Sgombriamo subito il campo da equivoci. La Coppa delle Fiere è a tutti gli effetti l'antesignana della Coppa Uefa. La competizione, ideata da Stanley Rous (il segretario Fifa che consegnò il trofeo a Giacomo Losi l'11 ottobre 1961) quando era segretario della Football Association, prevedeva un comitato organizzatore di cui faceva parte già la Uefa. Doveva essere un torneo a cadenza triennale, ma ben presto divenne annuale. Il numero delle squadre partecipanti andò costantemente aumentando e già nel 1965-66 il formato era lo stesso che ritroveremo nella Coppa Uefa fino al 1979. Il trofeo fu assegnato definitivamente al Barcellona nel 1971, dopo una finale col Leeds United, vincitore della prima edizione. Ma anche la Coppa Rimet è stata assegnata definitivamente nel 1970, non per questo i titoli mondiali vinti prima di quella data non valgono. «A un certo punto - ha scritto Hans Bangerter, segretario Uefa dal 1960 al 1968 sulla rivista ufficiale - il comitato esecutivo della Uefa pensò che una competizione così importante dovesse essere organizzata dalla Uefa stessa, che avrebbe potuto assicurare il rispetto delle regole standard e avrebbe potuto affrontare questioni arbitrali e disciplinari. La decisione fu presa a Roma nel 1968. Andai a rappresentare la Uefa all'ultima riunione del comitato esecutivo della Coppa delle Fiere e mantenemmo comunque alcuni dei membri del comitato della Coppa delle Fiere nel nuovo comitato organizzatore. Poi nel 1971 decidemmo di assegnare il trofeo alla vincente tra Barcellona e Leeds. Cambiammo il nome in Coppa Uefa, aumentammo il numero delle squadre e producemmo un nuovo trofeo». In pratica, come potrebbe la Uefa disconoscere una competizione alla cui organizzazione ha sempre partecipato e di cui a un certo punto ha semplicemente preso il controllo? Non era certo la Coppa delle Alpi, insomma.

Una squadra per città

Vi partecipavano le città che ospitavano regolarmente fiere, ma secondo il regolamento poteva esserci solo una squadra per ogni città. E naturalmente per la città di Roma veniva invitata la Roma. La quale dopo aver vinto la Coppa Italia nel 1964 rinunciò addirittura alla Coppa delle Coppe per continuare a partecipare alla Coppa delle Fiere. Anche dopo la squalifica di tre anni dalle competizioni europee, avvenuta per la rissa in Roma-Chelsea del 1965-66, non fu possibile invitare altre squadre capitoline perché l'unica altra potenziale candidata era in Serie B. La Lazio vi partecipò solo una volta, stagione 1970-71, venendo subito eliminata. La premessa è d'obbligo, perché spesso i primi a cadere nel tranello di sminuire la portata di quella vittoria di cui oggi ricorre il 57esimo anniversario, sono i romanisti. E non è neanche una questione di cavilli e regolamenti, in fin dei conti il calcio ci ha messo tanto per darsi una struttura moderna e le guerre sui riconoscimenti dei trofei continuano ancora oggi. Solo l'anno scorso, ad esempio, la Fifa ha deciso che anche chi ha vinto la Coppa Intercontinentale prima del 2004 può considerarsi campione del mondo. Eppure non era lei a organizzare la Coppa Intercontinentale. Ciò che conta è lo sport vero e chiunque c'era sa bene che la Coppa delle Fiere era un trofeo importante e che quindi solo a causa del regolamento che prevedeva la disputa della finale nell'anno successivo la Roma non è diventata la prima squadra italiana a vincere un trofeo internazionale, onore che spetta alla Fiorentina. Vincere quel trofeo fu una vera e propria impresa per la Roma bella e spettacolare di quel periodo.

Dal Belgio

Il viaggio inizia a Bruxelles il 4 ottobre 1960. L'andata degli ottavi di finale contro l'Union St. Gilloise finisce 0-0, ma all'Olimpico la Roma vince 4-1 con i gol di Lojacono, Giuliano, Manfredini e Menichelli. Il quarto di finale col Colonia è drammatico: vittoria per 2-0 in Germania, ma i tedeschi al ritorno replicano. Lo 0-2 lo segna nel finale Schnellinger, uno che già 9 anni prima di Italia-Germania 4-3 aveva l'abitudine di cambiare i finali delle partite (e che tre anni dopo avrebbe vestito la maglia della Roma). Non ci sono i supplementari ma lo spareggio e così al Flaminio la Roma vince 4-1 con una doppietta di Manfredini e i gol di Lojacono e Pestrin. In semifinale c'è l'Hibernian. A Edimburgo non basta una doppietta di Lojacono per vincere. Arriva un 2-2 che sembra spianare la strada per il ritorno, ma ancora una volta c'è da soffrire, molto più del previsto. Dopo il vantaggio iniziale di Manfredini, gli scozzesi realizzano tre gol e ci vogliono ancora Manfredini e poi Lojacono per pareggiare. Ma l'avventura della Roma potrebbe finire lì, perché l'Hibernian ha l'occasione per il 4-3.

