FILA 76

Cocktail di scempi: ora salvate le coppe

Facciamo finta che per ora era un antipasto, un cocktail di scempi. Ma adesso, cara Uefa, caro designatore Rosetti, salvate le gloriose coppe europee

L'arbitro Zwayer circondato dai giocatori della Roma dopo la rete di Azmoun

L'arbitro Zwayer circondato dai giocatori della Roma dopo la rete di Azmoun (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
16 Marzo 2024 - 07:00

C’è uno spettro che si aggira per l’Europa e la Roma, storicamente, lo conosce bene. Una volta erano giacchette nere, ora vestono fluo per lo più. Una volta vagavano per il campo e facevano il bello e il cattivo tempo, ora lo fanno lo stesso ma possono subito rivedere al monitor se hanno fatto bene o se hanno fatto male, con la differenza che lo vedono tutti. Possono ravvedersi, cosa che non può un attaccante che ha sbagliato un gol. Insomma, i tempi sono cambiati, le modalità pure, ma gli errori che spesso diventano danni sono sempre all’ordine del giorno. E più evidenti.

Gli arbitri di una volta e quelli di oggi in comune hanno il fischietto e due cartellini e con quelli possono “giocare” le partite. Non si tratta di mettere le mani avanti, di fare pianto preventivo (che pure, abbiamo visto, in alcuni casi paga). Una volta il calcio costava e valeva meno, oggi conta solo quanto vale ed è molto di più di sempre. Negli ottavi di finale di Europa League (ma anche in Champions e Conference) se ne sono viste di tutti i colori. Soffermiamoci però sulla coppa che si gioca la Roma: il tedesco Felix Zwayer, che nel 2005 era stato squalificato per 6 mesi dopo aver ammesso di essere stato coinvolto nella combine di una gara di campionato in Germania e che nel primo tempo di Brighton-Roma sembrava il Taylor (che a Leverkusen ha fatto imbestialire il Qarabag con un’espulsione creativa) di Budapest, per l’Uefa non solo può  fare come secondo lavoro l’arbitro, ma può anche farlo nelle fasi finali di una competizione internazionale. Ne prendiamo disperatamente atto.

Ora si fa ancor più sul serio. Blasoni, bacini d’utenza, sponsor, ranking, federazioni rampicanti, sudditanze, fate la carità: lasciateli fuori dal campo. Facciamo finta che per ora era un antipasto, un cocktail di scempi. Ma adesso, cara Uefa, caro designatore Rosetti, salvate le gloriose coppe europee.

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