«Indubbiamente il percorso dell'Italia di Mancini è stato ottimo. Quando si arriva ad una competizione come l'Europeo i valori degli avversari salgono e con esse anche le difficoltà. L'Italia è una squadra con grande entusiasmo con grande voglia di giocare insieme che è sempre un qualcosa di positivo. Già la Turchia, che storicamente è una squadra ostica, sarà un bel banco di prova», è il pensiero di Roberto Donadoni, ex ct dall'Italia dal 2006 a 2008, che guidò proprio gli Azzurri all'Europeo di Austria e Svizzera, venendo eliminato dalla Spagna solo ai calci di rigore.

Dopo un anno e mezzo si torna ad avere il pubblico allo stadio, con capienza ridotta sì, ma con un numero importante di tifosi. Lei che all'Olimipico con la Nazionale ci ha giocato durante Italia 90 e proprio qui ha vinto la sua prima partita da ct , che spinta può dare?
«Sarà un impatto importante. Essere costretti a giocare senza pubblico è stato molto brutto. Sicuramente, anche se con capienza ridotta l'Olimpico potrà dare una bella spinta ai ragazzi di Mancini. La vittoria con l'Ucraina è sicuramente un ricordo bello ed emozionante che mi porterò sempre dietro».

Chi vede come favorito? Quale potrebbe essere la sorpresa di questo Europeo?
«È difficile dirlo perché in queste competizioni, soprattutto dopo una stagione strana come questa, l'importante è la freschezza fisica. Questo farà la differenza. I tanti infortuni, ad esempio occorsi all'Italia dimostrano che l'usura fisica può cambiare i pronostici iniziali. Comunque penso che proprio l'Italia può essere una squadra importante in questo Europeo, perché fa del collettivo la sua arma in più e questo mi piace moltissimo. In competizioni come queste fa la grande differenza, più di un singolo. La compattezza e il gioco di squadra sono fondamentali».

Come deve muoversi un ct alla vigilia di una manifestazione del genere? Cerca di creare dualismi per aumentare la competizione oppure parla chiaro su sarà il titolare e chi la riserva?
«Sia da allenatore che da giocatore mi è sempre piaciuto lo spirito di competizione sana all'interno del gruppo che secondo me può dare dei benefici soprattutto in un campionato Europeo. Non si può dire chi è titolare o chi no a prescindere. Bisogna valutare di volta in volta per poter sfruttare tutti i giocatori che si hanno a disposizione. Se non li responsabilizzi rischi di perderli, a maggior ragione con una situazione fisica così complicata. Bisogna avere tutti pronti a dare il loro contributo».

Quale è stato il suo più grande rammarico da ct? C'è qualche scelta che non rifarebbe?
«Nella vita di tutti i giorni ci sono scelte che si farebbero diversamente, con il senno del poi è facile. La cosa fondamentale è rendersi conto che le scelte fatte erano corrette al momento ed erano state prese con tutti le precauzioni del caso. Il tempo è il medico migliore e potrà dire poi la verità su quello che è successo. Sicuramente la partita con la Spagna è un rammarico. Una sfida in cui arrivammo senza tre pedine fondamentali come Gattuso, Pirlo e Cannavaro, contro una nazionale che era all'inizio di un ciclo vincente incredibile. Io dico sempre che è importante sapere di aver fatto delle scelte con coscienza e con convinzione nel rispetto di tutti».
Una considerazione sulla Serie A. Tanti cambi in panchina con allenatori di alto profilo. Che ne pensa? C'è qualche allenatore che la incuriosisce di più?
«Mi fa piacere che siano rientrati in gioco. Mi auguro che questo accada anche al sottoscritto, perché mi piacerebbe molto rientrare a lavorare presto».

Mourinho alla Roma l'ha sorpresa? Che pensa di questo ingaggio?
«Sono curioso e mi intriga vederlo in una piazza come Roma. La società ha fatto una scelta importante, puntando molto in alto con il portoghese. Ci saranno tante aspettative sia dalla società che dal pubblico, ma è normale quando si prende un nome così. Mi auguro per la Roma che Mourinho possa fare bene».

Un'ultima considerazione più di ordine generale, perché secondo lei oggi c'é l'ossessiva ricerca della filosofia dell'idea di gioco ambizioso che spesso mette esordienti sulla panchina a discapito di allenatori preparati e che hanno ottenuto risultati come lei e per esempio Mazzarri?
«Sinceramente non ne ho idea. Ogni società fa quello che ritiene opportuno e ognuno esprime le proprie idee in termini filosofici e tecnici. Il fatto che venga scelto un nome anziché un altro è legato a tante componenti, non ultima anche quelle più banali come le simpatie o le antipatie personali».