Edoardo Bove, centrocampista classe 2002 della Roma Primavera, che nella stagione appena conclusa ha esordito in prima squadra nella sfida contro il Crotone, è stato protagonista di "Generation Next", la rubrica pubblicata sul canale Youtube della Roma dedicata ai giocatori delle giovanili giallorosse. Queste le parole del centrocampista.

L'esordio
"Ora credo di aver realizzato, piano piano. È un'emozione che ti porti dentro e impieghi tempo per cogliere cosa davvero hai provato in quel momento. Dentro di me ho pensato ‘corri a scaldarti, se il mister cambia idea che succede?'. Il mister ha chiamato anche Edin (Dzeko, ndr), pensavo per farlo entrare. Ma quando ho visto che si stava togliendo gli scarpini, ho tirato un sospiro di sollievo. Lì ho realmente sperato che mi facesse entrare".

L'infortunio al piede che lo ha rallentato
"Ho aspettato questo momento per molto tempo, sono stato fermato dagli infortuni, la strada è stata tortuosa e ho dovuto affrontare molte cose. Proprio per questo la soddisfazione è più grande. Parlando dell'infortunio, inizialmente ero spaventato. Mi sono dovuto operare, una ricaduta al quinto metatarso nello stesso punto in cui mi ero infortunato a novembre ed è avvenuta in piena estate, nel momento clou del ritiro. Inizialmente non l'ho vissuta bene, poi per fortuna sono rimasto sul pezzo e mi hanno aiutato la mia famiglia e molte persone che mi sono state vicine. Sono riuscito a superare quel momento".

Gli inizi da calciatore
"La prima volta che ho avuto un pallone tra i piedi? La ricordo, mio padre la racconta sempre perché sfortunatamente ho tirato un calcio fortissimo e ho colpito sul volto una persona anziana che stava passando. Mio padre era rimasto subito destabilizzato e sorpreso dalle mie caratteristiche. Provengo dalla Boreale, una società a cui tengo molto e sono legato. Ricordo di aver fatto solo un provino e, non sapendo di essere stato preso, sono venuto comunque a fare il campus estivo della Roma. C'era Bruno Conti con tutta la dirigenza che controlla i campus. Vado ad iscrivermi e mi dice: ‘Che ci fai qui? Sei stato già preso per l'anno prossimo".

Dal tennis al calcio
"Il calcio da sogno è diventato un obiettivo concreto quando ho preferito il calcio al tennis. Giocavo ad altissimo livello a calcio e a tennis contemporaneamente. C'erano settimane in cui mi allenavo tre volte a settimana a calcio e tre volte a tennis, più la partita di domenica. È arrivato un momento in cui mi sono trovato a dover scegliere, come il mio amico Flavio Cobolli: lui ha scelto il tennis, io il calcio. Roma mi piace tantissimo. Abitando vicino al centro il mio posto preferito è Via dei Fori Imperiali: camminare lì mi piace moltissimo". 

La fede romanista
"La maglia della Roma per me è una grandissima cosa. Negli anni sono riuscito ad amarla e fare di tutto per la maglia perché ho imparato ad apprezzare il vero romanismo, che secondo me a volte viene tralasciato. I tifosi della Roma vanno al di là del campo, di come ti comporti. C'è una fede dietro che moltissime città al mondo non possono e non potranno mai comprendere. Roma è una delle piazze più belle che possano esistere, quindi per la maglia darò sempre tutto".

Il suo idolo
"Idolo? De Rossi per la sua voglia, il suo attaccamento, la sua umiltà dentro e fuori dal campo. Mi ispiro molto a lui perché mi piace moltissimo come tipo di giocatore, anche per le doti tecniche e fisiche. Spero di poter migliorare ed avvicinarmi a lui il più possibile".

Sul suo stile di gioco
"Il prototipo del centrocampista moderno è quello che si inserisce, fa gol e fa sia la fase offensiva sia quella difensiva. Mi ci rivedo molto perché penso sia la cosa più importante fare entrambe le fasi, giocare con intelligenza e cercare di sbagliare meno passaggi possibili. Poi quando ci sono doti innate che ti portano ad inserirti e a cercare il gol, le devi sfruttare. Cerco sempre di inserirmi e fare gol. Bisogna continuare ad allenarsi, cercare sempre la miglior versione che tu possa dare sia in campo sia fuori dal campo. L'esordio è un punto di partenza per una carriera che spero sia la più lunga possibile perché è quello che spero fin da bambino, per cui ho lavorato ed è quello che voglio fare".