Di nuovo San Siro. L'affaticamento muscolare di Diego Perotti significa conferma da titolare in Inter-Roma per Stephan El Shaarawy, che era partito dal primo minuto già prima della sosta contro l'Atalanta, dopo l'esclusione contro il Sassuolo, gara in cui Di Francesco si era affidato al tridente Schick-Dzeko-Perotti. Gara in cui il ceco non ha convinto, tanto che il tecnico - senza dirlo chiaramente - ha fatto capire che l'esperimento dell'ex Sampdoria all'ala destra può attendere: se ne riparlerà quando avrà recuperato la piena forma, dopo un'estate in cui non si è potuto allenare. Tanto che domenica, pur in assenza di Perotti - fermato da un fastidio muscolare: potrebbe anche essere convocato ma nella migliore delle ipotesi giocherà qualche minuto nel finale, altrimenti se ne parla direttamente mercoledì con la Sampdoria - il ceco resterà fuori, dando spazio all'ala destra a Florenzi, con Bruno Peres terzino. Ed El Shaarawy a sinistra, nel ruolo che preferisce, per poter rientrare al tiro con il destro, dopo aver saltato l'uomo in velocità. Lo stesso attacco di Milan-Roma del primo ottobre, mai più riproposto, forse perché da Chelsea-Roma del 18 Bruno Peres ha perso il posto da titolare, senza più giocare due gare di fila dall'inizio, e Florenzi serviva dietro. Da San Siro a San Siro, nello stadio in cui El Shaarawy era diventato uomo, con la maglia del Milan, dopo le giovanili da piccolo fenomeno col Genoa, e il fondamentale anno di apprendistato a Padova, 7 gol in B nel 2010-11, a soli 18 anni.

La prima volta

Non ne aveva ancora fatti 19 quando ha giocato per la prima volta nello stadio intitolato a Giuseppe Meazza: li ha compiuti il 27 ottobre 2011, il 21 settembre aveva giocato 70' al posto di Pato, che tanto per cambiare si era fatto male, uscendo dopo 20' di primo tempo. Erano infortunati Robinho e re Zlatan, Cassano era in campo, Allegri poteva affiancargli Inzaghi, preferì il ragazzino di Savona. Il rancore tra Max e Pippo - che un anno dopo, quando il secondo aveva smesso di giocare, e iniziato ad allenare gli Allievi del Milan, li porterà a una clamorosa rissa in pubblico, al Vismara, davanti ai ragazzi del settore giovanile rossonero - quel giorno crebbe parecchio, ma i fatti dettero ragione al tecnico livornese, in difficoltà e in svantaggio, per una papera di Abbiati che regalò il vantaggio a Di Natale. Sarebbe stato un dramma sportivo perdere quella gara - i rossoneri erano fermi a un punto dopo due partite, 2-2 in casa con la Lazio (El Sha non convocato) e 3-1 per il Napoli al San Paolo (13' in campo al posto di Alberto Aquilani) - il romanista ci mise una pezza, al 18' della ripresa, diagonale vincente da destra, assist di Cassano. Niente da fare per il portiere di allora, Samir Handanovic, proprio l'avversario di domani: era il suo ultimo anno in provincia, prima di trasferirsi a Milano per raccogliere la pesante eredità di Julio Cesar all'Inter. Era la quinta partita in serie A dell'attaccante, che quell'anno si fermò a due gol. Anche il secondo all'Udinese, anche il secondo a Samir Handanovic, anche quella volta mancava Ibra, che era stato espulso col Napoli e aveva preso tre giornate, anche quel giorno segnò prima l'Udinese, sempre con Di Natale. E pure stavolta El Shaarawy si rese protagonista dell'azione del pareggio, ma stavolta non lo segnò lui: Handanovic para, Maxi Lopez firma il suo unico gol rossonero sulla respinta, a 13' dalla fine. Quando ne mancavano solamente 5, l'argentino gli rende il favore, servendo la palla che El Sha calcia in rete con un bel destro al volo.

A segno nel derby

Con l'Inter i suoi precedenti non sono altrettanto buoni: all'andata ha giocato 27', lo scorso anno a San Siro rimase in panchina, all'Olimpico 20' al posto di Salah, nel primo semestre di Roma giocò titolare ma non trovò il gol, lasciando il posto nel finale a De Rossi. Per vederlo esultare contro i nerazzurri, bisogna riandare al 24 febbraio 2013, derby di Milano, 1-1. In porta, ancora una volta, Samir Handanovic, lo sloveno di ghiaccio che buca spesso e volentieri.