Quindici punti in dieci partite. Alzi la mano chi, al netto del giudizio sul mercato estivo, si aspettava una Roma all'ottavo posto in classifica a questo punto della stagione con appena 15 punti in 10 partite. Un bottino che preoccupa se confrontiamo il dato attuale con quello storico della Roma dopo le prime dieci giornate di campionato da quando esiste la vittoria che vale 3 punti, cioè dalla stagione 1994/95. Nel dettaglio emergono due dati: nelle 23 stagioni precedenti a questa, solo sei volte la Roma è partita peggio e solo in un caso è riuscita a rimontare e a piazzarsi in zona Champions. Poi c'è un altro dato che dovrebbe preoccupare soprattutto Di Francesco: in tutti questi casi è stato l'allenatore a pagare. Tre volte a stagione in corso, due volte al termine e in un caso all'inizio di quella successiva.

Ranieri l'unica eccezione

Per trovare un precedente vicino al rendimento della Roma attuale, dobbiamo tornare alle prime due stagioni dell'era americana. Nel 2011/12 dopo 10 giornate la squadra di Luis Enrique è ottava a 14 punti, l'anno si chiude con i giallorossi al settimo posto e le dimissioni del tecnico spagnolo. Sorte analoga l'anno successivo con la squadra affidata a Zeman che alla decima giornata è settima ma sempre a 14 punti. Il tecnico boemo viene esonerato a febbraio: al suo posto subentra Andreazzoli che comunque non riesce ad andare oltre il sesto posto finale, così in estate arriva Garcia. Andando a ritroso c'è il precedente di Spalletti del 2008/09: quindicesimo a 10 punti, il dato peggiore degli ultimi 23 anni, chiuderà poi la stagione al sesto posto conservando la panchina, salvo rompere con la Roma alla seconda giornata del campionato successivo. Al suo posto arriva Claudio Ranieri, che nel 2009/10 dopo 10 giornate è quattordicesimo con 11 punti, ma sfiora clamorosamente lo scudetto chiudendo la stagione al secondo posto. Resta in sella alla Roma anche per la stagione successiva ma solo per poco. Questa rappresenta l'unica eccezione della serie che, come tale, non permette di alimentare spinte troppo ottimistiche. Chiudono la galleria altri due precedenti. Il primo è quello del 2004/05, l'annus horribilis dei quattro allenatori: Prandelli lascia prima dell'inizio del campionato, Voeller salta dopo 4 giornate, così arriva Del Neri che alla decima giornata è nono con 13 punti. La stagione si chiude con Bruno Conti che salva la Roma portandola all'ottavo posto lasciando poi la panchina a Luciano Spalletti. L'altro risale al 1995/96 con Carlo Mazzone in panchina: decimo a 13 punti dopo 10 giornate, chiude poi al quinto posto. A fine anno al suo posto Sensi sceglie Carlos Bianchi.

La Champions grazie a Calciopoli

La stagione del tecnico argentino rientra in una casistica che viaggia in linea con i dati della Roma di Di Francesco: 15 punti dopo 10 partite. Bianchi nel 1996/97 alla decima giornata è settimo ma la squadra è alla deriva, così ad aprile la squadra finisce nelle mani di Nils Liedholm che chiude dodicesimo e a fine anno lascia. Stesso punteggio per Claudio Ranieri nel 2010/11: a questo punto della stagione è settimo e anche lui non termina la stagione. A febbraio lascia il posto a Montella che finisce al sesto posto, ma non gli basta per ottenere la conferma dalla nuova proprietà americana. Discorso a parte per il 2005/06 con la prima Roma di Spalletti che dopo 10 giornate è ottava e chiude al quinto posto, salvo poi essere catapultata al secondo dopo le sentenze di Calciopoli. Tornando alla Roma attuale il bottino di queste dieci gare è reso ancora più magro se si pesa la caratura degli avversari incontrati: Torino, Atalanta, Milan, Chievo, Bologna, Frosinone, Lazio, Empoli, Spal e Napoli. Sette di queste si trovano alle spalle della Roma in classifica. Mancano all'appello ancora le sfide con squadre di fascia medio-alta come Fiorentina e Sampdoria, che i giallorossi affronteranno prima della prossima sosta di fine novembre, ma soprattutto quelle con Inter e Juventus. Il margine d'errore per puntare alla zona Champions è ridottissimo.