Dicono che decidono tutto loro, Dan e Ryan Friedkin. Le deleghe, settore per settore, ci sono, ma poi bisogna riferire ai proprietari e l'ultima parola, su qualunque questione, è dei texani. E già questo è un cambiamento, visto che Pallotta delegava al cento per cento per poi rendersi conto che avrebbe fatto meglio a non fidarsi (leggasi Ramon Monchi). Insomma, non parlano, decidono. Del resto, zitti zitti, di cambiamenti in società ce ne sono stati già parecchi, molti addii, altrettanti o quasi benvenuto nell'ambito di una ristrutturazione che assomiglia sempre di più a una rivoluzione. E non è finita qui.
Nelle prossime settimane, per esempio ci sarà da affrontare la questione degli sponsor del futuro, nella consapevolezza, peraltro, che la pandemia ha cambiato, in peggio, i numeri di tutti i settori commerciali. Allo stato attuale, sulle maglie New Balance (nuovo sponsor tecnico) del prossimo anno, c'è soltanto la scritta (sulla manica) Iqoniq. Main (Qatar) e back (Hyunday) sponsor, sono in scadenza il prossimo trenta giugno. Che sucederà? Non lo sanno neppure a viale Tolstoj. Anche se i contatti con i due prestigiosi marchi sono cominciati da tempo. Contatti che sono descritti come di assolta cordialità da parte di tutti. Ma la cordialità conta relativamente quando ci sono in ballo milioni di euro. In ogni caso inferiori a quelli che erano i precedenti, visto tutto quello che è successo e sta ancora succedendo in ogni angolo del nostro pianeta.

Per quel poco che si sa, le parti (che poi sono tre considerando i due marchi) stanno discutendo di diverse opzioni. Compresa quella per un rinnovo limitato soltanto a un anno, cosa che qualsiasi pubblicitario sconsiglierebbe per il semplice fatto che sarebbe troppo breve per garantire il ritorno che un marchio si aspetta quando investe tanti soldi. In realtà il primo anno non sarebbe nè per Qatar, nè per Hyundai, quindi problema relativo. La scelta di firmare un solo anno (magari con un'opzione per prolungare e alcune clausole che potrebbe garantire un maggiore cash), in realtà, sarebbe propedeutica per capire cosa succederà nel mondo, da un punto di vista economico, da qui al giugno del prossimo anno. Quando, si spera, la pandemia ce la saremo messa quasi del tutto alle spalle. È conseguenziale che i numeri non potranno che essere inferiori rispetto ai precedenti. La Roma, oltretutto, sa che in questo momento non può esserci la fila degli sponsor al portone di viale Tolstoj, meglio rinviare almeno per un'altra stagione per vedere cosa succederà.