Ma che musica, maestro. E la Roma si gode un avvio di stagione pieno di speranze. La musica, quella dell'inno della Roma, che notoriamente conquista anche gli avversari, e il maestro è Mourinho. Avversario di tante battaglie alla fine dell'era Sensi, ora rientrato in Serie A dalla porta principale, per i romanisti: nella Roma. Un allenatore così i tifosi giallorossi, non ce ne vogliano i professionisti che si sono avvicendati sulla panchina più vicina alla Sud dell'Olimpico negli ultimi vent'anni, con tutta probabilità non lo vedevano da Fabio Capello. Quanto meno come spessore, internazionale, verrebbe da aggiungere. Mourinho è entrato nel cuore della gente romanista il 4 maggio: «Da quel giorno ho sentito un affetto incredibile, eppure io non ho ancora fatto niente per loro», ripete spesso José, «anzi - ha aggiunto domenica sera - l'ultimo ricordo che avevo dell'Olimpico è un trofeo che ho alzato qui da avversario». Così come da avversario ricordava un inno da brividi nel suo "nuovo" stadio: «Peccato che quando la gente canta l'inno i giocatori non sono ancora in campo, perché sarebbe un'emozione in più per i ragazzi, io ero in panchina ad aspettarli ed è davvero bellissimo. Già lo sapevo da avversario, immaginate adesso che sono l'allenatore della Roma». Già, un peccato allora, perché da quando è stato introdotto l'inno della Serie A, per motivi di tempo (e economici, perché quella musica deve suonare per contratto quando le squadre sono in campo), "Roma Roma" parte mentre i giocatori sono ancora negli spogliatoi. Il rammarico dell'allenatore giallorosso, che non lascia al caso i dettagli, è diventato un motivo di riflessione a Trigoria: trovare una soluziione che consenta una modifica all'iter pre-partita non è facilissimo. Bisognerebbe incastrare ogni tassello al punto giusto in un palinsesto di 27 minuti (dal riscaldamento all'entrata in campo). Bisogna fare tutto in dieci minuti una volta ultimato il riscaldamento per far sì che la squadra sia almeno nel tunnel che porta in campo nel momento in cui parte la canzone per e godersi quel brivido entrando in campo. Per una volta e per una buona ragione, quindi, prima il piacere e poi il dovere, insomma.

Roma e Mou, stregati a vicenda. A tre gare dalle mille panchine in carriera, la vecchia volpe di Setubal, con la vittoria per 3-1 contro la Fiorentina, la prima in un debutto in Serie A per lui, Mourinho ha segnato un primato: come segnalato da Opta è stato il tecnico a tagliare più velocemente il traguardo delle 50 vittorie in Serie A nell'era dei tre punti a vittoria, impiegando 77 gare. Mourinho era stato il tecnico più veloce a vincere 50 partite anche in Premier League (dopo 63 gare) e in Liga (dopo 62). Non si è fatta attendere la "risposta" dello Special One, arrivata su Instagram: «Non mostrate i miei record negativi, ma solo quelli positivi!», ha scritto simpaticamente, come a voler sottolineare che si può sempre migliorare. Questione di mentalità, la stessa che sta cercando di inculcare alla Roma tutta, dal primo all'ultimo dei giocatori e, c'è da crederlo, dei dipendenti a "Trigorìa". Sì, con l'accento "mourinhano", perché la luna di miele con questo personaggio fuori dall'ordinario per i romani e i romanisti sembra davvero aver ridato un entusiasmo e una speranza da troppo tempo sopita nella piazza. Perché Mourinho sa esaltare la folla, con uno sguardo, una battuta, un gesto, come quando durante Roma-Fiorentina, con la sua squadra in vantaggio, si è lasciato andare a un "velo" in panchina per non dare tempo alla Fiorentina di battere velocemente un fallo laterale (con tanto di "scuse" e abbraccio al giocatore avversario che gli era passato vicino sorpreso) che ha fatto urlare i tifosi come per una giocata di classe.