Massimo Neri ha parlato al Match Program AS Roma. Questo un estratto dell'intervista rilasciata a Tiziano Riccardi alla vigilia di Roma-Real Madrid dal preparatore atletico, doppio ex della sfida, campione d'Italia con la Roma nel 2001

Se dovesse scegliere un risultato per la partita di martedì?
"Non me ne vogliano gli amici di Madrid, ma preferirei senza dubbio una vittoria della Roma. Sono romanista da sempre, il mio primo titolo l'ho conquistato in giallorosso, lo scudetto fantastico del 2001. Non c'è match…".

Che ha rappresentato per lei il periodo in giallorosso?
"La prima chiamata importante nella carriera e il primo titolo conquistato. Inizialmente con Mazzone negli Anni 90 e successivamente con Capello. Nel 2001 la squadra era fortissima, con un Francesco Totti a 25 anni nel pieno della maturità calcistica. Aveva mezzi fisici e tecnici impressionanti".

A proposito di Capello: in diverse uscite pubbliche, l'ex tecnico della Roma, ha raccontato che quando arrivò a Trigoria non trovò una grande organizzazione. È vero?
"Credo che Fabio abbia portato nella Roma regole e disciplina come mai in passato. Doveva funzionare tutto: dal giardiniere allo staff tecnico. Ha cambiato il modo di pensare e, guarda caso, la squadra è rimasta ai vertici del calcio italiano anche dopo il suo addio".

Lei nella Roma del 2001 lavorò anche con Eusebio Di Francesco, allora calciatore. Si sarebbe mai aspettato che potesse diventare allenatore?
"Non ho particolari ricordi in questo senso, ma Eusebio mi colpiva per un aspetto. Era sempre attento ai particolari, si interessava dei metodi di lavoro a tutti i livelli. Era un ragazzo a modo, curioso, peccato che per un infortunio rimediato a inizio anno non riuscì a incidere tanto sul tricolore finale. Ma riuscì a ritagliarsi uno spazio nelle ultime giornate. Meritava anche lui quello scudetto".

Poi Capello nel 2004 andò alla Juventus e si portò anche lei nello staff come preparatore atletico. Che effetto le fa ripensare a quei giorni?
"Fu un passaggio clamoroso e inaspettato, soprattutto tra i tifosi che restarono spiazzati. Seppi del trasferimento tardi, quando tutto era già compiuto. Lasciare la Roma poteva rappresentare un trauma, soprattutto per andare alla Juventus, ma l'alternativa era restare a casa e cambiare lavoro. Noi siamo professionisti, quando si ha una possibilità bisogna coglierla e fare del proprio meglio. Certo, non sono diventato un tifoso bianconero".