Sul Milan pende ancora la scure della Uefa. La federazione europea ha deferito il club rossonero per il mancato rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario. Una decisione che segue quelle della scorsa estate e di dicembre, entrambe oggetto di appello al Tas da parte della società italiana. Riammessa dal Tribunale di Losanna alle coppe europee dopo l'esclusione inflitta dalla Uefa nella fase embrionale della stagione (pena tramutata in dodici milioni di multa e riduzione della rosa per le competizioni del triennio 2019-21), ancora in attesa di giudizio dopo l'ultimo ricorso. Nel frattempo è arrivato il nuovo deferimento. Non correlato alle decisioni precedenti, come specificato nella nota diramata ieri: «quella presa dalla Camera arbitrale a dicembre riguarda i precedenti periodi di osservazione ed è relativa agli esercizi chiusi nel 2015, 2016 e 2017». Quindi al triennio preso in esame prima dell'ultimo bilancio.

Camera senza vista

Evidentemente però il Milan non ha messo a posto i propri conti secondo i paletti stabiliti dal Fpf. È ancora il comunicato dell'Uefa a chiarire la situazione per chi mastica poco di economia e finanza: «La Camera d'investigazione del Club Financial Control Body della Uefa ha comunicato la propria decisione di deferire il caso riguardante il Milan alla Camera arbitrale, poiché il club ha mancato il raggiungimento del pareggio di bilancio richiesto nel corso dell'attuale periodo di osservazione riguardante gli esercizi conclusi nel 2016, 2017 e 2018». Dunque anche la gestione del fondo Elliott finisce nel mirino dell'organismo calcistico internazionale, esattamente come era accaduto con la proprietà che faceva capo a Li Yonghong. In realtà l'esercizio chiuso col passivo di 126 milioni fa riferimento al periodo compreso fra luglio 2017 e giugno 2018, ratificato da Elliott ma ancora con la meteora cinese ai vertici del club, prima che il fondo d'investimento americano rimettesse tutto nelle proprie mani per l'inadempimento del prestito concesso allo stesso Li in fase di acquisizione del pacchetto di maggioranza. I conti del club sono gravati anche dall'eredità degli ultimi anni berlusconiani, che incombono sul triennio in esame portando i conti a un rosso complessivo di circa 200 milioni. Il deferimento della Uefa trae origine dall'incapacità di invertire la tendenza, che potrebbe anzi essere stata appesantita dalle operazioni portate a termine durante l'ultima sessione di mercato. Come rivela Marco Bellinazzo sul blog del Sole 24 Ore: «Adesso il rischio più concreto è quello dell'esclusione dalle coppe europee. Una mazzata per il Milan, in piena lotta per la qualificazione alla prossima Champions League. Un obiettivo che potrebbe essere compromesso qualora il Club Financial Control Body dovesse optare per una sanzione. Con il primo giudizio oggetto di appello al Tas di Losanna, un'eventuale seconda pronuncia sfavorevole potrebbe valere come recidiva e portare alla massima sanzione».

La profezia di Pallotta

Alla luce degli avvenimenti riguardanti il Milan nelle ultime ore, le parole pronunciate nell'estate 2017 dal presidente della Roma Pallotta suonano profetiche: «Non hanno i soldi per comprare la squadra - il suo riferimento a Li - hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco (il fondo Elliott, ndr), a un interesse piuttosto alto. Stanno spendendo e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Se potete spiegarmi il Milan, perché io non lo capisco». All'epoca le esternazioni di Pallotta furono subissate di critiche e risposte piccate. Chissà se chi allora polemizzò senza approfondire, oggi ha cambiato idea.