C'è stato un periodo, tra il 2000 e il 2006 che per Francesco Totti non c'era verso, a Udine, dove c'era stato un famoso "vaffa" a Rizzoli, per un motivo o per un altro, non giocava mai. Sei stagioni senza mettere piede al Friuli in campionato (nel 2004-2005, giocò la semifinale di Coppa Italia e fu decisivo per il passaggio in finale). Se poi si considera che anche altre tre trasferte a Udine, negli anni a seguire, le ha saltate, non si può certo dire che Udinese-Roma sia la "sua" partita. C'è però un precedente che tutti i romanisti ricordano e risale alla stagione 2010-2011. Forse il "suo" Udinese-Roma, in effetti. Perché Francesco, quel giorno, risolve la partita all'amico Montella, che siede sulla panchina della squadra giallorossa e che è subentrato da sette partite a Claudio Ranieri, quello che l'anno prima ha sfiorato la rimonta su Mourinho.

THE KING OF ROME IS NOT DEAD

Totti va per i 35 anni, qualcuno lo dà già, e ancora, per finito, nonostante qualcun altro abbia già ricordato poche settimane prima durante un derby che «the King of Rome is not dead». Poi, con Montella in panchina, c'è aria nuova. A Udine, quel 9 aprile 2011, la Roma deve rimanere in corsa per l'Europa: è sesta e ha perso in casa la settimana prima con la Juve, che da -5 ha accorciato all'Olimpico e adesso è a -2. Bisogna vincere. L'Aeroplanino del terzo scudetto schiera lo schema che aveva fatto le fortune di Spalletti, quando anche Montella era un giocatore, cioè il 4-2-3-Totti. Il primo tempo scivola via tra scivolate e placcaggi e l'Udinese sembra più in palla. È una partita piena di scontri e con qualche cartellino risparmiato a destra e a manca. L'Udinese ha in Di Natale il trascinatore, come nella Roma l'uomo del coraggio è Totti. I due numeri dieci, i due numeri primi, i due capitani. Nella ripresa la Roma passa in vantaggio grazie a un penalty, procurato da Pizarro, dopo uno scambio di prima in velocità sul vertice destro dell'area di rigore con Totti. Dal dischetto va lui, il Capitano: è il 57'. Magari stavolta non l'ha detto a nessuno però dentro di sé ci pensa: «Mo je faccio er cucchiaio». Eh, sì. Glielo fa, al povero Handanovic. Scavetto e pareggio. E quel pensiero, sul cucchiaio, sta tutto nella faccia di De Rossi che corre ad abbracciarlo ridendo con la faccia di chi dice «lo sapevo che l'avresti fatto». Se la ridono, i romani della Roma. Ma la partita è ancora lunga. E la squadra giallorossa qualche defiance in quella stagione ce l'ha. Non è proprio la continuità il suo pezzo forte. Bisogna stare sul pezzo, allora.

tOTTI AL 94': BAGGIO A MENO DUE

L'Udinese non molla, perché in casa è comunque una brutta bestia. Si affaccia dalle parti di Doni, che difende la porta della squadra della Capitale. C'è ancora da soffrire però per i ragazzi di Vincenzino. Che comunque ci provano. Al salvataggio sulla linea su colpo di testa di Juan da calcio d'angolo segue una rabona di De Rossi che libera Riise in area ma la difesa bianconera libera su Borriello. Dieci minuti alla fine. L'Udinese non dorme, una palla centrale finisce sulla testa di Corradi che di sponda serve Di Natale in area, Totò la prende di controbalzo. Potente, rapido, palla in rete, Doni è battuto. Odore di beffa per la Roma, festa per l'Udinese. Giallorossi in bambola, il Friuli è una bolgIa, e può arrivare anche il danno. I bianconeri ci credono e fanno bene: al 92' un batti e ribatti con un mezzo miracolo di Doni manda al tiro Cuadrado, la palla s'impenna, Asamoah la butta dentro, ma l'arbitro Damato vede (giustamente) un fallo di mano. Forse è un segno. Gol annullato, gol subito. «No, non è "da Roma"». Eppure: rovesciamento di fronte, ancora sulla sinistra, il roscio di Norvegia, Riise, ne ha ancora. S'insinua in area di rigore, va sul fondo e centra il pallone. Accorre Totti che col corpo manda fuori causa tutta la difesa udinese (tutti a coprire, invano, la porta). Esterno destro. Rete. Rete. Esplode Totti che esulta e ride col roscio, con Borriello e gli altri. 203 in Serie A e Baggio a -2. L'amico Di Natale piange. Roma ha vinto, ancora una volta sotto il segno del Dieci.