«Io mi chiamo Vincenzo, ma tutti mi chiamano Gaetano, è una storia lunga, fatta di litigi in famiglia. Chiamami come vuoi». E allora Gaetano sia. Comincia così la nostra chiacchierata con Vincenzo "Gaetano" Mantini, il presidente del Roma Club Garbatella. Lo abbiamo disturbato nel giorno in cui Garbatella ha compiuto 101 anni. A testimoniare questo anniversario c'è una targa in Piazza Benedetto Brin, che celebra la prima pietra posata da Re Vittorio Emanuele III il 18 febbraio 1920.

Inizialmente pensata come snodo commerciale di merci che sarebbero dovute arrivare da Ostia portate da un canale parallelo – e immaginario, visto che non fu mai veramente realizzato – al Tevere, la Garbatella si sviluppò più avanti come una borgata, popolare e malfamata nell'immaginario collettivo, prima della recente sacrosanta – dagli Anni 90 in poi – rivalutazione, fino all'attuale status che la rende una delle zone più ambite della Capitale. A spiegarci meglio questo mutamento ci pensa Gaetano: «Garbatella è cambiata e parecchio nel corso degli anni. Adesso è diventata un quartiere ricercato, uno dei più belli di Roma. I ragazzini delle scuole vengono qui a visitare Garbatella, così come i turisti. All'inizio era un quartiere popolare, ma di quelli brutti e malfamati. Poi si è valorizzato negli anni. La gente però qui non è mai cambiata, è sempre la stessa. Mia madre a 91 anni ancora vive nella casa dove sono nato io. Qui alcune case lasciano ancora le porte aperte, con le vecchiette fuori che conoscono tutti. Adesso un po' le cose sono cambiate, certo, ma le persone e la loro mentalità è rimasta identica». Se nasci qui, difficilmente ti sposti, c'è un senso di appartenenza, oltre che alla città, al quartiere: «Per quanto mi riguarda non la cambierei per nessun altro quartiere di Roma. Qui la mente si riposa sempre, non c'è traffico. Io se vado al centro scappo».
In occasione di questo compleanno, la Roma ha annunciato la realizzazione di un murale dedicato ad Alberto Sordi. I cittadini, Gaetano in primis, non possono che essere contenti di questa scelta della società: «Sarà un onore per Garbatella ospitare il murale di Alberto Sordi. Lui ogni tanto ci veniva a trovare nel Roma Club, chiacchierava con noi e ci faceva fare tante risate. La città con la sua morte ha perso un attore incredibile e una persona perbene, oltre che un grandissimo tifoso romanista. Non perdeva nemmeno un'occasione, anche in televisione, per ribadire la sua fede giallorossa. La zia abitava proprio vicino al nostro locale (si riferisce al bar e sede del Roma Club Garbatella, ndr), quindi lui ha passato una parte della sua infanzia tra queste vie ed è rimasto molto legato alla Garbatella, così come noi siamo rimasti legati per sempre a lui». Dopo aver parlato del quartiere e della sua storia, quindi, l'argomento Roma.

Cosa rappresentano questa maglia e questi colori per la Garbatella?
«La Roma qui significa tantissimo, se non tutto. In tanti qui vogliono più bene alla Roma che alla propria famiglia (ride, ndr), è una cosa che appartiene a questa gente. Il 99 per cento degli abitanti di Garbatella è composto da tifosi romanisti. Quando abbiamo vinto lo Scudetto qui c'erano 70 o 80mila persone, una festa che è andata avanti per un mese e anche qualcosa di più, non si poteva più entrare per quanta gente c'era. Succede una volta ogni trent'anni, però quando succede...».

Oggi si parla molto di romanismo, è un qualcosa che secondo te venendo alla Garbatella si può respirare nell'aria?
«Come no. Appena entri qui cominci a vedere che tutto ti parla della Roma, dal lupetto sul muro alla bandiera sul balcone, non puoi fare a meno di essere romanista. Il romanismo va ben oltre il semplice tifo, è senso di appartenenza».

Il Roma Club Garbatella, di cui sei presidente, è uno dei più importanti. Come si vive questa realtà ai tempi del Covid-19?
«Non è semplice, ma la gente e i tesserati mi chiedono comunque di fare qualcosa. Adesso per fortuna il bar è aperto e io cerco sempre di creare qualcosa, nel rispetto delle regole, per far stare insieme le persone e mantenere vivo questo senso di comunità».