Conferenze Stampa

Gasperini: "Koné è disponibile. Per i bilanci aspettiamo domani"

Il tecnico in conferenza stampa ha presentato la gara contro il Verona, valida per l'ultima giornata di Serie A, che potrebbe mandare la squadra in Champions

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
23 Maggio 2026 - 12:04

Alla vigilia di Verona-Roma ha parlato Gian Piero Gasperini. Queste le dichiarazioni del tecnico giallorosso:

Domani i 90' decisivi. Come arriva la squadra? Koné come sta?

"Koné ha recuperato, si è allenato tutta la settimana con noi. Non è al 100%, ma è disponibile, vedremo se dall'inizio o a gara in corso. Le temperature sono cambiate, il caldo incide di più e poi c'è l'attesa per questa partita, dovremo essere bravi ad arrivare nel modo giusto domani".

Cosa la soddisfa di più di questo suo primo anno?

"Quando si arriva a questo momento è anche il momento dei bilanci della stagione, ma oggi faccio fatica a ragionare in questo senso perché molto dipende da domani, sappiamo che per la città, per la squadra, per i tifosi, per la società sarebbe un traguardo che manca da anni. Dipende da noi, non più da altri, e il bilancio totale lo faremo domani. Oggi prevale l'attenzione per questa partita".

Riemergono precedenti all'ultima contro squadre retrocesse, come il Lecce nell'86 o il Venezia nel 2002. Quali sono i rischi da non correre? Ha dovuto lavorare sull'aspetto mentale o ha visto carica la squadra? Come ha trovato il gruppo di senatori, mai così vicino alla Champions?

"Tutta la squadra è sul pezzo e consapevole dell'importanza della gara per tutti quanti. Chiaramente questa settimana sembra lunghissima, ma sarebbe il traguardo di una stagione che ci ha visto sempre compatti, uniti, con molta voglia di fare".

Spesso si parla di cifre, ma nella vita come nello sport non contano solo i soldi. In questi anni la società ha speso tantissimo, e non è mai arrivata così vicina alla Champions. Cosa è cambiato, dove ha inciso lei maggiormente nel metodo quotidiano dentro Trigoria?

"Non è stato un anno facile, tutt'altro. Sicuramente io ho cercato di portare il mio modo di lavorare, il mio metodo che per tanti anni mi ha consentito di fare la mia carriera. Ho avuto la fortuna di trovare un gruppo di ragazzi per i quali sono stato credibile, questa è la cosa migliore che poi probabilmente è stato il segreto dei 70 punti ottenuti finora. Abbiamo trovato un feeling giusto, obiettivi comuni da sviluppare insieme. Se mi guardo indietro sono passati 11 mesi, sono tanti ma ora quello che prevale è la voglia di coronare un risultato che in certi momenti neanche noi pensavamo fosse raggiungibile, e forse questo lo rende più atteso, perché dipende da noi. Il calcio in questo è un po' crudele, perché in 90' ti giochi molto, ma prima accennava a dei risultati negativi negli altri anni: quelli rimangono impressi, ma chissà quante volte la Roma ha vinto partite decisive per raggiungere degli obiettivi".

Dopo Bologna-Roma, con una classifica ben diversa, disse: "Non ci date per spacciati". Cosa ha visto in quel momento lì? Ci credeva o era un modo per spronare il gruppo?

"No, sapevo che noi avevamo fatto ottime gare. La squadra è cresciuta, ha iniziato rispetto al girone d'andata ha fare gol e quando fai gol hai la possibilità di vincere le partite e ribaltarle, come è successo a Parma. Vedevo una squadra che aveva iniziato a prendere fiducia, creando più occasioni da gol. Io ero convinto di noi, una squadra che poteva fare un rush finale come quello che sta facendo. Chiaramente dipendeva anche dagli altri, ma ciò non toglie niente a quanto fatto da noi".

Non si tratta di vincere un trofeo ma il peso di questo obiettivo, che lei ha detto che vi siete posti da soli, rende il possibile quarto posto uno dei traguardi più importanti della sua carriera?

"Non voglio fare classifiche, ogni obiettivo è straordinario quando lo raggiungi. Poi c'è chi si pone l'obiettivo di vincere il campionato, chi di salvarsi: ognuno quando raggiunge il proprio obiettivo può dirsi soddisfatto, nessuno vale più dell'altro. Noi quest'anno ce lo siamo posti come traguardo superiore a quanto ci era chiesto, per cercare di andare oltre i nostri limiti. E poi era anche un obiettivo che avvertivamo come voluto dalla gente: questo era un obiettivo che l'avrebbe resa soddisfatta".

Più volte ha sottolineato ultimamente l'importanza della presenza di Ryan Friedkin a Trigoria. Al di là del mercato, ha avuto dalla proprietà la garanzia di una presenza più costante?

"Questo è un impegno forse gravoso che ho cercato di sviluppare il più possibile, soprattutto in questo periodo, perché è fondamentale la presenza della proprietà. Si evitano anche tante situazioni spiacevoli che magari possono nascere in un ambiente di lavoro e dà forza alla squadra e all'ambiente, e dà risposte più chiare e veloci di quello che magari è stato in passato. Questa sarà una bella scommessa, spero che il risultato, che ci auguriamo possa essere positivo, di domani possa aiutare ad avere una Roma compatta, forte, nei propri progetti e nelle proprie idee, sbagliando anche magari ma con un obiettivo comune, non diversi. La loro maggiore presenza può aiutare in questo".

