La festa è completa e la paura dell'esordio esorcizzata, l'Italia s'è desta davvero e ha suonato tre squilli alle favorite del Campionato Europeo 2020 che si gioca nel 2021, nella nuova modernità post-Covid, con le mascherine tirate sempre su, ma almeno dentro impianti che adesso sembrano pieni, se non su tutti i seggiolini almeno per la misura colma della passione liberata. Vince 3-0 l'Italia sulla Turchia ed è un primo passo elegante e vigoroso come quello sulla Luna, e invece è stato compiuto nell'Olimpico tirato a festa e davanti a 16.000 tifosi che hanno cantato per 60.000. E vince con una rilucente anima romanista, quella di Leonardo Spinazzola, infaticabile incursore di fascia mancina (vedi il feeling...), liberato dal Ct grazie a un meccanismo tattico che gli ha consentito di restare ben più alto della linea dei mediani, eppure sempre pronto a ripiegare.  «Quando Spina va, aspettatevi il pallone in area perché arriva sempre», diceva Mancini ai suoi ragazzi di fronte alle telecamere di Sogno azzurro: e ieri sera Spina andava e i palloni arrivavano a decine, nel primo tempo fermate un po' da braccia irragionevolmente protese (ma Makkelie ha subito fatto capire che la regola adesso segue un'altra indicazione) e un po' dall'imprecisione dei compagni, nella ripresa invece ha tracimato allagando la difesa turca, poi presa a secchiate anche dal resto della squadra. L'argine è stato aperto nel secondo tempo da Demiral che ha battuto il proprio portiere su un'incursione stavolta da destra di Berardi, poi ha segnato Immobile e infine Insigne, tutto davanti alla curva Sud trepidante di cuori tricolori, con i turchi indirizzati invece in curva Nord.

La partita si è svolta praticamente tutta nella metà campo turca, sin dalle prime battute. Mancini non si è smentito all'appuntamento ufficiale, dopo quasi tre anni di prediche filosofiche per portare il calcio italiano su un diverso piano tattico. Così lo spartito è stato chiaro sin dall'inizio, con i turchi con due linee difensive serrate, la prima a quattro, la seconda a cinque con Yokuslu a far da vertice basso, in realtà a far da collante laddove si aprivano le strettissime maglie difensive intessute da Gunes. Calhanoglu nel disegno è l'esterno mancino di centrocampo, ed in pratica è quello che deve sbrogliare le palle sporche che escono dalla difesa e ci riesce pure bene, ma predica nel deserto, dove per il resto si staglia solo la figura omerica di Burak Yilmaz, il trentacinquenne centravanti eroe nazionale, che dopo aver segnato gol per praticamente tutte le squadre del suo paese è emigrato l'anno scorso per andare a vincere uno dei titoli più inattesi dai tempi del Leicester, quello vinto dal Lilla in Francia grazie proprio alle reti del gigante turco. Ma ieri Bonucci e Chiellini gli hanno messo la museruola e solo nell'unica transizione turca del primo tempo, al 35°, è riuscito ad essere minimamente pericoloso, con una bella volata esterna rifinita da un cross fermato in tuffo dal per il resto disoccupato Donnarumma. L'Italia invece ce l'ha messa tutta, ma un po' per l'emozione dell'esordio che ha inaridito la fantasia di qualche interprete (Locatelli, Berardi, Barella, Insigne), un po' per l'indecoroso catenaccione alzato da Gunes, gli spazi nel primo tempo sono stati davvero risicati. L'atteso 433 di Mancini è stato poi in realtà una sorta di 3331, con Spinazzola, il migliore in campo, quasi costantemente proiettato sulla linea dei trequartisti, con Insigne che a quel punto andava più spesso a pestare zolle centrali dalle parti di Immobile, e Berardi invece a spingere esclusivamente a destra. L'impostazione, e anche le conseguenti marcature preventive, erano quindi a tre, con Florenzi ad affiancare il "regista" Bonucci e l'irriducibile Chiellini. Poi a volte, nella prima regia, Locatelli andava ad aprirsi a sinistra proprio per liberare l'estro di Spinazzola sulla banda laterale. Le occasioni per l'Italia sono arrivate prevalentemente da lì, dall'attaccante aggiunto romanista, fermato al 17° e al 45° da sospetti interventi a braccio aperto (ora si discute sul movimento congruo, a discrezione dell'arbitro) mentre Insigne non ha trovato modo al 31° di sfruttare l'assist. Al 18° ci aveva provato invece Insigne chiudendo un bel triangolo con Berardi (fuori), al 22° Chiellini di testa su corner, chiamando Cakir al volo in bello stile a deviare in corner, al 33° Immobile di testa su pennellata di Berardi (fuori) e al 43° Berardi col destro, dopo pressione azzurra.

Nella ripresa un romanista in meno per l'Italia (Di Lorenzo per Florenzi), uno in più per la Turchia (Ünder per Yazici), e proprio Cengiz ha spaventato al 6° Mancini con una lunga volata ben contenuta da Spinazzola. Ma è stato il graffio che ha svegliato i leoni, e tutti insieme. Già all' hanno preso di nuovo d'assalto l'area turca con una trasversale Barella-Berardi, con l'esterno che ha puntato il fondo approfittando della dormita di Meras e ha calciato forte in area trovando la sfortunata opposizione di petto di Demiral, a battere il proprio portiere. Lì la partita è finita, perché Spinazzola ha messo il turbo e ha mandato in affanno tutta la difesa, al 9° ha risposto Cakir, all'11° ci ha provato Insigne sempre da sinistra, al 13' Locatelli dalla stessa parte, al 14° è stato bravo Di Lorenzo a destra, ma Berardi ha mandato fuori la respinta del cross. Due cambi di Gunes non hanno cambiato la sostanza, anzi hanno peggiorato le cose: al 21° ancora Spina raccogliendo un bel lancio di Berardi ha stoppato di petto ad uscire per poi chiudere col destro, sul miracolo di Cakir Immobile ha sfruttato lo spazio per fissare la vittoria. Al 29° è entrato Cristante e si è fatto subito apprezzare, al 34° una transizione magnificamente sfruttata da destra a sinistra, da Berardi fino a Insigne, ha decretato il terzo gol e la fine dei giochi. Mancini ne ha approfittato per inserire anche Chiesa, Belotti e Bernardeschi e all'ultimo minuto di recupero c'è stata gloria anche per Chiellini che ha esaltato il pubblico esultando per l'ultima chiusura su Yilmaz.