Sì! È finita ed è andata nel miglior modo possibile, come forse nessuno di noi aveva neanche il coraggio di sperare fino a qualche tempo fa. Sotto l'arco di Wembley ha vinto l'Italia, Londra è diventata azzurra per una notte, nulla è tornato a casa, ma a Roma, perché come insegna la storia: tutte le strade portano qui. La squadra di Mancini - grande artefice di questo successo, in grado di raccogliere la Nazionale dalle macerie di Italia-Svezia del 2017 e guidarla sul tetto d'Europa ieri sera - ha superato l'Inghilterra padrona di casa, al termine di un cammino splendido. Dall'11 giugno all'11 luglio: un mese di Euro 2020 condito da sette emozionanti notti magiche. L'Italia protagonista, Alfa e Omega, principio e fine di questa competizione.

Luci all'Olimpico

È iniziato tutto lì, allo Stadio Olimpico, nella sera dell'11 giugno scorso. La partenza non solo del cammino dell'Italia, ma di Euro 2020, con la gara inaugurale che ha visto la squadra di Mancini affrontare la Turchia, nella prima giornata del gruppo A. L'ingresso in campo delle due squadre era stato preceduto da una festa di musica, fuochi e colori, per l'avvio della competizione che aveva il sapore della rinascita. Circa un anno e mezzo dopo l'ultima volta, gli spalti dell'impianto capitolino tornavano ad essere occupati dai tifosi. Sul campo gli azzurri impongono fin dai primi istanti il loro gioco, senza però riuscire a sbloccare il punteggio nel primo tempo. La rete arriva nella ripresa, all'ottavo minuto, grazie alla deviazione di Demiral nella propria porta. Di Immobile e Insigne i sigilli per il 3 a 0 finale.

Tutti pazzi per Locatelli

Quanto di buono fatto contro i turchi, viene confermato cinque giorni dopo, sempre all'Olimpico, nella vittoria sulla Svizzera, con lo stesso risultato: 3-0. Questa volta però, per passare in vantaggio, l'Italia non ha bisogno di attendere il secondo tempo. Al 26' è Locatelli a segnare, appoggiando il pallone in porta da pochi passi al termine di una triangolazione targata Sassuolo con l'amico e compagno Berardi. Passano altri 26 minuti e arriva la doppietta. Il centrocampista riceve dal limite e, con il sinistro, scarica un rasoterra potente che termina all'angolino. Il tris arriva nei minuti finale con il gol dalla distanza di Immobile.

Massimo risultato, minimo sforzo

In un torneo di questo tipo, con gare molto ravvicinate, è fondamentale gestire il gruppo e le forze a disposizione. Proprio per questo il ct Mancini, sicuro della qualificazione, fa turnover nell'ultima gara del girone contro il Galles. Il risultato però non cambia e i tre punti vanno all'Italia. A decidere il match ci pensa Pessina, con una deviazione volante sulla punizione battuta da Verratti: 1-0 e gruppo chiuso da primi a punteggio pieno.

Avanti, ma a fatica

Finito il girone, l'Italia saluta Roma e all'Olimpico, oltre ai tifosi, sembra lasciare anche le sue convinzioni. Il tabellone assegna l'Austria come avversaria degli ottavi, si gioca a Londra. Gli azzurri faticano a trovare la fluidità di gioco delle prime uscite e, contro una squadra molto fisica, sono costretti agli straordinari. I due tempi regolamentari terminano senza reti. Ai supplementari Chiesa prima e Pessina poi regalano il pass per i quarti. Prima del triplice fischio però, Kalajdzic segna il 2-1 e ci fa vivere cinque minuti in apnea.

La gara della consapevolezza

Superati Alaba e compagni, l'Italia trova sul suo cammino il Belgio, primo nel ranking Fifa. Il quarto di finale si gioca a Monaco di Baviera. Nonostante la qualità dell'avversario, a fare la partita è la formazione di Mancini, che propone gioco ad alti livelli e si ritrova sul doppio vantaggio al 44' con Barella e Insigne - autore di un gran tiro a giro -. Nel recupero del primo tempo, il direttore di gara concede al Belgio un rigore generoso, trasformato da Lukaku. Da quel momento in poi però, Donnarumma non viene più superato e gli azzurri vanno avanti. La nota amara della serata è l'infortunio al tendine d'Achille per Spinazzola, che priva l'Italia del migliore esterno di Euro 2020.

Vecchie abitudini

In semifinale arriva la Spagna. La nazionale di Luis Enrique aveva cominciato l'Europeo in sordina con due pareggi, ma era cresciuta lungo il percorso e a Wembley offre la sua miglior prestazione. L'Italia si riscopre capace di soffrire e trova il vantaggio in ripartenza, con Chiesa. Pochi minuti più tardi il pareggio di Morata. Per stabilire la finalista non bastano 120 minuti. Ai rigori vince l'Italia, con il tiro finale del glaciale Jorginho.

L'ultimo atto

Emozionante, infinito, splendido e vincente. In casa degli inglesi, con tutto Wembley che canta dall'inizio alla fine. L'Italia va sotto dopo 2 minuti, con il gol di Shaw. Poi solo azzurri in campo, costruzione di gioco e coraggio, fino al pareggio di Bonucci. Poi ancora occasioni, sofferenza e preghiere. E l'esito finale affidato ai calci di rigore. Jorginho questa volta non è freddo, ma a farci alzare la coppa ci pensa Donnarumma. Campioni.