Soulé domani sarà titolare con Dybala e Malen? In stagione è stato uno dei calciatori al quale ha chiesto di più: da che giocava come quinto, lo ha portato ad avvicinarsi alla porta: si ritiene soddisfatto della sua stagione? Quanti margini di miglioramento vede?

"Ha fatto una prima parte molto positiva con gol e assist, poi un periodo molto lungo, di quasi 50 giorni di assenza, che ha ridotto il suo impatto sulla squadra. Giocava quinto ma le caratteristiche erano di un giocatore offensivo. L'importante è che lui stia bene, è ancora giovane e il fastidio di quest'anno nel momento in cui lo supererà del tutto potrà migliorare ancora di più".

All'Atalanta lei ha giocato la Champions e ha vinto l'Europa League. Un tifoso potrebbe pensare: "Meglio andare in Europa League perché ho possibilità di vincere". Può spiegare quanto mirate invece alla Champions, perché è importante per la squadra andarci?

"Per le società, principalmente per l'aspetto economico, che ti permette di avere possibilità di spendere superiore, con maggiore appeal sui giocatori dall'estero. La Roma che fa la Champions è appetibile per i giocatori. Questo dal punto di vista economico e per i giocatori. Poi per l'aspetto emotivo c'è soddisfazione nel far parte dell'elite europea e delle migliori 4 d'Italia".

Ha sottolineato l'importanza di rendersi credibile per la piazza. Si sente di dirsi "bravo" per quello che sta facendo?

"Domani sera è meglio! C'è soddisfazione per una stagione che poteva essere anche molto più difficile, ma c'è la soddisfazione per come siamo arrivati qui. Ora c'è l'ultima giornata, che conta, perché ciò che rimane è il risultato finale, è sempre così. Chi vince festeggia, gli altri raccontano. Noi vorremmo evitare di raccontare come è andata, e magari lanciare un segnale".

Il Verona è una squadra che gioca pressando e con le ripartenze. Proprio così la Roma ha subito in stagione contro le squadre di medio-bassa classifica. Verso domani è stato fatto un focus su questo aspetto?

"Sì, è vero, ma è anche vero che la Roma contro le medio-piccole ha fatto anche tanti risultati e cose molto buone. Quindi il focus va fatto su tutto, sapendo che affrontiamo una squadra che è retrocessa ma che recentemente ha fatto bene. Sappiamo che l'obiettivo è tutt'altro che facile o acquisito, per raggiungerlo servono altri 90' fatti bene".

Domani lei vincendo eguaglierebbe Liedholm come il quinto allenatore con più punti in Serie A. Cosa significa affiancare un allenatore del genere, in virtù delle difficoltà di cui lei ha parlato che ci sono state in stagione.

"Intanto vuol dire che ho fatto veramente tanti campionati, un record invidiabile di cui forse farei a meno. Però è anche un record che dà soddisfazione, venire paragonato ad allenatori come Liedholm che era un mostro sacro... Questo però fa parte delle statistiche, è una bella coincidenza perché raggiungerlo in una coincidenza del genere avrebbe un gran valore".

Spesso ha sottolineato il legame con il gruppo. Ci sono stati dei momenti in particolare in cui se ne è reso conto? La sconfitta col Bologna, il pari con la Juve o magari la separazione con Ranieri...

"Secondo me ogni volta che perdevamo. Non ne abbiamo perse poche e ogni volta c'è sempre stata una reazione. Di solito quando vinci va tutto bene, e quando perdi vengono fuori le polemiche, le chiacchiere, e iniziano i problemi. Sono venute fuori magari, ma mai dalla squadra: questo è stato un segnale di grande reazione e professionalità".

C'è qualcosa che invece si rimprovera, qualche scelta che non rifarebbe o qualche situazione che rimpiange di questo primo anno alla Roma?

"Le cose fatte sono sempre state fatte in buonafede, quando è così magari si sbaglia ma dagli errori impari, riparti e cerchi di fare meglio dopo. L'errore non è un fallimento: l'errore è un errore, se non sbagli non impari mai e noi abbiamo sempre avuto la capacità di fare qualcosa meglio dopo".

Ad agosto avrebbe firmato per arrivare quarto, a 90' dalla fine del campionato, con tutto nelle vostre mani, o già lì pensava fosse possibile?

"In quel momento non guardavo avanti, guardavo a Roma-Bologna per vedere di cosa eravamo capaci. Io i traguardi me li pongo strada facendo, prima provi, inizi a giocare, vedi che squadra sei, ti accorgi di cosa puoi fare in classifica: è stato come sempre qualcosa che va avanti di volta in volta".

Ieri Svilar è stato premiato come miglior portiere della Serie A per il secondo anno di fila. Ha il 77% come percentuale di salvataggi. Quanto incide averlo in squadra?

"Qualcuno diceva: "Datemi un portiere che para e un centravanti che segna, al resto ci penso io". Era un grandissimo allenatore. Io ora li ho entrambi, e infatti si vede! (ride, ndr)".

 

 

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