Champions League

Mourinho: "Ho già affrontato delle mie vecchie squadre, ma la Roma è speciale"

Lo Special One: "Non posso mentire: questa squadra non è come le altre. Dopo Budapest ero morto, ho sacrificato i miei rapporti con l'Uefa e con i Friedkin per i tifosi"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
08 Ottobre 2026 - 12:44

Mercoledì la Roma affronterà il Real Madrid di José Mourinho in Champions League. L'allenatore portoghese, grande ex della partita, ha rilasciato un'intervista a Il Corriere dello Sport. Di seguito una parte delle dichiarazioni a lui rilasciate:

Il Real Madrid è casa tua. 

"Io ho un rapporto molto molto speciale con tutti i miei ex club. Quasi tutti, sono stato al Tottenham durante il Covid con quasi tutte le gare senza pubblico. Il Fenerbahce ha una piazza speciale, ma sono stato lì solo 13-14 mesi. Con tutti gli altri club, Inter, Roma, Real, Chelsea, Benfica, mi sono sentito sempre a casa. Ne sono uscito sempre bene, anche quando sono stato esonerato. Tutti sanno quanto sono stato male andando via dalla Roma, ma non esiste una parola mia contro la Roma né contro la proprietà. C'è stato solo un commento negativo contro Tiago Pinto, ma poi mi sono scusato. Ne esco pulito, magari può sembrare di no ma sono educato, esco da queste squadre sempre con l'idea di essermi sentito a casa. Tornare al Real è tornare a casa, sono stati tre anni qua ma sono sembrati trenta per la connessione sviluppata col club".

Riesci a spiegarti questo rapporto coi romanisti? Hai vinto, ma a prescindere è nato un legame viscerale che raramente si era visto.

"Il loro rapporto con me è stato speciale. Io dico sempre che il giorno che sono arrivato c'erano migliaia di persone e non capivo il perché, in quel momento non avevo conquistato neanche un punto per quelle persone. Pensavo di non meritare ciò, ma poi capisci che questa è Roma. Dopodiché loro hanno capito che io non mi sono mai preoccupato della mia immagine, dei miei rapporti con la società o con la politica del calcio italiano, o con la stampa: hanno capito che per me esisteva una sola cosa, la Roma e i romanisti. E io ho lottato per loro, ho dato tutto. Abbiamo vinto una competizione che, è vero, per un club che vince tanto può non avere un gran significato, ma per un club che non vince tanto non è così. Al punto che l'altro giorno un mio amico che fa il procuratore mi ha mandato la foto della Conference all'entrata di Trigoria: anni dopo resta quella la coppa all'entrata del centro sportivo. E dopo questa connessione deriva dal loro amore per il club, che è qualcosa che ti tocca sempre, e loro hanno capito che ho dato tutto, ho fatto errori, ho perso partite, ma ho lottato sempre per loro. La finale di Budapest è il punto massimo di questa connessione, per me finita la finale e andati in vacanza, sono tornato morto. Ero morto per una scelta dell'Uefa, ma quanto successo a Taylor in aeroporto non era mia responsabilità, la mia responsabilità sono gli insulti nel garage, e dovevo pagare per questo. Ho pagato per altro, e ne ha pagato anche il mio rapporto con la proprietà. Loro hanno un profilo diverso dal mio, un approccio diverso dal mio rispetto a quanto successo in finale, e sono tornato già morto. Qualche mese dopo c'è stato il funerale".

A livello di stima da parte dei romanisti sembri secondo solo a Totti ormai.

"Francesco non si tocca. Non mi sento per niente né vicino a lui né secondo. La Roma ha una storia bellissima, seppur magari con pochi momenti di gloria ma ha avuto giocatori fantastici. Mi viene in mente Bruno Conti perché lo amo. Io semplicemente sono stato lì, ho dato tutto e la gente lo ha capito. Come ti dicevo prima, la finale di Budapest più di quella di Tirana definisce perfettamente questo sentimento che hanno verso di me".

Che accoglienza ti aspetti all'Olimpico?

"Non mi aspetto niente. Mi aspetto rispetto. Ancora non mi sono iniziato a preparare per quella partita, né come allenatore né come ex che torna a casa. Non ho ancora pensato a questa cosa qua. Mi devo difendere, preparandomi il meglio possibile per fare il mio lavoro bene. E per fare il mio lavoro bene mi devo concentrare, cercando di dimenticarmi dove sarò, contro chi sarò. Mi è già successo tante volte, chiaramente Roma è diversa, quando farò la strada che ci porterà allo stadio devo prepararmi perché è la prima volta che vado lì senza la passione dei romanisti dalla mia. E devo preparare anche i miei giocatori: a Roma c'è un modo diverso di vivere la partita, anche se hanno giocato in tanti stadi importanti devono prepararsi a una bellezza antagonista".

Il tuo problema con gli arbitri?

"Non penso sia colpa mia, credo sia sfortuna: sono arrivato qui al Real a abbiamo vissuto gli anni del Barcellona, poi sono andato in Premier e ora guarda che sta uscendo. In Turchia dopo è uscito il grande scandalo. Spesso ho vissuto situazioni simili".

Dopo Budapest Taylor ora è il capo degli arbitri in Turchia.

"L'ultimo è andato in galera".

Sull'addio alla Roma.

"Sono stato esonerato il giorno della finale di Budapest. Non abbiamo mai discusso con i Friedkin, se li incontrerò li saluterò senza problemi. Non sono un tipo rancoroso: ognuno ha i propri ricordi, ma non sono uno che massacra".

Il ritorno a Roma?

"Mi devo preparare. Arrivare allo stadio, anche se non arriveremo dal centro ma da un albergo, ma arrivare allo stadio, al cuore dell'Olimpico, fino in panchina. Non c'è modo per me di fare il bugiardo, non può essere uguale alle altre. La mia forza sarà però arrivare lì pensando solo al Real Madrid".

L'Inter?

"Penso abbia tutto per il Triplete, ma sarà difficile per loro giocarsela con la Roma".

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