L'ultimo successo della Roma in casa del Real Madrid risale al 2008. Il 5 marzo, le reti di Taddei e Vucinic (intervallate dal gol di Raul) annichilirono le speranze di un Santiago Bernabeu quasi pieno, replicando il successo della gara di andata all'Olimpico (2-1) e sancendo la qualificazione ai quarti di finale di Champions. Tra i protagonisti della doppia sfida, Juan guidò la difesa con la sua consueta eleganza. La stessa mostrata nell'accettare il nostro invito, in piena convalescenza dopo l'operazione al tendine d'Achille.  Un argomento che il difensore brasiliano ha preferito non toccare, proiettandosi subito nel 2008. «Contro il Real giocammo due partite molto difficili e combattute. Stiamo parlando di un club storico, con una grande esperienza in Europa e in Champions».

 Qual è stata l'arma vincente della squadra?
«Sicuramente il grande entusiasmo con cui abbiamo affrontato quegli ottavi di finale. Siamo rimasti sempre concentrati e alla fine abbiamo passato il turno con merito».

Come vede il Real Madrid senza Cristiano Ronaldo?
«Sarà meno difficile per la Roma affrontarlo, perché lui è un fuoriclasse che ha fatto bene e segnato ovunque. Per questo il Real Madrid mi sembra un po' più debole rispetto al passato».

Vinicius Junior, suo ex compagno di squadra al Flamengo, può diventare un campione con la maglia del Real?
«Vinicius è un ragazzo con molto potenziale e se riesce ad esprimerlo totalmente sul campo può diventare un calciatore importante non solo per il Real, ma a livello mondiale».

La scorsa stagione siamo arrivati in semifinale. Ci sono i margini per ripetersi anche quest'anno?
«La Champions League è un torneo molto duro e credo sia difficile fare delle previsioni. Ogni stagione fa storia a sé. L'anno scorso la Roma ha giocato molto bene, però il primo pensiero deve essere quello di passare il girone senza guardare troppo oltre».

Gol al decimo minuto e sostituzione per infortunio al ventottesimo. Che ricordi ha dell'impresa sfiorata contro l'Arsenal nel marzo del 2009? È stata l'eliminazione più dura della sua carriera? 
«Mi ricordo una grandissima partita in uno stadio pieno e trascinante. Non è facile stabilire una graduatoria, ma penso che sia stato un giorno triste per tutto quello che avevamo dimostrato sul campo. Insieme alle due eliminazioni al Mondiale con il Brasile (nel 2006 e nel 2010, ndi) è stato uno dei momenti più tristi della mia carriera».

Torniamo al presente. Il suo compagno di squadra, Lucas Paquetà è seguito da Barcellona, Psg e altre big europee. Secondo lei è pronto per il grande salto?
«Stiamo parlando di un giocatore molto forte, fisicamente e tecnicamente. Sta facendo davvero molto bene al Flamengo e ritengo che sia già pronto per fare un'esperienza in Europa e diventare un calciatore importante».

E Pedro, suo rivale nel Fluminense? Si dice che Monchi lo stia seguendo…
«Gioca al Fluminense, ma questo non mi impedisce di dire che quest'anno è diventato uno degli attaccanti più pericolosi del campionato brasiliano. È un bomber, ancora deve crescere ma gioca già a livelli molto buoni in rapporto alla sua età».

A proposito di mercato, nel 2009 poteva andare al Barcellona, conferma?
«Sì, è vero. Ci fu anche un inizio di trattativa che tuttavia non andò avanti e sono rimasto alla Roma».