Eusebio Di Francesco è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Inter. Queste le sue parole:

Situazione di Perotti e Pastore.
"Ad oggi sono entrambi disponibili. Il tempo di impiego è relativo. Non potranno essere utilizzati dal primo minuto. La rifinitura mi darà le ultime risposte, ma non saranno impiegati sicuramente dal primo minuto".

Come sta lavorando sul piano psicologico con la squadra?
"Non ho mai smesso. Devo dire che ci sono tante componenti che si legano in questo momento. Assenze e condizione mentale. Sicuramente dobbiamo tirare fuori tutti quanti qualcosina in più. Sono parole che diciamo spesso, ma dobbiamo dare continuità a quel pensiero. Una squadra che fa quel tipo di primo tempo e poi ritorna a quelle lacune del passato, fa capire che c'è ancora da lavorare. C'è bisogno a volte che la palla entri, cosa che non sta succedendo. Ma siamo noi che dobbiamo farlo accadere".

Contro avversarie di grande livello Florenzi più alto può dare più sicurezza?
"Sì, ma dirtelo darebbe un vantaggio a Luciano. Per questo ho detto che non avrei dato anticipazioni sulla formazione. E' una cosa possibile perché è una cosa che ha fatto in passato, che ho fatto anch'io, soprattutto perché è un periodo in cui abbiamo poche alternative. In questo momento ad esempio Diego viene da un periodo in cui, guardavo le statistiche, ha fatto 900 minuti in meno rispetto all'anno precedente. E questo ci ha tolto sicuramente qualcosa in quanto a soluzioni offensive. Avere Diego a disposizione è un grande vantaggio, ma vanno valutate le sue situazioni fisiche. Comunque Florenzi è una possibilità".

Schick potrebbe giocare molte partite da qui a dicembre.
"Sono venuto con un po' di dati oggi. Riguardo a Schick, ha giocato 500 minuti in più rispetto allo scorso anno. Più di 4 partite. Credo abbia avuto maggiore continuità. Quando l'ho fatto giocare a Udine sono stato criticato perché doveva giocare Edin. Dobbiamo capire cosa si vuole. Certo, dobbiamo avere giocatori che stiano bene fisicamente, mentalmente, e che ideologicamente siano al top. In questo momento alcune scelte non le posso fare e per questo Patrik deve dare quel qualcosa in più e deve avere maggiore determinazione in quello che fa. Non solo calciare in porta, ma anche nei suoi grandi mezzi. Sennò stiamo sempre qua a dire che ha grandi qualità. L'aspetto mentale di un calciatore diventa predominante quando si va a fare una prestazione di alto livello. E lui su questo deve migliorare e crescere". 

Con questi calciatori la Roma che destino ha?
"Al di là dei discorsi precedenti credo che abbiamo bisogno di uomini forti o aiutare quei giocatori che in questo momento possono sentirsi più deboli. Al di là di tutto io sono a capo di questo e devo cercare di dare forza a questo gruppo, lavorando su questi aspetti. Se credessi il contrario dovrei mollare tutto. Invece credo che da questa squadra si possa tirare ancora qualcosa fuori. In questo momento si possono fare poche scelte, ma quelle poche bisogna farle con grande convinzione e bisogna dare grande forza a questi ragazzi. C'è delusione e li capisco, noi siamo in debito con i tifosi della Roma che ci devono però sempre sostenere. Capisco l'amarezza, capisco tutto, ma se indossiamo questa maglia dobbiamo dare il meglio cercando di tornare a dare grandi gioie ai nostri tifosi. Questo deve essere il nostro obiettivo".

Fazio può giocare contro l'Inter?
"Non lo so, lui fa parte di una rosa. Forse il posto dove posso scegliere è dietro. Potrebbe giocare, non lo so. Potrei anche scegliere di giocare a 3, o a 4. In base a quello che sarà il sistema che metterò in campo, sul quale sto lavorando. Ovviamente ci sarà più opportunità se dovessi giocare con un uomo in più dietro".

