Uno, due, sei. Nel rebus che riguarda l'attacco romanista non c'è bisogno di interpretare i numeri e sostituirli con parole. Basta leggerli per venirne a capo: una rete, in due mesi, da sei punte. Certo, tutte o quasi hanno interrotto i rispettivi digiuni in Europa League (non ci è riuscito Micki che però si è fermato per infortunio), ma è evidente che da quando è ripresa la coppa la Roma abbia impresso al proprio cammino due differenti velocità. E al campionato sta riservando le marce basse. Il 3 aprile si riprenderà nella tana del Sassuolo, sperando che i programmi siano rispettati e tornino a disposizione Smalling, Veretout e Mkhitaryan, i tre grandi assenti delle ultime gare. Ma intanto febbraio e marzo sono filati via in un'altalena di risultati poco confortanti e all'insegna delle polveri bagnate: tre vittorie, un pareggio e quattro ko, sette gol fatti, nove subiti. E fra le reti realizzate, le firme delle punte si riducono a una soltanto, quella di Pedro nel 3-0 casalingo rifilato all'Udinese, che resta lo score migliore del 2021. Nel giorno di San Valentino sembra riscoccare la scintilla fra il canario e il gol, ma l'impressione dura poco e nelle ultime gare l'ex Barça e Chelsea appare come il lontano parente del fuoriclasse ammirato a inizio stagione. I suoi compagni di reparto però, almeno in termini realizzativi, sono riusciti a fare anche peggio. Nessuno dei cinque ha trovato la via della rete nel periodo in esame. Balza agli occhi il ruolino di Dzeko, che confina il suo ultimo centro alla gara inaugurale del nuovo anno: suo l'1-0 decisivo alla Sampdoria, poi più nulla, anche se parzialmente spiegabile con il numero di presenze limitate: appena due da titolare, una sola per 90' (a Parma). A mitigare l'astinenza italiana, i due timbri fra andata e ritorno col Braga. Chi è regolarissimo in coppa - tanto da essere attuale capocannoniere del torneo - ma non altrettanto in campionato è Mayoral, che da quando ha sovvertito le gerarchie per il ruolo di centravanti ha tirato il freno a mano: ultima iscrizione nel tabellino dei marcatori il 31 gennaio, contro il Verona. Presenze limitate nel minutaggio per El Shaarawy e Perez (anche se il Faraone nelle ultime tre è sempre stato schierato dall'inizio), ma appena un gol ciascuno, entrambi in Europa League. Un caso a parte è rappresentato da Mkhitaryan, trascinatore indiscusso fino a gennaio, anche nei numeri: undici reti stagionali realizzate e altrettante procurate da suoi assist ne hanno fatto a lungo il giocatore più determinante della Serie A. Ma si è bloccato prima lo score, poi i muscoli dell'armeno. Perciò il suo ritorno vale oro.