Effetto terra. È l'imperativo sul quale verte l'essere ultras a Udine. Il proprio territorio prima di ogni cosa, perfino della città stessa. Il Friuli sopra qualsiasi altra entità. L'Udinese come diretta espressione di un sentimento di appartenenza che non può essere derogato per alcuna ragione. Analogamente al Barcellona per la Catalogna, la squadra rappresenta il legame ancestrale e diretto con la propria identità, storica e culturale. Entrambe sono terre di confine: lì politico, qui geografico. Entrambe traggono forza dal loro spirito comunitario.
Con premesse simili, non stupisce che la nuova denominazione dello stadio (rimodernato dopo il 2013), ceduta alla Dacia in ossequio a logiche commerciali facilmente intuibili, sia oggetto di contestazioni. Da parte della tifoseria, certo. Ma anche del Comune, che ha intentato ricorso contro l'esposizione eccessiva delle insegne della casa automobilistica che sponsorizza l'impianto. Lo stadio del capoluogo risale al 1976, anno del terribile sisma: l'intestazione al Friuli ne è diretta conseguenza. La protesta per fare in modo di non cancellarla, una comprensibile rivendicazione sociale.

L'universo dei gruppi presenti in Curva fin dagli albori del tifo organizzato, rispecchia perfettamente questa matrice. Fin dal nome di alcuni, ad esempio "Friulani al seguito". Ognuno di loro è formato da ragazzi provenienti dalle zone più disparate della regione. Se le storiche architravi bianconere dei Black and White Superstars e degli Hooligans Teddy Boys sono diretta emanazione della città, i Nord Kaos – la costola più importante e longeva di questi ultimi, in attività dal 1989 al 2006 – aggregano soprattutto ragazzi della zona collinare e montana dell'Alto Friuli. A conferma della portata extraudinese del fenomeno, completano il quadro gli Ultras, che attingono forze da Pordenone e provincia; e la Brigata Ultrà (che affianca gli HTB nel decennio ‘86/'96), formata da giovani della bassa friulana, da Gradisca a Monfalcone, ovvero la parte goriziana non direttamente riconducibile alla Venezia Giulia.

Ed è proprio la zona triestina ad essere esclusa dal computo. «È altro da noi, semplicemente», ammettono loro. Tanto che proprio con la tifoseria alabardata si registra la rivalità più sentita. Una sorta di derby. Ma guai a chiamarlo regionale. Tanto più che i nemici storici sono dispersi nelle categorie minori e le occasioni di incontri si sono diradate negli ultimi anni. Allora resta la reciproca atavica antipatia con i veronesi, oltre a quelle più recenti nei confronti di napoletani e juventini. Con questi ultimi, ulteriormente acuita dal fastidio di diversi conterranei che propendono per lo "straniero" in salsa Fiat. Uno sgarbo insopportabile per chi ha costruito il proprio tifo su una forma tanto viscerale di identità.
Le amicizie sono con le tifoserie di Vicenza, Genoa, Salisburgo e Arezzo. Ma un rapporto degno di nota è proprio quello che lega i friulani ad alcuni gruppi della nostra Curva Sud, nato negli Anni 90 e alimentato nel tempo praticamente e metaforicamente, a base di abbondanti cene e ottimi rapporti interpersonali. Lo stesso striscione dei Fedayn ha spesso campeggiato nel settore udinese. A testimonianza che non tutto il bianconero vien per nuocere. Se coltivato nelle giuste terre.