Altrove sono utilizzati per sintetizzare la realtà. Quando invece hanno a che fare con la Roma, gli slogan tendono a capovolgerla. Così il club giallorosso da qualche anno passa per essere una sorta di porto di mare, dove i giocatori sarebbero comprati e venduti a velocità estrema. Anzi, nella corsa all'iperbole alla quale ogni giorno si iscrivono nuovi partecipanti, sarebbero soltanto ceduti. Come se prima fossero stati catapultati dal cielo e non acquistati.

A smentire il facile luogo comune ci ha pensato il Cies (Centro studi internazionali sullo sport) che ha stilato la classifica dei club "più stabili". Prendendo appunto in esame - nel caso specifico nei primi cinque campionati europei - gli anni di permanenza dei calciatori in uno stesso club. Nella graduatoria la Roma appare fra le prime venti, esattamente al dodicesimo posto in coabitazione col Paris Saint-Germain, con una media di 2,94 anni. Neanche a dirlo, a guidare l'elenco sono i tre colossi storici del calcio continentale. Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco occupano rispettivamente i primi tre gradini del podio. A seguire, altre due spagnole e due inglesi: l'Atletico Madrid riconducibile al Fondo Doyen; il Tottenham; l'Athletic, che come tradizione comanda mantiene il vincolo dei giocatori baschi, per nascita o vivaio; e il Manchester United, settimo.

Prima fra le italiane il Napoli. Seconda - udite udite - la Roma. Più delle milanesi, dei dirimpettai da derby e soprattutto della Juventus, dominatrice incontrastata degli ultimi 7 anni in Italia. Tutte vendono più dei giallorossi. Lo certificano i dati. Ma lo avrebbe anticipato la mera osservazione delle formazioni schierate nel corso delle ultime stagioni, quelle che secondo la vulgata avrebbero smantellato la squadra giallorossa a fronte di una presunta continuità tecnica delle concorrenti. Nella finale di Champions persa contro il Barcellona e disputata il 6 giugno del 2015, ovvero tre anni e un pezzetto fa, i bianconeri erano schierati così: Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra; Marchisio, Pirlo, Pogba; Vidal; Tevez, Morata. A disposizione: Storari, Ogbonna, Padoin, Sturaro, Pereyra, Coman, Llorente. Sui diciotto della lista consegnata a Berlino, ne sono rimasti due: Barzagli, tutt'altro che titolare inamovibile attualmente; e Bonucci, che comunque era stato ceduto al Milan un anno fa.

La squadra che ha vinto tutto in campo nazionale è dunque completamente stravolta. L'obiezione implicita a un fatto non opinabile potrebbe consistere nel maggior valore degli acquisti arrivati al posto di chi ha lasciato. Che però è tutto da verificare, visto che quello è stato il massimo risultato raggiunto fuori dai confini (mentre in patria è rimasto tutto inalterato). Ovviamente il discorso può essere anche inverso e riguardare tutte le altre, Roma compresa. Ma qui si entra nel campo delle opinioni. Fino a sconfinare in quello degli slogan. Che nel caso nostro si gonfiano al punto da diventare parossismi.

I numeri sono molto meno interpretabili e nella classifica del Cies chiariscono che la squadra della Capitale è a un passo dal City degli sceicchi (attestato a una media di 2,99) e a pari merito col Psg di Al-Khelaifi nella permanenza dei giocatori. Ovvero al passo con due giganti finanziari e al di sopra di società con risorse molto più ingenti, come Arsenal, Chelsea, la stessa Juventus. Tutte peraltro dotate di stadi di proprietà, che garantiscono ulteriori introiti e conseguente disponibilità agli investimenti anche sul mercato.
Anche in questo caso vengono in supporto le componenti tecniche recenti, al di là dei freddi numeri. De Rossi, Florenzi e prima di loro Totti sono stati mantenuti a Trigoria. Sempre. A suon di rinnovi contrattuali. Dzeko ha cominciato la sua quarta stagione in giallorosso, Manolas la quinta, El Shaarawy e Perotti sono giallorossi da tre anni e mezzo, Fazio da tre. Gli stessi calciatori ceduti sono durati tanto: Strootman, Nainggolan, Pjanic, per restare ai più citati negli slogan, sono "durati" fra le 4 e le 5 stagioni. Molto più della media. Non solo romanista.