Nell'ultima occasione in cui avevamo avuto modo di intervistare Zbigniew Boniek - 5 febbraio, alla vigilia di Juventus-Roma -, lui ci aveva lasciato così: «Tra poco si faranno i conti con la pandemia e saranno conti molto tristi. Tutte le squadre hanno perso molto denaro. Sarà necessario rivalutare e rivedere tutti i piani». Parole che, rilette oggi a due mesi e mezzo di distanza, fanno un certo effetto. Il pensiero di un signore i cui piedi prima e testa poi tanto hanno dato al calcio europeo, da anni è presidente della Federcalcio polacca e membro del Comitato Esecutivo dell'Uefa. Una dichiarazione profetica, visto l'annuncio della nascita della Super Lega da parte di club con storie e debiti importanti spinti dalla ricerca di maggiori introiti. Eppure anche Zibì sembra esser sorpreso dai fatti recenti: «Devo dire che sono addolorato - confessa Boniek -, il mondo del calcio esce malissimo da questa faccenda. Siamo di fronte a giochi di potere e voltafaccia clamorosi. Adesso partiranno una serie di battaglie legali infinite. Non so dire chi ne uscirà vincitore e chi sconfitto, ma sicuramente tutto questo farà male al calcio. Il pallone, in un momento così difficile, non aveva proprio bisogno di una cosa del genere».

È bastato poco, insomma, per capire il pensiero dell'ex Roma su questa SuperLega. Che poi è lo stesso pensiero di tutti quelli che amano il calcio, in contrasto con quei pochi che puntano a trasformarlo sempre più in uno sport elitario e lontano dalla sua tradizione: «Non capisco - prosegue nella sua analisi Boniek - come si possa pensare di introdurre una mentalità americana in un contesto europeo. Anche l'annuncio, avvenuto ieri (l'altro ieri, ndr) a mezzanotte e mezza dimostra che arriva tutto dall'America: idee e soldi partono da lì. Negli Stati Uniti lo sport è concepito in una maniera diversa da come facciamo noi: ridiamo, divertiamoci, facciamo soldi, business, nessuno retrocede e giochiamo soltanto tra di noi. Qualsiasi ragazzo italiano che ama il calcio e sa giocare a pallone sogna due cose: giocare in Nazionale e vincere la Champions League. Invece ora la proposta è di una SuperLega per dodici (ride, ndr). Una cosa difficile da accettare sinceramente».

Rimane difficile anche capire come si svilupperà questa vicenda nel corso dei prossimi giorni, per non dire settimane e mesi. Sono tanti gli interrogativi ancora in sospeso e queste sono ore piene di riunioni, confronti e conferenze da tenere. Zibì risponde al telefono subito dopo aver partecipato alla riunione del Comitato Esecutivo dell'Uefa, andata in scena nella tarda mattinata di ieri, e ammette: «L'aria è tesa. Per capirlo basta leggere le dichiarazioni del presidente Ceferin e l'attacco che ha fatto ad Agnelli e i suoi soci. Sono parole pesanti. Agnelli era membro del Comitato Esecutivo e presidente dell'ECA, alcuni club mi confermano che lui venerdì scorso parlava e sosteneva la riforma della nuova Champions League (il nuovo formato, che prenderà il via nella stagione 2024-25, prevede una competizione a 36 squadre, ndr). Cosa è successo tra venerdì sera e domenica non si sa...».

Intanto regna il dubbio sul presente e sul futuro prossimo del calcio europeo, una condizione che crea ansia anche ai protagonisti come Boniek: «Ci sono troppe domande ancora senza risposta. Non so neanche se e in che modalità riusciranno a portare al termine la Champions League e l'Europa League di quest'anno. Alcuni di questi dodici club sono ancora in corsa, non capisco veramente il perché di questa scelta improvvisa. Le società pensano che i loro tifosi saranno contenti, sapendo che rischiano di non partecipare più ai campionati? Se loro vorranno fare questa competizione nessuno potrà impedirglielo, ma non so se potranno rimanere nelle attuali competizioni europee e prendere parte ai campionati nazionali».