L’impronta del mister
Dopo questa nauseante sosta, se dovessimo cadere, starà proprio a noi dedicarci all’unica cosa che vale la pena fare sempre: sostenere la ROMA E questo grande allenatore.
(GETTY IMAGES)
Sono sempre più convinto che l’allenatore conta molto.
La sua personalità diventa quella della squadra. E prima ancora che lo spartito tattico, è fondamentale l’idea che trasmette ai suoi ragazzi e, soprattutto, la chiave che cerca, e trova, per entrare in empatia con il singolo e con il gruppo.
Ho scritto quasi sempre perché poi, certe volte, accadono anche quelli.
Come la passata stagione Gian Piero Gasperini, nonostante una rosa monca e, edulcorando, una dirigenza non affiatata. Eppure ha riportato la ROMA in Champions League.
Al suo primo anno, pure se non era stato accolto dalla fanfara ma con l’etichetta di antipatico – come se la simpatia, poi, fosse al primo posto nelle caratteristiche necessarie per essere un ottimo allenatore… – in pochi mesi, ha messo tutti dalla sua parte perché la sua parte è la nostra: la ROMA.
Comunicazione chiara e senza sospesi, la meritocrazia come stella polare nella scelta dei giocatori da mandare – o togliere – in campo, il lavoro come credo, la negazione di ogni alibi, anche a sé stesso, la capacità di saper motivare calciatori finiti ai margini, Hermoso su tutti, così come, però, di individuarne e sceglierne di nuovi in grado di arrivare e cambiare, fin da subito, il volto della squadra: Wesley e Malen su tutti.
Dopo questa nauseante sosta – quella a cui eravamo abituati era già insopportabile. Questa, doppia, come una dose da cavallo di bromuro per ogni tifoso… – vivremo costantemente sotto pressione per via di un calendario fittissimo e ricco di sfide contro avversari difficili e, in alcuni casi, stellari: se dovessimo cadere, allora, starà proprio a noi il disinnescare inutili polemiche per dedicarci, invece, all’unica cosa che vale la pena fare sempre: sostenere la ROMA.
E questo grande allenatore.
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