Si diceva che non sarebbe partito titolare, ma in realtà da quando è entrato (all'intervallo della sfida con l'Atalanta, con la Roma sotto 3-1, e poi è finita 3-3 con l'errore di Schick a negare il possibile 4-3) Steven Nzonzi non è praticamente più uscito dal campo: da quel giorno ha saltato, per normale rotazione, solo la partita di Bologna (forse la peggior partita della Roma) e i venti minuti finali dell'esordio in Champions a Madrid. Per il resto il francese è stato in campo per ogni minuto giocato dalla Roma, raccogliendone così 855 in campionato (il terzo, dopo Olsen e Dzeko) e 340 in Champions League. Così Nzonzi si è preso le chiavi della Roma, di fatto favorendo il passaggio tattico dal 433 (ultimo utilizzo proprio a Bologna) al 4231, il sistema nel quale anche a Siviglia "el pulpo" (copyright Sampaoli) ha reso al meglio, quello peraltro che gli consente di convivere con Daniele De Rossi. Dal giorno del cambio, la Roma ha vinto sette partite su dieci, pareggiandone due (a Napoli e Firenze) e perdendone solo una, in casa con la Spal: quel giorno accanto al francese c'era Cristante, con Pellegrini a trequarti, ma la coppia che Di Francesco considera titolare è ovviamente quella composta con De Rossi.

Le nuove gerarchie, come sempre succede, le ha stabilite il campo: il 19 agosto l'allenatore è partito con De Rossi vertice basso di un triangolo composto anche da Strootman e Pastore. Oggi l'olandese è a Marsiglia e l'argentino è volato a Barcellona per un consulto e il suo ritorno in campo sembra di là da venire. Dei tre, insomma, solo De Rossi, e solo quando avrà risolto i guai al ginocchio, è rimasto al vertice delle priorità dell'allenatore. Al suo fianco, se oggi ci fosse una semifinale di Champions League da giocare, il prescelto sarebbe Nzonzi mentre il vertice alto del triangolo sarebbe occupato da Lorenzo Pellegrini, un altro che è partito nelle retrovie e si è conquistato la fiducia di allenatore e compagni dal giorno della splendida prestazione contro la Lazio nel derby. Tra tutti i centrocampisti della rosa, Lorenzo è anche l'unico che attualmente Di Francesco ritiene adatto per giocare nei due ruoli, davanti alla difesa o dietro la prima punta. De Rossi e Nzonzi possono giocare solo bassi, Zaniolo e Pastore invece solo alti. Cristante che inizialmente sembrava poter tornare utile proprio da trequartista è stato trasformato dall'allenatore in un ottimo mediano che ha vissuto domenica con la Sampdoria la sua miglior partita nel ruolo. E adesso da lì non si sposterà.

Restano due misteri, di natura diversa. Il primo è Pastore, alle prese con una serie di infortuni che stanno provocando evidente imbarazzo anche nei dirigenti, vista l'entità dell'investimento effettuato questa estate. Di sicuro adesso finché non sarà recuperato al cento per cento resterà fuori dalle convocazioni. L'altro giocatore su cui resta l'alone del mistero è Ante Coric, promettente centrocampista classe ‘97 che è dato in rampa di lancio da un po' di tempo, ma che finora ha totalizzato la miseria di 19 minuti, buttato in campo al posto di Ünder nel concitato finale della partita, poi persa, con la Spal. Anche lui sembrava più adatto al ruolo di trequartista, ma in realtà da un po' Di Francesco ci sta lavorando da mediano. L'unico, peraltro, con un passo diverso dagli altri. Ma per il momento è rimasto a guardare.