Alireza Beiranvand è diventato, ieri, uno degli eroi dell'Iran, avendo parato un rigore a Cristiano Ronaldo, uno dei giocatori più forti della storia del calcio. Eppure, il numero uno della nazionale iraniana ha avuto una vita tormentata, con un padre che ha cercato in ogni modo di ostacolare il sogno del figlio di giocare a pallone, costringendolo a scappare di casa.

Beiranvand è figlio di una famiglia nomade di Sarab-e Yas, e fin da giovane ha lavorato come pastore, aiutando il padre. Fin da piccolo era un grande appassionato di calcio e a 12 anni giocava in una squadra locale. Ha iniziato la sua carriera da portiere quando il titolare della squadra (lui giocava come punta centrale) si infortunò e lui fu costretto a sostituirlo. Da lì ha cominciato a coltivare il sogno di diventare il numero 1 della nazionale iraniana, ma il padre ha cercato di ostacolarlo in ogni modo. 

In un'intervista rilasciata al Guardian, Beiranvand ha raccontato "Mio padre Morteza ha persino tagliato le mie maglie e i miei guanti, costringendomi a giocare molte volte a mani nude". 

Così la decisione di scappare di casa, andando a Teheran con un autobus. Proprio su quel bus Alireza ha incontrato un allenatore, Hossein Feiz, che lo ha invitato a giocare per la sua squadra, in cambio di 30 dollari. Ma non avendo soldi con sè, né una casa dove dormire, passò le prime notti in strada, vivendo come un senzatetto. Quando decise di cominciare a dormire di fronte alla porta del centro sportivo della sua squadra, alcuni passanti durante la notte gli lasciarono dei soldi per poter mangiare, scambiandolo per un barbone

Hossein Feiz accettò di farlo allenare e Beiranvand cominciò a vivere e lavorare presso una fabbrica di vestiti, proprietà di un suo compagno di squadra. Poi cominciò a lavare macchine e, dopo essersi trasferito al club Naft-e-Teheran, lavorò per alcuni mesi in una pizzeria. Dormì un po' ovunque, girovagando per Teheran (per poco tempo ne pulì anche le strade in cambio di qualche soldo). Ma si infortunò allenandosi con un altro club e venne cacciato dal Naft. Il suo sogno stava naufragando.

Ecco però il nuovo colpo di scena: il Naft lo riprese e lui cominciò a scalare le gerarchie della squadra di Teheran e dell'Under23 iraniana. 

Ora è il titolare del Persepolis, la squadra più vincente del campionato iraniano, e della Nazionale. In patria è famoso per i suoi lunghissimi rinvii con le mani, dovuti allo sport popolare che praticava da bambino (oltre al calcio), ovvero il Dal Paran, una disciplina che prevede di lanciare pietre. 

Ora, il nomade che visse ovunque e che svolse moltissimi lavori per inseguire il suo sogno, è famoso nel mondo per aver parato un rigore a CR7, cinque volte Pallone d'Oro.