«Nel calcio può succedere qualsiasi cosa. L'unica certezza è che non andrò alla Dinamo Kiev, altrimenti mia moglie si arrabbia». Così Paulo Fonseca ha provato a dribblare le domande dei colleghi di Pro Football sul futuro, aprendo tuttavia le porte all'addio. Ormai da tempo, quello del tecnico portoghese è diventato un nome caldo per la Roma, che a breve invierà una propria delegazione in Portogallo per incontrare il tecnico e gli intermediari. Fautore di un calcio propositivo, "Zorro" è reduce dalla vittoria del suo settimo titolo (3 campionati, 3 Coppe di Ucraina e una supercoppa) sulla panchina dello Shakhtar e spera di compiere il salto di qualità in un campionato più competitivo. «Lui ammira molto Guardiola e Sarri – ci racconta la collega portoghese Claudia Garcia – e ha visto tante partite del Napoli di Sarri e delle squadre di Pep. Durante i meeting dell'Uefa, parla sempre con il tecnico spagnolo, che lo ammira. Sono pochi gli allenatori che riescono a giocare bene e ottenere risultati. Fonseca ci sta riuscendo. Anche prima lo Shakhtar vinceva, ma lui ha dato un'impronta di gioco molto diversa, perché Lucescu cercava più la verticalizzazione e gli scambi veloci, con Fonseca c'è più possesso palla, ma anche tanti gol. L'anno scorso contro la Roma hanno attaccato fino alla fine. È una squadra che riesce ad essere sempre pericolosa». Poche, invece, le analogie con José Mourinho. «Lui ha iniziato nel 2005 e tutti gli allenatori portoghesi di questa generazione si ispirano un po' a José Mourinho nel suo metodo di comunicazione, però come filosofia di gioco lui cerca di seguire di più il modello Guardiola, dove i giocatori credono che seguendo lui miglioreranno sempre di più. Mou cerca più la conquista dei titoli. Ha lasciato cose importanti dove è andato, ma le sue squadre non hanno creato un modello di gioco che poi è rimasto nel tempo».

Il profilo giusto

La giornalista di Sic e Rai Sport, non ha dubbi sull'adattabilità al calcio italiano. «Credo che sia il profilo giusto per la squadra giallorossa, perché sta perdendo un po' di senatori e di giocatori importanti. È arrivato il momento della svolta, bisogna voltare pagina e costruire un'idea di gioco da zero. Arrivando da fuori, non avendo vissuto questa stagione difficile e lavorando molto bene con i giovani credo possa fare bene. Avendo finito il campionato al sesto posto, la squadra con lui potrebbe sicuramente fare meglio. Se la Roma avesse lottato per il campionato quest'anno, ripartire da lui sarebbe stato più complicato. Con le sue idee di gioco il primo anno potrebbe fare già bene e il secondo potrebbe tentare di vincere qualcosa, perché i giocatori migliorano con lui. È la squadra ideale per fare possesso palla, anche Capello ha detto che per Sarri vedeva meglio la Roma rispetto alla Juve proprio per questo motivo. Calciatori come El Shaarawy, Pellegrini e Zaniolo, per citarne alcuni, potrebbero giovarne». Anche per questo, i contatti tra le parti si sono intensificati negli ultimi giorni. «Sono giorni decisivi, so che ci saranno degli incontri, ma non sono ancora sicura che sarà lui il prossimo allenatore. La stampa italiana parla anche di De Zerbi, che è italiano e ha fatto bene al Sassuolo. Da quello che mi risulta non è ancora certo che arrivi Fonseca, si dice che è fatta, ma credo che neanche a lui risulti questo». E Mou? «Lui è stato sempre legato all'Inter e per questo ho ritenuto sin da subito difficile l'ipotesi Juve. La Roma è un grande club, con un tifo caldo in una delle città più importanti d'Europa e se ne parli con lui, sicuramente la considera tale. Da quello che so, un pensiero c'è stato. Non so se sono arrivate proposte formali o solo sondaggi. Credo che lui non abbia mai considerato tanto l'ipotesi perché cerca una squadra che possa fare grandi investimenti e se non dovesse trovarla ora, potrebbe anche aspettare ancora un po'».