Ci vorrebbe un elettroSchick. Un'onda talmente forte emanata da quelle giocate che il ceco ha nelle corde, in grado di sovvertire la sua storia in giallorosso. Di capovolgerla. Perché si può dire senza timore di urtare alcuna suscettibilità: la parabola romanista dell'ex doriano per ora è caratterizzata da una curva discendente.
L'occasione per la contro-sterzata è però dietro l'angolo. Domani contro la squadra che l'ha lanciato, toccherà proprio a Schick guidare l'attacco della Roma. Nelle ultime partite Dzeko è apparso usurato. D'altra parte le statistiche parlano chiaro: il bosniaco è un elemento imprescindibile per Di Francesco, che lo ha schierato praticamente sempre nel suo anno e mezzo quasi sulla panchina della squadra della Capitale.

In questa stagione soltanto Olsen può vantare un minutaggio più alto di Edin, che resta il primo fra i giocatori di movimento. A lui l'allenatore ha rinunciato per tutti i novanta minuti soltanto in due occasioni, l'ultima delle quali (l'unica di quest'anno) a pochi giorni dal doppio impegno del derby e della sfida di Champions con il Viktoria Plzen, nella gara infrasettimanale contro il Frosinone.

Che non a caso resta l'ultima presenza di Patrik per tutta la durata del match. Un mese prima aveva giocato una partita intera a San Siro, di fronte al Milan. In quella circostanza in coppia con Dzeko. Un'occasione che ha confermato come la coesistenza fra i due centravanti in rosa non sia facile da gestire. Anche se risale a fine agosto, quando il tecnico giallorosso non aveva ancora varato il nuovo modulo e quella volta le due punte avrebbero dovuto giocare l'una vicino all'altra (ma non andò esattamente in questo modo e a deludere furono entrambi) con un trequartista alle spalle - che quel giorno era Pastore - e in una squadra schierata con la difesa a tre. Esattamente come nella gara passata alla storia, quella di Champions che ha permesso di eliminare il Barcellona con una rimonta epica.

Forse non tutti lo ricordano, ma anche quella notte giocarono Dzeko e Schick in coppia. Edin segnò e si procurò il rigore del raddoppio, ma anche Patrik sfoderò una prestazione maiuscola, forse la sua migliore in giallorosso. Peraltro nel giorno del suo esordio assoluto in Champions League, sintomo di sfrontatezza e personalità fino a quel momento tenute nell'ombra. Quell'aprile magico sembrava averlo rilanciato: in campo con continuità, in Europa come in campionato, dove riuscì a sbloccarsi a Ferrara con la Spal e a concedere un immediato bis contro il Chievo all'Olimpico. Stadio nel quale l'unico gol con la sua firma fino ad allora era stato quello al Torino in Coppa Italia.
Al finale della scorsa stagione è seguito un precampionato che lasciava ben sperare, con Schick costantemente protagonista e autore di giocate di altissimo livello. Le stesse che lo avevano posto sotto i riflettori quando era alla Sampdoria, che hanno portato le big del campionato a contenderselo a suon di milioni e la Roma ad accaparrarselo al termine di una trattativa che all'epoca ha ottenuto consensi praticamente unanimi.

Adesso sembrano tempi lontani, perché alla penuria di reti della prima stagione romanista (complicata da una fisiologica fase di ambientamento e funestata anche da problemi fisici) si è aggiunta la scarsa resa dell'annata in corso. Il ceco è uno dei giocatori meno utilizzati dell'intera rosa. Prima di lui nella poco ambita classifica sono soltanto in sei: i lungodegenti Perotti e Karsdorp, quasi mai a disposizione nelle ultime settimane; i giovanissimi Coric, Luca Pellegrini e Zaniolo, agli esordi in Serie A; e Marcano, che fra i difensori centrali è al momento la quarta scelta.
Più di Patrik ha giocato Kluivert, straordinario talento ma pur sempre di soli 19 anni e alle prese con un adattamento al calcio italiano ancora tutto da dimostrare. Il confronto con l'utilizzo delle altre punte è addirittura impietoso in termini di minutaggio. Ma adesso la grande occasione è alle porte, proprio contro chi lo ha lanciato. Sta a lui dimostrare di meritarne altre, dichiarandosi chic nei fatti.