Poteva essere soddisfatto, già a metà gara José Mourinho: aveva stravolto la formazione vista col Porto buttato nella mischia tanti ragazzi giovani, volenterosi ma inesperti, che hanno retto l'urto contro la quarta forza della Liga, chiudendo il primo tempo sullo 0-0. Il dato positivo resta, come sono rimaste le reti bianche: va detto però che nella ripresa, quando sono entrati i pezzi grossi, da Dzeko a Zaniolo, la Roma non ha dato quella scossa che ci si poteva attendere, contro un avversario rimasto in 10 per più di un quarto di gara, per il doppio giallo a Gudelj. Il Siviglia schiera José Angel (che non è l'ex di turno ma un difensore classe 2002), la Roma due suoi coetanei, Calafiori terzino sinistro e Bove interno destro (si è spostato di qualche metro quando Diawara ha preso il posto di Darboe), il terzino destro, Reynolds, ha un anno in più, il centrale di sinistra due (Kumbulla): come a dire che Ibanez, un classe 1998 (secondo semestre) era il veterano della difesa.

Con due under 20 a fare filtro in mediana e una difesa così giovane era quasi inevitabile soffrire, e infatti nei primi minuti la Roma ha rischiato un paio di volte di prendere gol, con l'ex meteora del Milan Ocampos che impegna subito Fuzato (buona prova) e l'altro ex rossonero Suso che mette Oscar davanti al portiere, piattone inguardabile, da pochi metri. Poi però la squadra giallorossa prende le misure agli uomini di Lopetegui e riesce anche ad affacciarsi in area avversaria: al 15' Mkhitaryan - unico over 30 della formazione iniziale, ovviamente capitano - avanza e impegna Dmitrovic, in calcio d'angolo. El-Nesyri testa i riflessi di Fuzato, pronto alla parata con i piedi, Bove lancia bene Carles Perez, chiuso in angolo, El Shaarawy non arriva sul pallone di Mkhitaryan, il primo tempo si chiude con la (doppia) giocata migliore della gara giallorossa: Perez prima si procura con un bel dribbling una punizione sulla lunetta, poi la calcia trovando uno spiraglio nella barriera, e una parata per nulla facile di Dmitrovic. E sull'angolo ci prova anche Kumbulla, di testa, palla alta.

Più esperienza

Quattro cambi a inizio ripresa, escono i 2001 Reynolds e Darboe, dentro Karsdorp e Diawara, Rui Patricio tra i pali, Pellegrini prende mansioni e fascia di capitano da Mkhitaryan. Dopo 3' El Shaarawy si libera ma non riesce a calciare, la palla arriva a Bove che apre per Karsdorp, destro parato. Come quello di El Shaarawy, al 6', ma Dmitrovic non deve sforzarsi più di tanto. Non fa meglio, un minuto dopo, En-Nesyr, che solo davanti a Rui Patricio manca clamorosamente il bersaglio. Al 16' nuova iniezione di titolari: entrano Dzeko, Zaniolo e Mancini, fuori Borja Mayoral, El Shaarawy (con Carles Perez che cambia fascia) e Calafiori (Ibanez terzino sinistro). Appena entrato il numero 22 si fa agganciare da Gudelj, che era già ammonito, e regala alla Roma 24' più recupero di superiorità numerica. Va a terra anche in area il talento più atteso dei giallorossi, sembra non esserci nulla, c'è anche il Var, che forse per dare un senso alla sua presenza decide di rivedere l'azione, finendo però per confermare la scelta dell'arbitro. Karsdorp calcola male una traiettoria aerea, la palla lo scavalca e arriva allo stesso Oscar Rodriguez, che va al cross, Romero al tiro da ottima posizione, forse sarebbe finita alta lo stesso, ma nel dubbio Rui Patricio la punta delle dita ce la mette. Ma le occasioni della Roma, con l'uomo in più, latitano: le scusanti non mancavano, a partire da un centrocampo con gli uomini contati, anzi i ragazzi.