Trecento giorni in Europa. Trecento incroci per la Roma, che fin dalle origini ha primeggiato in Italia, potendo poi cimentarsi con squadre del resto del continente. Uscendone spesso vincitrice, o comunque imprimendo nella galleria dei ricordi immagini epiche da tramandare ai posteri. Il «tu sei nata grande» recitato dall'inno ha un senso tangibile, al di là delle chiacchiere (spesso a sproposito) su una presunta scarsa attitudine alle imprese internazionali dei giallorossi.

C'era una volta in Europa

Le note dell'esaltante musichetta che caratterizza le sfide di Champions (e quelle meno inebrianti che accompagnano l'Europa League) non esistono da sempre. Le stesse coppe hanno avuto forme e formule differenti dalle attuali.

L'antesignana della massima competizione porta il nome di Coppa dell'Europa Centrale (o Mitropa), riservata alle migliori squadre di Italia, Austria, Cecoslovacchia e Ungheria. Praticamente il gotha calcistico dell'epoca. Le rappresentanti italiane dell'edizione del 1931 sono Juventus e Roma, ovvero le prime due classificate in Serie A. I giallorossi esordiscono il 7 luglio a Praga, contro lo Slavia, unico club a prendere parte a tutte le edizioni della rassegna. Finisce 1-1, a segnare è Volk, primo in ogni ambito romanista (capocannoniere, gol nel derby, rete testaccina). Al ritorno la Roma vince 2-1, ma il cammino s'interrompe in semifinale, quando è eliminata dal First Vienna, che si aggiudicherà il trofeo.

Fiere di Te

Nel secondo dopoguerra, il prestigio della Mitropa viene ereditato dalle nascenti Coppa dei Campioni e "Città delle Fiere", quest'ultima nata da un'idea del vicepresidente Fifa Thommen. Nel progetto iniziale, alla competizione avrebbero dovuto partecipare selezioni cittadine, mala presenza di più squadre provenienti dalla stessa città fa propendere per quelle che ottengono piazzamenti migliori nei rispettivi campionati. Dalla Capitale d'Italia, nemmeno a dirlo, viene scelta la Roma (anche perché l'opzione secondaria sarebbe stata una squadra appena retrocessa) perla prima edizione a cadenza annuale, quella del1961. I giallorossi approdano alla finale con il Birmingham: la partita d'andata in Inghilterra termina 2-2 grazie a una doppietta di Manfredini. Nella gara di ritorno, disputata all'Olimpico l'11 ottobre del 1961, la Roma guidata da Luis Carniglia (già vincitore di due Coppe dei Campioni con il Real Madrid) trionfa vincendo 2-0 grazie all'autorete di Farmer e a Pestrin. Il trofeo viene consegnato nelle mani di capitan Losi da Stanley Rous, presidente della Fifa, che organizza competizioni internazionali fin dal 1904, mentre l'Uefa (che ancora non ha dato il proprio patrocinio al torneo) è nata appena sette anni prima. Tanto per rimarcare la valenza del primo titolo europeo conquistato da un'italiana (con la Coppa delle coppe della Fiorentina). La storia siamo noi, qualcuno si sente offeso.

Dal Reno al Manzanarre

Se ai primordi dei tornei per club, il centro geografico del continente coincide con quello calcistico, il primo decennio di gestione Uefa vede la conquista del timone da parte delle squadre latine. Nell'edizione 1969/70 della Coppa delle Coppe, la Roma arriva fino alla semifinale, quando viene estromessa soltanto da un lancio di monetina dopo un triplo pareggio con il Gornik. Quell'episodio causerà l'introduzione dei rigori in caso di parità. Ma questa è un'altra storia. E in giallo e rosso ce ne sono tante altre ricche di gloria.

L'alba dei favolosi Anni 80 è segnata dal più grande boato che memoria romanista ricordi, quello che accompagna il gol di Falcão all'eliminazione del Colonia dei vice campioni del mondo Schumacher, Allofs e Littbarski: 2-0 allo scadere e la Roma ha conferma della sua grandezza anche fuori dai confini nazionali. Nella stagione successiva, prima partecipazione in Coppa Campioni, l'esordio casalingo è sfarzoso: arriva il Göteborg vincitore della Coppa Uefa appena un anno e un pezzetto prima. La squadra di Liedholm non nutre alcun timore reverenziale, anzi sommerge gli svedesi 3-0 mandandoin rete Cerezo apasso di danza,fra fintee giocate di alta scuola. Stesso punteggio anche con la Dinamo Berlino e soprattutto nella semifinale di ritornocon il Dundee United, dopo aver subìto uno 0-2 in Scozia che chiama all'impresa. Riuscita. Epica.

Nella Uefa del 1990/91, altra era altro ciclo, le notti magiche dell'Olimpico rinnovato si succedono conpiacevole frequenza. Il Benfica vicecampione d'Europa viene battuto in casa e anche a Lisbona, dove nessuno riesce a espugnare il da Luz da anni. La Roma sì. Proseguendo poi nelle imprese, con un 5-0 al Bordeaux firmato dal capocannoniere del torneo Voeller (e da Gerolin), con una doppia vittoria con l'Anderlecht ancora grazie al tedesco volante, e con una semifinale al cardiopalma con il Broendby. Alla fine i giallorossi saranno «la squadra mondiale dell'anno» per l'Iffhs. Ma anche nel nuovo millennio le partite stellari non mancano: la Roma è la prima italiana a espugnare due volte il Bernabeu e a passare al Mestalla dopo due decenni di imbattibilità casalinga europea del Valencia. Il re di Spagna è Totti, sovrano anche in Francia quando viene estromesso il Lione di Malouda e Juninho. La legge dei 3 gol romani non risparmia Barcellona (3-0) e Bayern (3-2 in rimonta). Né il Chelsea di Lampard (3-1), i cui eredi saranno compartecipi della trecentesima.