Ci sarà un motivo se, da trentadue anni a questa parte, in Scozia il campionato non viene vinto da una squadra diversa. Colpa – o merito, a seconda dei punti di vista–delle due squadre di Glasgow, Rangers e Celtic, rigorosamente in ordine di anzianità, i club che da oltre centotrenta anni danno vita al cosiddetto Old Firm. I primi fondati nel 1872 (e "rinati" nel 2012 in seguito al fallimento che li portò in Third Division, la quarta categoria scozzese), i secondi nel 1888, fanno da sempre incetta di trofei nazionali. In passato, di tanto in tanto, gli Hearts, il Dundee e l'Hibernian riuscirono a rompere l'egemonia dei Teddy Bears e dei Bhoys. L'ultimo a compiere l'impresa, nel lontano 1984/85, fu l'Aberdeen guidato da un giovane tecnico di belle speranze nato proprio a Glasgow, tale Alex Ferguson. Da quel momento in poi, l'albo d'oro recita diciassette volte Rangers e quattordici Celtic. Questi ultimi, beneficiando della temporanea assenza dei rivali, si sono presi gli ultimi sei campionati passeggiando. E, sotto la sapiente guida di Brendan Rodgers, sembrano intenzionati a proseguire la striscia.

Ieri pomeriggio, ad Ibrox Park, è andato in scena l'Old Firm numero 409: i campioni di Scozia in carica se lo sono aggiudicato nella ripresa, dopo un primo tempo in cui i biancoblu erano riusciti in un modo o nell'altro a tenere botta. In campo, considerando il palmarès dei due club, c'era qualcosa come 102 campionati, 70 Coppe di Scozia e 43 Coppe di Lega. I Rangers, ancora scottati dal 5-1 dello scorso campionato e ancor di più dalla doppia eliminazione nelle Coppe nazionali ad opera dei biancoverdi, speravano di poter invertire il trend negativo. Niente da fare: i Celts, dopo una prima frazione combattuta, sono riusciti a sbloccare il match ad inizio ripresa con l'australiano Rogic. Un quarto d'ora dopo, è stato Griffiths a siglare il 2-0 che ha di fatto tagliato le gambe ai cugini. Del resto, nonostante i Rangers possano vantare un maggior numero di campionati vinti (54 contro 48), negli ultimi travagliati anni della loro storia hanno dovuto assistere dalle serie minori ai successi dei Celtic. Nella passata stagione, complice il ritorno nella massima serie dei Light Blues, l'Old Firm è tornato a scaldare il cuore di Glasgow e della Scozia intera.

Il nome del derby, che in patria viene citato anche come Auld Firm (letteralmente "Vecchia Azienda") fa riferimento alle antichissime origini delle due squadre, tra le più longeve dell'intero Regno Unito. Una sfida che spesso si è caricata di tanti significati extra-calcistici, che hanno contribuito ad inasprire la rivalità trai club e le tifoserie: mentre i Rangers sono tradizionalmente associati alla comunità protestante di Glasgow, il Celtic rappresenta la parte cattolica. Non solo religione, però. L'Old Firm richiama anche divisioni politiche: i tifosi dei Rangers sono unionisti (non a caso i colori sociali – blu, bianco e rosso – richiamano la bandiera del Regno Unito, la Union Jack),mentre i sostenitori del Celtic sono indipendentisti e per la maggior parte di origini irlandesi (come testimoniano i colori sociali e il trifoglio presente nello stemma del club).

In più di una circostanza, entrambe le società hanno espresso la volontà di lasciare il campionato scozzese per entrare a far parte della Premier League e poter così godere di maggiori introiti dai diritti televisivi, ma in Inghilterra la proposta è stata bocciata a più riprese. Quindi i Light Blues e i Bhoys continuano a darsi battaglia in patria, facendo incetta di trofei. I primi, negli ultimi anni, hanno dovuto masticare amaro. Ma aspettano fiduciosi. Del resto,fino al giorno in cui non arriverà un altro Ferguson a guastare loro la festa, in Scozia il campionato, da ormai trentadue anni, è una questione a due.