 però fu il buio: per la seconda volta dal 13 gennaio dello stesso anno, giorno dell'infortunio al crociato destro durante Roma-Juve. Prima il momento del dolore, poi quello della rabbia per una via crucis che ricominciava. Nicolò Zaniolo, saputo il verdetto - rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro - contro l'Olanda ad Amsterdam ha visto nero, sapendo che lo aspettano almeno sei mesi di stop prima di ricominciare a giocare. Ci è voluto un po' più di tempo, anche a causa delle scelte fatte per il percorso da intraprendere. Diverso rispetto al passato: in sede di operazione, con l'abbandono del metodo Villa Stuart in favore della clinica specializzata Hochrum di Innsbruck, dove opera il professor Christian Fink, il "mago del crociato", e per la riabilitazione, seguita passo passo a distanza tra quarantene e videoconferenze finché si è dovuto, e poi con il lavoro guidato dal professor Giannicola Bisciotti, altro luminare per il ginocchio, al Kinemove Center di Pontremoli. Zero partitelle, zero Primavera, come si era paventato. Lavoro, lavoro, solo lavoro. Per presentarsi a José Mourinho come un giocatore nuovo e migliore. Qualche telefonata dello Special One gli ha dato quella carica in più e poi, nel lungo ritiro estivo tra Trigoria e Algarve, la conferma: il nuovo allenatore, quello che non ha più posto in bacheca per i titoli vinti, contava davvero su di lui. Zaniolo titolare della nuova Roma, senza se e senza ma. Ma con Mou.

La ferita, simbolicamente ricordata da quei cerotti spesso comparsi sulle ginocchia di Nicolò, non è stata del tutto rimarginata fino a che non ha rimesso piede in campo, ma veramente. Già a Trieste (per non considerare le partitelle in casa con Montecatini - dove ha segnato su rigore - e Ternana), dove per qualche tacchettata di troppo e mirata di un avversario, nei giorni in cui diventava papà per la prima volta, si era fatto lasciar prendere dal nervosismo. E poi il gol (d'autore) al Debrecen in amichevole a Frosinone davanti ai tifosi, presenti anche se nell'altra curva, e quello al Belenenses in Portogallo. Quella fascia da capitano indossata qua e là in estate che ha fatto sognare soprattutto i sostenitori romanisti, e quei cori finalmente tornati sugli spalti dell'Olimpico, con il suo nome, "Nico", gridato da trentamila persone, hanno fatto il resto. Fino a quel gol, l'unico in gare ufficiali in stagione finora e il primo dopo l'ultimo con la Spal da autentico fuoriclasse nel luglio 2020, arrivato nella gara di ritorno del preliminare di Conference League contro il Trabzonspor. Davanti, stavolta sì, ai suoi tifosi. Che non è corso ad "abbracciare", tanto ci sarà una prossima volta, perché gli è venuto naturale inginocchiarsi per non saper se piangere o ridere, con quello sguardo sincero di ragazzo, sommerso dai compagni.

Un gol, quello con i turchi, arrivato in posizione da centravanti, come l'ha impiegato in parte il ct Mancini con la maglia dell'Italia, proprio quella bianca - ma non più con l'11, bensì col suo 22 - che indossava ad Amsterdam contro l'Olanda in quel maledetto 7 settembre di un anno fa. Si è dannato come sempre l'anima Nicolò l'altro ieri a Basilea contro la Svizzera, ma non è bastato per portare la squadra più vicina al Qatar. Tuttavia ha ravvivato l'attacco con colpi e giocate. Tipo quella in cui solo uno scivolone gli ha tolto la soddisfazione di un altro gol da incorniciare. Ora spera di trovare altri minuti in azzurro e aiutare domani la squadra contro la Lituania a incassare 3 punti più che necessari. Magari nel ruolo che sente più suo, più arretrato, di fascia o dietro la punta. Dove tornerà presto a essere impiegato nella Roma di Mourinho. Il peggio è alle spalle per Zaniolo, è lui il primo a saperlo. Ha avuto pazienza per godersi questo momento, può riordinare i ricordi e uscirne fortificato per il presente e per il futuro. Che domenica sera sarà il Sassuolo, sua prima vittima in Serie A, alla quale segnò nel dicembre 2019 con un cucchiaio. Un marchio di fabbrica molto conosciuto sotto l'ombra del Cupolone.