Che la ripresa o meno del calcio di Serie A (parzialmente avvenuta ieri con i primi allenamenti del Sassuolo) sia diventato soprattutto uno scontro politico, comincia ad essere una certezza anche per la ricorrenza ormai degli interventi dei vari leader. Così mentre si registrano i pareri da opposizione compatta che arrivano però da segretari di estrazione assai diversa, tipo Renzi e Salvini (il primo se l'è presa da sinistra con il Ministro Spadafora e con la sua scarsa competenza: «Il campionato deve ripartire, Spadafora non capisce niente di calcio e ancor meno di democrazia se non vuole neanche parlarne»; il secondo ha trovato casa da destra a Inter e Milan: «Il campionato deve ripartire, le milanesi potrebbero giocare le loro partite al Centro-Sud»), dal mondo del calcio traspare inattesa moderazione, una strana quiete che potrebbe preludere alla tempesta delle decisioni del Governo o alle nuove determinazioni del Comitato Tecnico Scientifico, che aspetta i dati della ripresa per valutare il da farsi.

Ieri Conte è stato in altre faccende affaccendato e dal suo entourage non è trapelato nulla sul tema, Spadafora non ha fatto invece mancare il suo quotidiano riferimento su Facebook, partendo dal protocollo individuato per la ripartenza degli sport individuali: «Ecco le linee guida per la pratica degli sport individuali. Abbiamo tenuto presente le osservazioni pervenute nei giorni scorsi, a partire dal dossier redatto dal Coni e dal Cip, con le indicazioni giunte da tutte le Federazioni e la supervisione della Federazione dei Medici Sportivi. L'Ufficio per lo sport ne ha tratto un documento utile per tutte le discipline, perché ogni sport merita la massima attenzione. Ora siamo al lavoro per il protocollo per gli allenamenti degli sport di squadra e per le Linee guida per la riapertura delle strutture in cui si pratica lo sport di base. Un passo alla volta #losportriparte!». Poi ha espresso la sua felicità per la ripartenza degli sportivi: «Molti atleti sono tornati finalmente ad allenarsi in vista di competizioni importanti in cui rappresenteranno orgogliosamente l'Italia. Cambieranno molte cose, dovremo necessariamente rivedere i nostri stili di vita se vogliamo continuare a riaprire tutti i settori del Paese».

Ma come, ripartirà il calcio? Del protocollo degli sport di squadra ancora non si è parlato. Quello della commissione della Figc era stato ritenuto insufficiente dai 20 scienziati del Comitato Tecnico Scientifico del Governo, eppure fino a ieri sera nessuno ha provato a ragionare sui possibili aggiustamenti. Venerdì c'è un appuntamento importante, c'è il Consiglio Federale nel quale probabilmente verrà decretato lo stop del calcio di serie C e dei Dilettanti. Anche per il presidente dell'Assocalciatori, Damiano Tommasi, questo può essere il giorno decisivo: «Siamo tutti in attesa - ha detto nel corso di una diretta Facebook - di questo benedetto protocollo sanitario per la ripresa completa dell'attività. Non è stato ancora validato e non sappiamo a oggi quali siano le criticità. Sicuramente una da affrontare è quella della gestione del gruppo squadra in presenza di un caso di positività al coronavirus. Siamo in attesa, so che la Federcalcio si deve interfacciare col Comitato tecnico-scientifico del Governo, ma non ho novità. L'8 maggio, venerdì, abbiamo il Consiglio Federale e contiamo per quella data di avere non dico il protocollo approvato ma almeno capire perché eventualmente non è stato ancora validato. L'unica cosa certa è che nessuno ha risposte quindi è ancora più complicato prendere decisioni e sapere quale è la cosa giusta da fare», ha aggiunto Tommasi, sottolineando però che tra i calciatori «c'è tanta voglia di tornare a giocare, e la ripresa degli allenamenti anche se in forma individuale è stata sicuramente positiva perché poco a poco si torna a fare il proprio lavoro, al di là di ricominciare o meno la stagione».

Da registrare anche l'intervento del presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Rai2: «Non metto bocca su una questione politica. Non ho mai parlato con nessun componente del Comitato tecnico scientifico, il mio comportamento è laico e non sono mai intervenuto. Ripresa campionato? Mi sono permesso di dire che il calcio ha il diritto e il dovere di provare a finire il campionato ma che è indispensabile avere un'alternativa per evitare che tutto vada a carte quarantotto». E i presidenti? Provano a dare quel senso di compattezza che ormai è tale solo in qualche stirata dichiarazione pubblica. Ieri è stata la volta di Urbano Cairo, del Torino, a radio Rai: «Sì, pur in presenza di opinioni non omologabili perché le persone hanno sensibilità e idee differenti si riscontra una certa convergenza di pareri». Una certa convergenza... La quiete prima della tempesta.