Emozioni che soltanto aver vestito la maglia giallorossa può regalare perché «l'amore dei tifosi giallorossi non ha prezzo, vale più di qualsiasi trofeo». Giancarlo De Sisti riassume così il valore emotivo che regala far parte della Hall of Fame della Roma. «È stata una serata speciale, possiamo ridurla a bella ma soltanto perché ha perso la Roma. La festa dedicata a Francesco? Fantastica, vederlo commuoversi poi...».

La cerimonia è stata significativa perché a consegnare la maglia sartoriale del club a Totti c'hanno pensato altre due leggende, Falcao e Conti, dopo che il 10 era stato già salutato dagli altri Famers presenti: Pruzzo, Nela, Candela, Rocca, Santarini, Tommasi, Giannini, Losi e De Sisti, entrati uno ad uno prima di schierarsi sotto la Curva Sud. «Mi sono messo vicino a Losi un po' per non sfigurare in altezza - c'ha raccontato De Sisti - Un po' perché Losi è sempre il mio capitano. "Giacomo, ti ricordi quando ero un ragazzino e mi allenavo con voi?", gli ho detto appena entrato. Vi farei vedere come mi ha guardato mentre mi rispondeva "Sì e allora?". "Come allora, oggi sono qui nella Hall of Fame con te e gli altri", e mi sono scese le lacrime».

De Sesti quando parla della serata di martedì sprigiona una carica romanista che è trascinante. «In pochi istanti mi sono passati davanti agli occhi anni di carriera, il pensiero è volato a tanti ricordi. Davanti a quella Curva mi sono emozionato, non pensavo potesse ancora capitarmi così: ho 75 anni ormai, ma ancora mi succede davanti al popolo romanista. Nonostante in carriera sono stato lontano da Roma per nove anni, i tifosi mi hanno voluto nella Hall of fame. Per me è un grande onore. È il mio orgoglio essere inserito nella casa della storia giallorossa, ne vado fiero davanti ai miei nipoti. Camminare lì sotto mi ha regalato una gioia immensa. E poi ancor più bello essere lì per Francesco».
Con Raul, Butragueno e Roberto Carlos ospiti speciali. «Anche Totti sarebbe diventato un uomo simbolo del Real Madrid se fosse andato in Spagna. Ma per sua fortuna non l'ha fatto. Avrebbe vinto sicuramente scudetti, coppe e anche il Pallone d'oro, ma non avrebbe avuto questo amore qui. Chi è romanista può capirlo, solo chi è romanista può, gli altri no. Francesco può considerarsi fortunato».
Anche la Roma è stata fortunata ad averlo. «Non riesco a capacitarmi ancora di come qualcuno, quando era giovanissimo, abbia soltanto pensato di cederlo. La prima volta che l'ho visto giocare capii che era superiore a tutti gli altri. Correva in modo un po' strano, poggiando a terra l'intero piede, poi col tempo ha modificato questa cosa. Ma già aveva i colpi del campione e infatti lo è diventato».

Tutto bellissimo, a parte il risultato della partita. «Peccato, davvero. Sarebbe stata una serata perfetta. L'importante era passare il turno e la missione è stata compiuta, ma una vittoria avrebbe fatto molto bene a tutti».
Alla squadra specialmente. «Sarebbe stata benefica in questo momento - ha detto De Sisti affrontando il tema-partita - Il primo tempo è stato buono, giocato come andava fatto, nel modo giusto: meritavamo di andare negli spogliatoio in vantaggio. Poi abbiamo preso quel gol che ha capovolto tutto: il Real ha tanti campioni e nel momento in cui ha potuto giocare con maggior tranquillità, senza subire il pressing della Roma, si è presa la partita in mano. Ogni tanto la squadra ha cali di tensione che paga cari, si sente molto la mancanza del capopopolo. Parlo di De Rossi naturalmente: sia a livello tecnico sia a livello caratteriale fa la differenza. Parla con tutti i compagni, indica loro qual è la cosa migliore da fare, regala consapevolezze che in sua assenza vengono meno. Il suo contributo è fondamentale. Spero torni al più presto perché questa Roma ha bisogno di lui». Servirebbe un po' più di fame a questa Roma? «Non a tutti, a qualcuno sì però. A chi? Lasciamo stare. Pensiamo a fare bene con l'Inter: è la partita più importante, serve vincerla».