"Vi ho contattati perché ho paura che finisca per uccidere qualcuno".  Esordisce la lunga e dolorosa confessione a L'Equipe di Miriam, nome di fantasia, per denunciare gli abusi subìti da un calciatore del campionato francese. "Ci siamo conosciuti in Africa, quando veniva a giocare con la Nazionale. Quattro anni fa mi ha proposto convivere con lui in Francia. Solo in quel momento ho visto che era veramente violento. Ha iniziato a picchiarmi. E' difficile da credere, è sempre stato molto geloso e il suo stato d'animo poteva mutare da un momento all'altro. Cercava ogni giorno un pretesto per picchiarmi, non stiamo parlando di schiaffi, ma di calci e pugni in faccia, in pancia, ovunque. Una volta mi ha portato a fare un giro con lui in macchina. Ebbe una crisi di gelosia e mi chiese la password di Instagram e non appena ho rifiutato, su una strada piena di curve, si è messo ad accelerare fino a 200 km all'ora. Mi ha slacciato la cintura e mi teneva solo con una mano. Io ho avuto una crisi di panico in auto. Nell'aprile del 2015, ho perso conoscenza. Eravamo in vacanza Parigi e mi ha picchiata nella camera, in hotel. Quando ho ripreso conoscenza, non riuscivo più a respirare e sono andata all'ospedale. Avevo il corpo pieno di lividi e forse l'infermiere ha capito cosa era veramente successo. Ma anche ‘Monsieur' era presente, così ho raccontato di essere stata aggredita da un ladro. L'infermiere mi ha detto di fare denuncia. Io non gli ho dato retta.

le aggressioni in pubblico e la mancata denuncia

"Sono stata anche abusata - prosegue Miriam -, Dopo avermi picchiata si avvicinava per chiedermi scusa mentre piangevo, poi mi violentava. Perché non l'ho mai denunciato? Sono stata molto innamorata di lui e volevo proteggerlo, speravo che cambiasse, che potesse anche darmi un figlio. Ho mentito più volte, dicendo di essere caduta. Solo oggi realizzo che avrei potuto morire con tutto quello che mi ha fatto. Nel febbraio del 2016 mi ha picchiato in pubblico e lì ho deciso veramente di chiudere tutto. Ho fatto le valigie e sono andata alla stazione per prendere un treno. Ma è arrivato anche lui che mi ha buttato i bagagli per terra. Ero incinta di quattro mesi e mi ha preso a schiaffi. Le telecamere della stazione lo hanno filmato. Quando sono riuscita a riprendermi alcuni poliziotti mi hanno detto ‘Signora si sente bene? Abbiamo visto chi l'ha picchiata e lo abbiamo riconosciuto'. Io però ho detto di no, che non era lui, e dopo 45 minuti mi hanno convinta a testimoniare contro di lui anche se io non volevo dire niente. Il bambino è nato e lui continua a dire che non è suo figlio, però si rifiuta di fare il test del DNA. Ho lasciato perdere. Non voglio che quella persona abbia alcun rapporto con me e con mio figlio. Tornerò in Africa dai miei genitori, con mio figlio e con la voglia di ricostruirmi una vita".