«Quindi ci sta dicendo di uscire da soli e girovagare per Genova?». «Sì, esattamente». «E con le bandiere, le sciarpe e gli stendardi come facciamo?». «Problemi vostri, se vi beccano vi fate ammazzare».
Nelle scorse ore è circolata la notizia del furto di uno stendardo da parte di un tifoso doriano nei confronti di un gruppo di romanisti, episodio verificatosi al termine di Sampdoria-Roma di mercoledì sera. A volte ci si focalizza così tanto sull'effetto, magari enfatizzandolo attraverso l'utilizzo della sempiterna e distorta retorica del "tifo violento", evitando con cautela di sottolinearne la causa. Poiché senza di essa, ça va sans dire, difficilmente si sarebbe verificato siffatto episodio. Al termine della sfida infatti, dopo aver atteso l'uscita della tifoseria di casa, il settore ospiti si è lentamente svuotato tra tifosi pronti al rientro in pullman o con le macchine e altri desiderosi di raggiungere le stazioni di Brignole e Piazza Principe, per poi far rotta verso i luoghi di pernottamento. Nonostante l'assenza di treni di ritorno, fenomeno che andrebbe analizzato approfonditamente, molti romanisti hanno atteso come di sovente di essere accompagnati con le stesse navette con cui erano giunti presso lo stadio Luigi Ferraris. Desiderosi di capire il perché dell'assenza di tale servizio, nonostante la presenza di tali mezzi, alcuni di loro si sono avvicinati al cancello che delimita il piazzale antistante il settore ponendo un interrogativo piuttosto semplice. Se non fosse per un uomo con un ghigno a tagliare il viso desideroso di liquidarli così, con un semplice e piccato «problemi vostri, se vi beccano vi fate ammazzare». E pensare che la trasferta in terra genovese era stata caratterizzata da romani e non, ma romanisti quello sì, con gli sguardi incuriositi tra una focaccia da sgranocchiare e dozzine di caruggi in cui perdersi per ritrovarsi poi al cospetto di un mare tranquillo come la mattinata. I più fortunati in quel di Boccadasse, autentica perla del capoluogo ligure. Una giornata di sole e con la brezza marina a render ancor più gradevole l'attesa, prima di popolare il settore ospiti e sostenere una Roma capace di raggiungere il pari soltanto nei minuti finali. Un tifo che per diversi momenti è stato capace di sovrastare i ventimila e più doriani, mostrando ancora una volta e se mai ce ne fosse bisogno, un attaccamento che non conosce sconfitte e delusioni. O meglio, le conosce eccome, di quelle che levano il sonno. Ma non sono sufficienti ad impedire al cervello di proiettare la mente verso la prossima sfida. I romanisti hanno spinto gli uomini in giallorosso soffrendo, urlando e ultimando la prestazione con voci rauche e mani arrossite dai battimani. Meriterebbero di più? Probabilmente.

Desidererebbero qualcosa di diverso da lei? No. Con tutti i suoi difetti e le sue follie. Questi sono i mille che a Marassi si sono schierati al fianco di un'idea cantando ben oltre le potenzialità di un numero così esiguo se rapportato agli avversari, protagonisti di un tifo fortemente apprezzabile e sempre più raro nel massimo campionato. Anche e soprattutto a causa di limitazioni di ogni tipo. E non sono bastati i divieti del prepartita, con stendardi negati a causa di una parola tutt'altro che violenta, in barba ad ogni libertà di espressione. E non è bastato il sequestro di una sciarpa recante la scritta "antilaziale". E non è bastato neanche sentire un funzionario di pubblica sicurezza negare la stessa soprattutto a donne e tifosi di vari club del Nord Italia, mandandoli allo sbaraglio nel cuore della notte. Genova "la superba" s'è fatta improvvisamente severa per alcuni di essi. E pensare che in settimana qualcuno si sarà riunito per mettere a punto l'organizzazione della decantata "safety". Verrebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se tutto ciò non fosse accaduto, non per invocare un controllo ancor più minuzioso, tutt'altro. Ma per sottolineare quanto certe problematiche siano facilmente evitabili. Sarebbe bastato un po' di buon senso.