Care, carissime trasferte quanto costate. Potrebbe essere questo il riassunto dei pensieri dei tanti romanisti che, nella giornata di ieri, sono venuti a conoscenza dell'inizio della vendita per il settore ospiti dello stadio Dall'Ara di Bologna. Nulla di paragonabile rispetto ad alcune sfide europee (Barcellona su tutte), ma comunque il comunicato della società bolognese ha confermato ulteriormente quanto alte siano da troppe stagioni le spese per seguire la propria squadra lontano da casa. Discorso con efficacia erga omnes che, per dovere di cronaca, può e deve essere applicato a tutte le tifoserie non solo di Serie A ma anche delle categorie minori.

Per poter popolare il settore dedicato in occasione della sfida di campionato in programma il 23 settembre (ore 15), il tifoso romanista desideroso di seguire la sua squadra sarà chiamato ad acquistare un biglietto al costo di 36,75 euro – inclusi diritti di prevendita. Una cifra che, comunicato alla mano, risulta essere maggiorata di poco meno di 12 euro rispetto alla recente sfida tra Bologna e Inter (1° settembre). I sostenitori nerazzurri, teoricamente tifosi di un club di prima fascia quanto la Roma, hanno speso difatti 25 euro per poter accedere allo stadio Renato Dall'Ara. Un aumento che, oltre alle ormai consuete limitazioni per i residenti nel Lazio a cui anche in questa occasione sarà richiesta una tessera di fidelizzazione, in antitesi con i proclami figli del Protocollo d'intesa stipulato l'estate scorsa da chi gestisce il mondo del calcio, renderà ancor più gravosa la spesa per permettere ai romanisti di tifare la Roma.

Spesso ci si dimentica infatti dei costi "accessori", ovvero dello spostamento verso altre città che si parli di autostrade e pedaggi o treni, pranzi fatti in casa e custoditi gelosamente e soste negli Autogrill. Per non parlare delle partite disputate in orari serali che, vista l'assenza di treni speciali o la scarsità di quelli notturni, spesso hanno costretto e costringono molti a vagliare due opzioni: il rientro nella notte con mezzi privati o, ennesima spesa, il pernottamento in terra straniera. Soldi che i romanisti, ma non solo loro, continuano a tirare fuori dalle tasche sapendo di poter ritrovare il sorriso soltanto dentro un settore ospiti. La passione d'altronde è un qualcosa di irrazionale, ma spesso è nell'irrazionalità che cresce il germe della costrizione. «Per qualche anno si è voluto rendere più difficile l'accesso agli stadi – aveva annunciato il presidente del Coni Malagò a margine della stipulazione del Protocollo d'intesa – oggi invece si punta all'inclusione. Sono stati persi degli spettatori in controtendenza con altri campionati europei, da oggi si comincia a risalire la china».

Prendendo come esempio l'imminente trasferta di Bologna, si potrà notare ad esempio un aumento che rasenta il 100% rispetto al gennaio del 2013 (20 euro), oppure sottolineare il medesimo trattamento riservato alla tifoseria bolognese nelle recenti sfide disputate allo stadio Olimpico (35 euro per il Distinto compreso tra Curva Nord e Monte Mario). Il tutto, ovviamente, senza alcun miglioramento legato alle strutture pronte ad ospitare le tifoserie. Per non parlare, passando ad alcune sfide del futuro prossimo, della decisione del Chievo Verona di imporre il prezzo di 50 euro (come il 4° anello del Bernabeu per Real-Roma) ai sostenitori ospiti di club di fascia "A1", tra cui chiaramente la Roma. Oppure alla stessa cifra che il Cagliari ha deciso di fissare per i match contro le migliori della Serie A a partire dalla gara contro il Milan. Oggigiorno, come del resto nel recente passato, una trasferta con meno di 100 euro nelle tasche sembra essere quindi pura utopia, lasciando così nelle teste di molti volenterosi un dubbio che, troppo spesso, si trasforma inevitabilmente in rinuncia.

Il modello tedesco

Il calcio è da più di un decennio un business che non conosce freni, sarebbe ingenuo pensare il contrario. Questo dato di fatto però non dovrebbe impedire la possibilità di guardarsi intorno, anche entrando in un'ottica di massimizzazione delle entrate legate ai diritti televisivi. Il prodotto "calcio italiano", spesso protagonista di stadi fatiscenti e parzialmente vuoti, fatica così a competere a livello di appetibilità con le immagini degli ultramoderni e sovraffollati impianti della carissima Inghilterra. Una nazione in cui, se da un lato si è arrivati a prezzi esorbitanti per abbonamenti e tagliandi singoli delle sfide casalinghe, dall'altro grazie alle pressioni di alcune associazioni di tifosi è stato imposto un tetto massimo per il costo dei tagliandi per le trasferte (30 sterline).

Oppure si potrebbe voltare lo sguardo verso la Bundesliga tedesca che, dati alla mano, ha praticamente doppiato il numero delle presenze medie della Serie A al termine della scorsa stagione (44.551 contro 24.706), soprattutto grazie ad un prezzario competitivo. Bologna, Verona e Cagliari sono piccole gocce di un mare in cui lo spettatore naviga a vista nelle vesti di cliente che, tramortito dalla passione, non può fare altro che accettare aumenti, contro-aumenti ed equiparazioni dei prezzi tra società per i rispettivi settori ospiti. A farne le spese continuano così ad essere tristemente solo i tifosi. Quel dodicesimo uomo che, spesse volte, sa dar vita ad un autentico spettacolo nello spettacolo. A costi quasi insostenibili.