El Shaarawy?
"Infortunato. Non sarà sicuramente della partita. Come Dzeko valuteremo in seguito le sue condizioni".

La Roma è andata sotto 23 volte negli ultimi due anni, ed è riuscita a rimontare solamente in 3 occasioni, l'ultima lo scorso marzo a Napoli. A cosa addebita questo dato?
"Queste statistiche non le conoscevo con questa precisione. Però mi rendo conto che in tante occasioni non siamo riusciti a venirne fuori. Per quello sarebbe fondamentale, per invertire questo trend, cercare di andare in vantaggio, piuttosto che in svantaggio. Per mettere la partita in un certo modo, viste le nostre carenze. Perché poi vengono fuori questi discorsi sulla paura e sul non riuscire a venirne fuori. Un concetto su cui si lavora. A Firenze abbiamo preso gol e per 30 minuti abbiamo pensato all'arbitro e al rigore fischiato. Che pensate? Voi scrivete che il mister dovrebbe fare, parlare, dovrebbe dire... Che ho l'anello al naso io? Cerco di dire determinati concetti che vorrei e che avevo io da calciatore. Prendere la palla, ad esempio, quando ho fatto gol e devo continuare a rimontare. Questo dico. Mentalità. Ed è questo che noi dobbiamo trasferire ai giocatori. E' come una famiglia. I figli, per esempio, non è che arrivano a fare subito quello che gli dici. Sono incazzature dalla mattina alla sera. Pian piano poi arrivano. Purtroppo nel nostro mondo il tempo è sempre poco. Per questo dobbiamo essere bravi ad abbreviare questa crescita, che ci deve essere. Poi è un fatto che facciamo difficoltà quando prendiamo un gol".

Lei l'anno scorso ha parlato spesso di quel Roma-Inter. Cosa non dovrà fare la Roma per ricadere negli stessi errori? E poi, si aspettava tutte queste difficoltà per Nainggolan?
"Nainggolan è un grandissimo giocatore. Ha avuto anche un po' di sfortuna negli infortuni, che non gli hanno permesso di avere continuità negli allenamenti. E si vede in partita che non ha quella brillantezza e quell'esuberanza. Deve ritrovare la sua condizione. Non posso pensare a una partita di un anno fa. E' diverso, la situazione psicologica è assolutamente diversa, e noi in quella partita non avremmo meritato la sconfitta. Mi auguro domani di fare un po' come aveva fatto l'Inter. Giocare meno bene, avere meno occasioni e vincerla. Perché per noi è importante cambiare e cercare di riportare una vittoria a casa che sarebbe determinante".

Le assenze. Voleva capire il perché di tutti questi infortuni. Lo ha fatto?
"C'è anche uno studio Uefa, che dice che ci sono sempre molti infortuni, in questo periodo della stagione, tra le squadre che giocano in diverse competizioni, come in quelle europee. La differenza nostra è che li abbiamo avuti nello stesso momento, e questo è il dato che ci ha fatto riflettere. Su Pastore e Perotti possiamo dire che erano problemi regressi, sui quali non abbiamo aspettato per rimetterli dentro. Dzeko mi aveva chiesto prima di Udine di riposare, e l'avevo detto, dandomi un feedback di stanchezza. Alcuni giocatori vanno fatti riposare. Alcuni ex giocatori a volte parlano, dicendo che vivevano in un calcio differente. Ma non pensate che perché questi guadagnano chi 3, chi 2, chi 1 o che altro, allora possono fare 100 partite. Dietro c'è un uomo, c'è un fisico e caratteristiche fisiche e mentali. Non tutti riescono ad assorbire partite una dietro l'altra. I ritmi anche si sono alzati rispetto al passato, sia in Italia che in Europa. Questo porta ad innalzare il livello degli allenamenti e aumenta il rischio di farsi male. El Sha, per esempio, ha giocato 300 minuti in più rispetto allo scorso anno, e non aveva tutta questa abitudine. L'anno scorso potevo alternare i giocatori. Quest'anno ho dovuto schierare spesso gli stessi giocatori, e questo aumenta il rischio di infortuni. Ma ne abbiamo parlato spesso. Gli infortuni sono dietro l'angolo, in particolare al flessore che è il muscolo più utilizzato dai giocatori".

