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F1: Antonelli iridato in Messico sconvolge il motorsport italiano

A Città del Messico Kimi diventa il primo campione del mondo italiano di F1 73 anni dopo Alberto Ascari, nonché il più giovane di sempre. È un punto di svolta per l’Italia motoristica, che oltre alla Ferrari può ora contare su un pilota vincente

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Simone Pacifici
03 Novembre 2026 - 10:30

La storia si fa coi fatti, non con le parole. Noi italiani siamo grandi maestri della retorica, spesso promettiamo mari e monti senza alcuna concretezza. Poi avviene lo scontro con la realtà, e tanti castelli di carte crollano rovinosamente. Ci sono però pure italiani per i quali le chiacchiere stanno a zero e contano solo i risultati. E sono chirurgici, spietati. Tra questi c’è Jannik Sinner, che pur non piacendo a tutti i nostri connazionali ha portato il Tricolore su vette mai viste prima nel tennis.

Questa domenica in Messico a raggiungere la consacrazione è stato invece Andrea Kimi Antonelli, che con un 3° posto dietro a Max Verstappen (Red Bull) e Lewis Hamilton (Ferrari) si è laureato in netto anticipo primo campione mondiale italiano di Formula 1 dai tempi di Alberto Ascari nel 1953, nonché più giovane di sempre a soli 20 anni. Una F1 che non è più solo Ferrari in Italia e può vantare un corridore iridato in attività.

Un’impresa sicuramente aiutata da una Mercedes fortissima quasi tutta la stagione, ma con la quale va detto che Kimi ha commesso pochi errori. Una maturità che va ben oltre la sua età anagrafica e gli ha permesso di massimizzare il potenziale di una vettura già dominante.

Tante erano state le occasioni mancate per l’automobilismo nostrano in 73 anni, in primis con Michele Alboreto e il romano Elio De Angelis, che non ha nemmeno avuto la possibilità di lottare per l’iride prima che la sua vita fosse tragicamente spezzata in un incidente durante dei test privati al Paul Ricard al volante della Brabham nel 1986.

Se qualcuno è in attesa di sapere cosa farà in futuro Antonelli avrà già un riscontro domenica prossima 8 novembre a San Paolo, in Brasile. Per i prossimi anni invece chi vivrà vedrà, come si suole dire.

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