"Dalla partenza del campionato potrebbe arrivare un altro segnale di speranza". Gabriele Gravina ha rilasciato delle dichiarazioni a Radio 24, alla luce delle decisioni finora prese per la ripresa della Serie A. Ecco le parole del presidente della Figc, anche riguardo alle prospettive future per i tifosi allo stadio e la stagione 2020-21.

Quale è stato il momento più difficile?
"Ce ne sono stati diversi. Forse quello più significativo quando la Francia ha comunicato di non riprendere l'attività. Quando nel panorama internazionale una delle grandi viene meno, allora questo poteva avere un peso. Noi abbiamo mantenuto la barra a dritta e poi è arrivato un risultato importante per tutti".

Il partito dei contro era minoritario ma molto chiassoso. In questo weekend ha lavorato meno rispetto agli altri?
"Sono stato sempre convinto che la fase di preparazione alla ripartenza sarebbe stata la meno impegnativa. Sono realista, ci sono ancora rischi veri. Legati all'andamento sia della curva epidemiologica sia legati alla nostra cultura. Questa esperienza ha fatto si che ognuno di noi ha potuto sviluppare degli anticorpi che ci consentiranno con equilibrio politico ed etico di trovare e proporre soluzioni per arrivare a una chiusura di questi tornei".

La questione della quarantena di 14 giorni si può addolcire?
"Il calcio non ha mai chiesto sconti e scorciatoie. Esistono norme chiare, che consentono di continuare l'attività isolando l'atleta o il componente dello staff. Sappiamo che esiste questa norma e l'auspicio è che a breve si possa valutare una settimana prima dell'inizio dei tornei una nuova proposta con la speranza che si possa rivisitare questa norma. Soprattutto perché è una norma che crea ansia e apprensione nel movimento".

Nessuno è d'accordo sull'algoritmo…
"Sì, c'è un ampio dibattito. Sappiamo che ci sono dei problemi ma dobbiamo avere la capacità, come classe dirigente, di proporre soluzioni condivisibili e di facile applicazione".

Ci aiuta a capire meglio questo algoritmo?
"L'espressione algoritmo ha dato un'idea di pozione magica che stravolgesse il merito sportivo. In realtà si tratta di trovare una ponderazione per le classifiche, applicando dei criteri minimi. È un calcolo matematico per essere mettere tutti nelle stesse condizioni. Non capisco tutte queste critiche. Tiene conto di partite in casa, partite fuori casa, gol fatti e subiti. Vengono valutati tutti i criteri che hanno una minima influenza. Serve per dare un principio di equità, una sorta di assicurazione sullo svolgimento del campionato".

Le rimostranze sono state tutte legittime?
"Ogni componente ha avanzato le sue idee, alcune legittime altre un po' meno. I calciatori sono una componente fondamentale, ma anche loro come tutti i dirigenti sanno bene che dai momenti di emergenza se ne esce tutti insieme, magari facendo una piccola rinuncia".

Il ruolo del ministro Spadafora: è stato veramente un nemico del calcio?
"Ho avuto un ottimo rapporto con lui. Un rapporto quotidiano, di confronto. La sua prudenza è stato un atteggiamento strategico e tattico che ha consentito di arrivare oggi nelle migliori condizioni per ripartire. Abbiamo condiviso due principi fondamentali: il calcio doveva ripartire con il Paese, perché non abbiamo mai voluto scorciatoie, e l'elemento della prudenza, ossia la tutela della salute. Ci sono stati momenti di tensione, ma il risultato alla fine è stato determinato anche dal suo comportamento. Mi auguro che con lo stesso dialogo si arrivi a limare ulteriormente qualche piccola restrizione che pesa su di noi".

È ragionevole pensare a una reintroduzione del pubblico?
"È un auspicio, me lo auguro di cuore. È prematuro parlarne, ma dalla partenza del campionato potrebbe arrivare un altro segnale di speranza".

Quale potrebbe essere un format diverso per la nuova stagione?
"Non c'è nessuna decisione su questo fronte. Al momento c'è una bozza embrionale, un calendario per la stagione 2020/21 che veda la partenza il 12 settembre ma anche più in là. Se dovessero esserci problemi la legge ci permette delle modifiche".