Il rinforzo che non ti aspetti

C'è un uomo, anzi, un omino, che però vuole a tutti i costi vincere quella coppa. Si chiama Giacomo Losi e il giorno prima ha giocato con la Nazionale contro l'Irlanda del Nord a Bologna. È però rientrato subito a Roma. «Il mio pensiero - ha raccontato nella sua autobiografia - andò subito ai miei compagni che avrebbero dovuto giocare la semifinale. Li andai subito a trovare in ritiro. Il tempo era brutto, pioveva, e non era il massimo, dato che dovevamo giocare contro uan formazione britannica. Appena mi videro, fu subito festa, con applausi e grida. C'era un clima bello e di reciproca stima tra noi. Il mister Foni si avvicinò e mi fece sedere a tavola con la squadra. Mi mise al suo fianco e dopo avermi fatto i complimenti per la prestazione contro l'Irlanda del Nord, mi guardò dritto negli occhi e mi disse: ‘Giacomo ,se ti chiedessi di giocare anche stasera in Coppa, che faresti?' Rimasi spiazzato perché non mi aspettavo una cosa del genere. Però era talmente tanta la voglia di giocare, di poter aiutare i miei compagni, che accettai immediatamente. Prima però chiedemmo alla squadra se andava bene farmi giocare seppure con 90 minuti nelle gambe e un viaggio in treno il giorno stesso. Ci fu un boato di approvazione. E ci fu anche al mio ingresso in campo allo stadio, perché nessuno credeva che avrei giocato». E per fortuna. «Sul 3-3, a pochi secondi dalla fine, ci presero in contropiede. Il loro centravanti si liberò davanti a Cudicini e lo saltò, calciando a porta vuota. Io recuperai in maniera incredibile e allontanai il pallone proprio sulla riga di porta. Tutto lo stadio, dopo un attimo di silenzio, esplose in un urlo liberatorio».

Due tecnici, una vittoria

Lì la Roma ha vinto la Coppa. Lo spareggio fu vinto 6-0, nella finale di andata col Birminghan ci pensò ancora una volta Lojacono con due calci di punizione che garantirono il 2-2. Al ritorno, l'11 ottobre 1961, non ce n'era per nessuno. Era il giorno della Roma, anche se un po' diversa da quella che si era conquistata la finale, a partire dalla panchina, dove c'era Carniglia e non più Foni. Luis Carniglia peraltro aveva lasciato il Real Madrid dopo aver litigato con Santiago Bernabeu che volle far dirigere la squadra dalla panchina ad Alfredo Di Stefano in occasione della finale di Coppa dei Campioni del 1959. Non poté quindi vincere la finale che si era conquistato. E l'11 ottobre 1961 vinse la finale che si era conquistato Foni, pareggiando i conti col destino. La vinse litigando col tecnico del Birmingham Merrick, all'ennesimo fallo compiuto dai giocatori inglesi. «Picchiamoci noi, ma lasciamoli giocare!». «Giocammo una partita super in un Olimpico esaurito», ricorda ancora Losi. Autogol di Farmer, gol liberatorio di Pestrin, Stanley Rous, segretario generale della Fifa, consegna la Coppa a Losi. «Non la mollavo più. A casa ho una miniatura della Coppa delle Fiere che custodisco gelosamente. La davano solo ai capitani della squadra vincitrice. La coppa vera l'ho portata in mano facendo il giro dello stadio: la gente era impazzita, perché Roma quando festeggia, festeggia veramente. La città era tutto un corteo, una gioia irrefrenabile che andò avanti per giorni. Queste cose vanno raccontate e ricordate a chi non le ha vissute. La Roma vinse un trofeo importantissimo a livello europeo. Ci sentimmo grandi». Grandi tutti. I due allenatori che la vinsero, i tanti giocatori che, nell'arco di due stagioni, scesero in campo con la maglia della Roma, i tifosi che riempirono lo stadio in un mercoledì pomeriggio di ottobre. Qualcuno lasciò il lavoro, qualcuno la famiglia, qualcuno chiuse il negozio, chiunque trovò il modo per non mancare. Provate a dirlo a loro, che quella è una coppa minore. E, soprattutto, non credeteci, quando ve lo dicono gli altri.