Era iniziata coi turchi baldanzosi, finisce con la parte di stadio più prossima alla Nord che intona a dileggio «Il turco non canta più», mentre in campo lo spettacolo di colori partito puntualissimo alle 20,35 adesso lo regalano i ragazzi di Mancini sul campo: sono le 22,40, la serata inaugurale dell'Europeo sta per chiudersi in bellezza com'era iniziata. L'effetto è stato quello di uno stadio pieno, perché il pubblico è stato equamente distribuito, così i 16.000 sono sembrati 60.000, col contributo canoro degli italiani che è cresciuto con il tempo. Lo spettacolo lo aveva aperto Totti con la sola sua presenza, alzando al cielo il pallone che gli ha passato Nesta (con le mani, erano entrambi in giacca e cravatta): sono le 20,35, al «Ciao Roma» parte la festa. Poi tocca alla banda musicale della Polizia di Stato che esegue il brano "Guglielmo Tell" di Rossini. In campo, disancorati dalle curve dove riposavano placidi, sembrano adesso sospesi nel vuoto enormi palloni colorati a rappresentare le 24 partecipanti. Li tengono in vita altrettanti ballerini, la banda esce a suon di musica e si ferma sotto la tribuna Monte Mario, poi vengono sparati i primi fuochi di artificio, di quelli veloci che spariscono subito, e nello stesso momento si appalesa Diletta Leotta col fidanzato turco, l'attore Can Yaman, è il loro derby del cuore, così in tribuna ci si confonde un po', peraltro il presidente Mattarella non è ancora arrivato (più tardi sarà inquadrato), e curiosamente i turchi sono attirati solo dal muscoloso attore. Poi il «Nessun Dorma» di Bocelli richiama l'attenzione di tutti, o quasi. La voce scuote le fondamenta dell'Olimpico, poi è il momento di Bono, ma in smart working, le sue note arrivano più ovattate attraverso gli schermi, giusto il tempo per gli addetti ai lavori di ripulire il manto erboso dei coriandoli e dei residui dei fuochi d'artificio.

Entrano in azione gli idranti per bagnare l'erba dell'Olimpico, mentre cala un po' anche la temperatura e quando entrano in campo le squadre, in perfetto orario rispetto al programma, c'è il clima ideale. La cosa sorprendente è che i turchi pur essendo sugli spalti in numero più contenuto rispetto agli italiani sembrano il doppio. Il turco è ultras dentro e chi è riuscito ad arrivare all'Olimpico si gode la serata, senza sedersi neanche un momento. Stanno tutti in piedi, distanziati per quanto è possibile, ma cantano e ballano senza soluzione di continuità, colorando di rosso la curva Nord. Molto più misurati gli italiani, distribuiti equamente nel resto dello stadio, con un cuore stavolta non troppo pulsante in Sud. Ma poi il verdetto del campo cambierà tutto. E alla fine «Il turco non canta più».