Si ripetono spesso gli stessi errori. Manolas contro l'Atalanta, Fazio fa l'assist a Bale. Anche Under. L'allenatore cosa può dire in questi casi? Avete pensato di cambiare qualcosa dal punto di vista psicologico? Sentite troppo quello che viene da fuori, vi condiziona?
"E' inevitabile sentire. Si cerca di tapparsi le orecchie il più possibile. Perché poi si deve giustificare. Più che giustificare io devo spiegare. A me piace spiegare, perché non voglio giustificare niente. Io e i ragazzi facciamo un lavoro, al massimo. Per questo il fatto di chiedere scusa, si fa negli errori... Ma uno non chiede scusa se cerca di essere se stesso e di dare una mano. Facile dire l'avevo detto. Ma io come allenatore devo cercare soluzioni ai problemi. Ma dal punto di vista psicologico, se vedete quell'errore di Fazio, vedete che in una frazione di secondo, per un errore, scompare tutta l'attenzione avuta nel primo tempo, e cambia totalmente la partita. L'errore lì è di concetto, non solo psicologico. La palla calciata male dal portiere, tu corri verso la tua porta. Il primo pensiero deve essere quello di metterla in fallo laterale, o tirarla verso l'area avversaria, senza pensare a quello che succede dopo. E' un errore perché ha letto qualcosa che non andava letto. Un errore tattico oltre che di tecnica. Io vorrei prendere errori di reparto, perché ci puoi lavorare e rimediare. Questo è solo aspetto mentale. E su questo sto cercando di lavorare anche all'interno della testa dei ragazzi, anche sul piano del sostegno. La forza sta nel cercare di eliminare il più possibile questi errori, un po' come quando ai ragazzini si dice alla scuola calcio "non dribblare, gioca a due tocchi", e poi ci lamentiamo che nessuno punta più l'uomo e che non c'è fantasia. Io devo insegnare dove e come e quando fare una giocata. Ma ai grandi, come Federico Fazio devo dirgli che il primo pensiero deve essere quello di metterla in fallo laterale, o tirarla verso l'area avversaria, mai giocarla indietro. E' un concetto generale, ma su questo bisogna lavorare. Sul fatto che io spesso sottolineo quello che si sente dire: io non sono capace a nascondere i miei sentimenti. Non sono capace a non dire quello che penso. Però lo faccio sempre con grande onestà".

Politano. La Roma poteva crederci un po' di più?
"Sono stato uno di quelli che l'ha mandato via dalla Roma, al Sassuolo ho voluto riscattarlo subito, perché ritenevo che andasse lanciato (non nel calcio italiano perché l'ha scoperto Bruno Conti). E' un ragazzo che quando stava al Sassuolo veniva a vedere le partite della Roma di nascosto. Perché è legato a questa città e questa squadra. Ha grandi potenzialità, che da giovane non sapeva di avere e quindi erano rimaste inespresse. Ora le sta esprimendo, purtroppo per noi da un'altra parte. Però bisogna fargli i complimenti, perché è un ragazzo che ha fatto una grandissima crescita. Io gli faccio i complimenti, perché sono molto affezionato a lui, perché l'ho avuto per 2 anni al Sassuolo. 

