Questa primavera i visitatori del Parco della Caffarella hanno avvistato degli animali con le orecchie a punto esclamativo. Conigli. Simbolo di rinascita, tra le altre cose. E sarebbe stata un'immagine idilliaca: peccato che a due passi dalle tane piene di cuccioli si stagliassero montagne di rifiuti. Cercando di non annoiare il lettore col più classico degli "spiegoni", è però necessario contestualizzare: la Caffarella è una valle creata dal fiume Almone, e si estende da via Appia Antica a via Latina. Con i suoi 132 ettari è una delle aree verdi più grandi d'Europa, e ospita una ricchezza inimmaginabile di flora e fauna, dalla volpe - simbolo del parco - al riccio, dalle orchidee alle robinie. Ma questo paradiso vede la sua purezza continuamente minacciata. Così nel 1984 gli abitanti del quartiere si sono riuniti in un Comitato per la difesa del Parco. A riassumere le sue richieste per Il Romanista è Roberto Federici, ex professore di Scienze al liceo classico Augusto: «Ci sono delle aree che, dopo una lunga lotta, nel 2005 sono state espropriate e poi immesse nel patrimonio comunale. Subito dopo però sono state cedute gratis agli ex proprietari, persone molto ricche. Se non fosse stato per il comitato, questa magagna non si sarebbe scoperta e le aree sarebbero state usucapite. Con Marino e Tronca nessuno se n'è interessato, mentre l'anno scorso finalmente la commissione Ambiente e quella per il Patrimonio si sono riunite e hanno preso la decisione di far finire la detenzione precaria. Peccato che quanto deliberato non sia stato rispettato. Chiediamo che ciò avvenga e che quelle aree siano nuovamente rese fruibili». Le zone in questione secondo gli archeologi sono una piccola Pompei, con tanto di tempio dedicato a Marte Gradivo.

«La seconda richiesta», continua Roberto, «è che termini il restauro della Vaccareccia, per il quale la Regione ha dato, sì, 2 milioni e 800 mila euro, ma poi si è ripresa quello che non era stato ancora speso. E cioè 1 milione e 800 mila euro». La Vaccareccia è un casale del Rinascimento che stava per diventare un albergo a cinque stelle. È tra i beni che, dopo una lunga lotta, il comitato è riuscito a salvare nel 2005 ottenendone l'espropriazione.

«La terza richiesta riguarda il fiume Almone, quello che ha generato e continua a mantenere in vita il parco. Prima ci arrivavano gli scarichi di tutti i Castelli, di Quarto Miglio e di Statuario. Ora si è ottenuto di ampliare il depuratore di Ciampino, per cui Quarto Miglio e Statuario possono scaricare in un collettore apposito. I pesci hanno iniziato a tornare, e questo è buon segno. Quello che chiede il comitato è che la Regione Lazio stipuli il suo primo "contratto di fiume". Già la legge finanziaria del 2016 lo rendeva obbligatorio, in attuazione a una norma europea il cui senso era smettere di trattare i corsi d'acqua come qualcosa da inquinare e mettersi a tavolino per farli essere vivi. In Italia, benché la legge lo richieda, è stato fatto solo in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna. Ora: da aprile le prime parti in causa si sono messe d'accordo e hanno posto le basi del contratto di fiume. Ma manca l'adesione di alcuni Comuni, tra cui il Comune di Roma. Non chiediamo altro che la decisione di applicare una legge già esistente». Noi de Il Romanista siamo certi che Virginia Raggi mostrerà che aver votato una donna come sindaco vuol dire anche aver votato qualcuno che sa prendersi cura della vita, della natura. Che, seguendo il simbolo dei conigli, in questa città ci sia non rottamazione, ma rinascita. Speranza. Partendo dalle proprie radici.