Non lo vedi. Non lo senti. Poi ti purga, al ritmo di una tacca a partita. Che poi non è neppure vero che non lo vedi e non lo senti. Perché lì davanti, nel ruolo di centravanti che sarà di Abraham, si muove che è una bellezza. In orizzontale per creare spazi in cui possano inserirsi i centrocampisti, in verticale per dettare il passaggio vincente, trasformandosi in un costante punto di riferimento per l'intera squadra, garantendo quella profondità che è il mantra di ogni allenatore che si rispetti. In ogni caso, signore e signori, Eldor Shomurodov, terza presenza con la nostra maglia, terzo gol. Il primo con il Betis che ancora non conosceva il nome di tutti i suoi nuovi compagni, dribbling, discesa in solitario, destro di qualità a rientrare. Il secondo nella serata della presentazione all'Olimpico contro i marocchini del Raja Casablanca, la rete iniziale giusto per dare inizio alla festa, un altro destro di controbalzo che solo chi non ha mai giocato a calcio può pensare sia stato facile. E poi ieri sera, quando stavamo ancora maledicendo il capoccione di Cornelius che aveva pareggiato al primo pallone toccato con la sua nuova maglia, l'uzbeko ha confermato che non c'è due senza tre. Ancora di destro, la supposta vincente contro i turchi con un piattone a ribadire in gol la traversa colpita di testa di Mancini. Piattone destro facile perché lui, l'uzbeko, stava al posto giusto nel momento giusto. Come sanno fare soltanto gli attaccanti nati per buttarla dentro sempre e comunque. Un gol che può garantire un ritorno con meno patemi, vero Eldor? «Sono felice per questa rete perché è importante in chiave qualificazione. La dedica è per mia nonna che ha festeggiato il compleanno. Io e Tammy insieme? Sì, posso giocare anche in coppia con Abraham».

E' vero, è costato diciassette milioni e mezzo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, Shomurodov rischia di trasformarsi in un autentico colpo di mercato. Fin qui è stato una garanzia. Una sentenza per le squadre avversarie, forse cloroformizzate dalla faccia da bambino cresciuto con cui Eldor affronta il calcio e la vita. Sembra giocare con il sorriso, con falsa sufficienza, poi ti colpisce. Sfruttando un fisico importante, nessuna paura se c'è da fare a sportellate; una capacità di andare in profondità che sembra essenziale in questa Roma; non avendo mai paura di mettere il piede o la testa; avendo un senso del gioco che è una virtù naturale che gli garantisce ancora margini di progresso importanti. Nessuno, diciamoci la verità, si aspettava uno Shomurodov così, sin dai suoi primi passi in giallorosso. Quando la Roma ne ha ufficializzato l'acquisto, sono state parecchie di più le voci critiche, soprattutto puntate sul costo dell'operazione per un ragazzo che il calcio da prima pagina lo aveva sempre vissuto da spettatore. Eppure nella passata stagione, la sua prima in Italia vissuta con la maglia del Genoa, l'attaccante aveva fatto già intravvedere qualità importanti: otto gol tanto per farsi conoscere, oltretutto quasi sempre partendo dalla panchina di un Genoa che come obiettivo aveva la salvezza.

Ci ha messo pochissimo a convincere un tecnico esigente come Josè Mourinho. Che, come lo ha avuto a disposizione, non ha avuto nessuna difficoltà a spedirlo in campo con la maglia di centravanti titolare. Dzeko aveva appena comunicato che se ne sarebbe andato all'Inter, Abraham una trattativa che forse era soltanto nei pensieri di Tiago Pinto, tocca a te uzbeko, Borja Mayoral (cartellino ancora di proprietà del Real Madrid, ma ragazzo che avrà comunque le sue opportunità) fatti più in là. Il ragazzo non se lo è fatto ripetere due volte, confermando in queste prime tre apparizioni di poter essere qualcosa di più di una semplice alternativa. Anche perché non va dimenticato che l'uzbeko con il sorriso contagioso, è uno che là davanti lo Special One può utilizzare praticamente in tutti i ruoli. Centravanti, come ha fatto finora in attesa che Abraham diventi il titolare; seconda punta magari in coppia proprio con l'inglese, formando una coppia di lunghi che sui palloni alti potrebbero rappresentare un fattore e, pure, con palla a terra, sfruttando doti tecniche indiscutibili; esterno, più a sinistra che a destra, nella linea dei tre trequartisti dietro la punta, modulo con cui Mourinho sembra aver deciso di cominciare la sua avventura romanista.
Se per l'uzbeko si aspettavano conferme in una partita ufficiale, quella di ieri sera in Turchia ce le ha date. Eldor è già un titolare in più. Così come risposte confortanti le hanno date gli altri due nuovi acquisti visti in campo a Trebisonda. Rui Patricio disputando una partita senza pecche, Viña dimostrando sulla corsia sinistra di poter essere l'uomo giusto per ridimensionare l'assenza di un fenomeno come Spinazzola. Insomma i primi segnali dai nuovi, inducono all'ottimismo. E ancora non abbiamo visto Abraham.