Domani è una partita importante. Ci sono tante voci che girano sul suo futuro. Come ci si arriva, come si prepara una partita che potrebbe determinare anche il suo futuro? E poi, l'Inter è più forte della Roma?
"Per quanto riguarda campionato e risultati, per ora l'Inter ha dimostrato di essere più forte della Roma. In Champions siamo stati simili, con dei gironi sicuramente differenti come potenzialità. Però l'Inter è cresciuta tanto. Ha fatto crescere alcuni suoi giocatori e soprattutto ricordiamoci la rosa dell'Inter, e quello che si può permettere, l'Inter ha giocatori forti. Era già forte, sta facendo, per me, un ottimo lavoro Luciano. E' più aggressiva, l'Inter è diversa. All'inizio doveva essere l'anti-Juve, ma la Juve ha dimostrato di avere un passo differente sotto tutti i punti di vista, per questo dico che in questo momento è una squadra che ha sicuramente più forza di noi. Sul mio futuro. Io cercherò sempre di dare il massimo impegno. Con serenità sarebbe la parola sbagliata, perché mi girano e pure tanto. Però con il desiderio di avere una squadra con il sangue negli occhi, con la voglia di cambiare passo. Ci vuole quel qualcosa che faccia scattare la testa della squadra e mi auguro che scatti domani".

Ti sei chiesto come si può battere quest'Inter, se si può battere domani?
"Secondo me si può battere, abbiamo dimostrato di poter fare di tutto. Possiamo farci gol da soli, come fare male agli avversari. Dobbiamo lasciarci alle spalle gli errori e affrontare questa partita con determinazione. Io dico sangue agli occhi perché nella difficoltà, quello che vogliamo vedere tutti quando si scende in campo e quello che non voglio mai rimproverare alla mia squadra, e a me stesso, è il fatto di aver dato tutto. E questo la mia squadra lo deve fare".

La Roma è indietro in campionato. Servirebbe un cambio di passo deciso. Lei è convinto che questa squadra possa invertire la rotta. Lei ha qualche soluzione?
"In fase offensiva siamo mancati in fase realizzativa, ma abbiamo creato tanto e abbiamo dimostrato di voler fare la partita. Per quanto riguarda lo sbagliare un gol da un metro, si ritorna al discorso di prima, di andare a trovare la testa. Le situazioni le creiamo. Il problema di questa squadra non è stata la fase offensiva, ma la fase mentale. E andiamo a riprendere sempre lo stesso discorso: l'ingenuità nei gol presi. A Udine abbiamo preso gol su un fallo laterale, a livello tattico vogliamo fare un'analisi di tutti gli errori? Bisogna che andiamo ad analizzare le situazioni. Magari non fai gol al 53', ma lo fai all'83' come hai fatto tante altre volte e come fanno le squadre che vogliono crescere. Per quanto riguarda il ritardo. Ogni volta lo diciamo, ma ogni volta poi c'è una partita in meno. 4 punti non sono tanti, ma possono diventare tanti di distanza dalla Champions League se non cambiamo passo".

Quanto sarà importante trovare una buona manovra, senza errori?
"L'Inter non parte solo in contropiede, è brava anche a fare la partita. Anche noi siamo stati bravi spesso ad andare in velocità, quando troviamo squadre che vengono un po' più a giocare e dobbiamo essere bravi a sfruttare gli spazi che ci lascerà l'Inter. Le insicurezze ti portano in alcune fasi della partita sono decisive. Le squadre che sbagliano di meno vincono. E noi dobbiamo essere bravi a sbagliare meno, non a non sbagliare, perché nel calcio gli errori ci saranno sempre".

Dopo l'errore col Real, Under è sembrato molto triste. Come lo ha visto in questi giorni. Farlo giocare lo potrebbe aiutare a dimenticare quegli errori?
"A parte che non ho molte soluzioni (ride, ndr). Giocherà titolare. Ieri gli ho tirato uno schiaffo, ma domani giocherà titolare. Uno schiaffo affettuoso. E' un ragazzo che ha bisogno di sostegno. Però devo dire che è uno di quelli che prende l'iniziativa, che vuole fare male agli avversari, trovare la giocata. A volte anche sbagliando le scelte, ma è un ragazzo di 21 anni che deve migliorare e ci stiamo lavorando. La scelta, nelle tante soluzioni che uno può dare offensive, è decisiva. Perché uno può offrire una soluzione, ma poi quello che fa la differenza è chi fa la scelta e come la fa. Noi nelle scelte finali qualche errore ancora lo commettiamo e ancora oggi lo esamineremo in questo senso".