Vincent Kompany è un calciatore anomalo. Capitano del Manchester City e della nazionale belga, si è da sempre collocato nella schiera dei grandi giocatori che non vivono di solo calcio. Si interessa di politica, ha fondato e gestisce un'associazione umanitaria con la moglie Carla e in patria ha comprato una squadra di terza divisione per aiutare i ragazzi dei quartieri disagiati di Bruxelles. È figlio di un immigrato congolese, mentre sua madre, belga, è morta di cancro dieci anni fa. Fu proprio la madre, quando era ancora in vita, a convincerlo a ritardare il trasferimento dall'Anderlecht a un grande club per poter finire gli studi universitari di primo grado. Qualche anno fa, Kompany ha deciso di portare a termine il suo percorso universitario: si è iscritto alla Manchester Business School e recentemente si è laureato in un Master in Business Administration. L'argomento della sua tesi riguarda "come i club di Premier League possono trarre benefici dalle partite in casa".

Tra gli argomenti trattati nel suo studio, che ha descritto a Bbc Radio, c'è anche il fattore del pubblico casalingo: «La mia analisi dimostra che si ottiene un maggior "fattore casa" a seconda dell'atmosfera che un club è in grado di creare con le proprie risorse e ciò è connesso alle persone che entrano allo stadio». Il concetto è elementare: abbassando il prezzo dei biglietti, la Premier League potrebbe riaccogliere nei propri stadi i tifosi appartenenti alla cosiddetta working class, più caldi rispetto a chi ha la possibilità di pagare centinaia di euro per un biglietto: un pubblico del genere potrebbe modificare la prestazione della squadra di casa e degli avversari. «È un'analisi dal punto di vista del business. Se qualcuno va allo stadio pensando "Adoro questo club, voglio sostenere questo club", farà più rumore. Ed è dimostrato che questo è un fattore vantaggioso per la squadra di casa. Con un pubblico del genere si vincono più partite. Per ogni sterlina che abbassi il prezzo del biglietto, se riesci a recuperarla nel "fattore casa", forse non avrai una perdita».

Gli stadi inglesi, da alcuni anni a questa parte, sono diventati luoghi inaccessibili ai tifosi delle classi popolari. Lo scorso novembre uno studio della Bbc ha calcolato che nell'attuale stagione, in media, l'abbonamento più economico di un club costa 464 sterline. E parliamo solo del più economico, perché quelli più costosi costano migliaia di euro. «Puoi riempire gli stadi di turisti e fare molti soldi. Loro vengono e sono disposti a spendere 400 euro a biglietto perché è un'esperienza unica nella loro vita, come andare a vedere una partita di Nba o Nfl. Ma la domanda è: tutto ciò compromette la Premier League come prodotto?».

Kompany ha continuato così la sua analisi, mantenendo sempre il punto di vista dello studente di economia: «Se abbiamo deciso che la Premier è uno show televisivo, siamo sicuri che sia il migliore? Non parlo solo di giocatori, ma anche della migliore atmosfera negli stadi, cioè la gente giusta al posto giusto. Chi vive per una squadra di calcio è più attaccato al club di qualsiasi altra persona. Ma questi tifosi, spesso, non possono permettersi quei prezzi. Ridurli è una decisione difficile da prendere, a meno che i club non lo facciano tutti insieme».

Le parole di Kompany hanno avuto grande risalto in Inghilterra. Guardiola, però, interrogato in conferenza stampa, non ha rischiato: «Non sono il Ceo, ma sono sicuro che il nostro Ceo pensa sempre il meglio per i nostri tifosi»