Se qualcuno aspettava un segnale di risposta di Gianluca Petrachi ai ripetuti attacchi del presidente del Toro Cairo, quel segnale è arrivato. Il ds dei granata ha atteso ventiquattro ore per rispondere alle ultime esternazioni d'attacco di Cairo, poi ieri sera, attraverso l'Ansa, ha dato la sua risposta. Ed è stata una risposta che è una rottura nonostante un altro anno di contratto con i granata: «Dopo dieci anni di rapporto professionale con il Torino, non credo sia giusto mettere in discussione la mia lealtà e professionalità. Trovo quindi ingiuste le dichiarazioni del presidente Cairo e avrei preferito un chiarimento di persona. Il rapporto fra il presidente e un suo dirigente deve essere fondato sulla fiducia reciproca e il rispetto per i ruoli. Non capisco in che modo potrebbe concretizzarsi tale conflitto di interessi e l'eventuale avvicinamento di un'altra società è la prova che il lavoro svolto è stato di primo livello e il mio presidente ne dovrebbe solo essere orgoglioso. Mi dispiace constatare, che forse è il presidente Cairo che non ha più fiducia nei miei confronti e ne prendo atto con rammarico».

Ci sembrano parole chiare, non c'è bisogno di nessuna interpretazione. È una rottura su tutta la linea. Petrachi non sarà più il ds del Torino. E visto che tutti gli spifferi di mercato indicano lui come nuove ds della Roma, non è poi così difficile fare due più due. E molto probabilmente (non volendo azzardarci nel sicuramente) questo succederà, visto che il portoghese Luis Campos ormai è da considerare fuori (in questo senso ieri sono filtrate conferme anche da Trigoria) e Sven Mislintat, il tedesco che è andato pure lui a Boston, è sempre più orientato ad accasarsi allo Stoccarda. E Ricky Massara? Difficile che possa accettare una coabitazione. Rassegnerà le dimissioni con buona pace di chi lo incolpa di essere l'allievo di Sabatini.