Ci sono giorni che, nell'immaginario e nella memoria collettiva dei tifosi romanisti, hanno un valore speciale. Uno di questi è sicuramente oggi, il 13 marzo, in cui compiono gli anni tre leggende assolute della storia giallorossa. Oltre mille presenze totali, per la precisione millesettantotto, con la divisa della Roma addosso. Romani di nascita o di adozione, fa poca differenza: sono bandiere e, in quanto tali, continuano a sventolare anche a decenni di distanza dal loro ritiro. In ordine di nascita: "Picchio" De Sisti, Bruno Conti e Sebino Nela. Cifre e palmarès, che pure sono ricchissimi, non basterebbero a raccontare nemmeno un centesimo delle loro carriere. Il primo, De Sisti, a Roma è nato e cresciuto, imparando fin da bambino ad amare i colori che rappresentano la sua città. Con la squadra di cui è tifoso si è consacrato nel grande calcio, prima di trasferirsi alla Fiorentina; ma il richiamo della Capitale e della Roma è tale, che "Picchio" decide di tornare, per chiudere la carriera dove l'aveva iniziata. Per Bruno, invece, le stagioni lontano dal giallorosso sono quelle dell'apprendistato, la gavetta al Genoa dove ha modo di stabilire un'intesa letale con Roberto Pruzzo. Sotto la guida di Liedholm, avranno modo di riportare il tricolore da noi, dopo un'attesa lunga quarantuno anni. Gol, dribbling funambolici, assist non bastano a raccontare la storia d'amore con uno dei «figli di Roma, capitani e bandiere» che non tutti possono vantare di avere. A fare le fortune della squadra negli Anni 80, assieme al "Marazico" e al "Bomber", anche Sebastiano Nela, alias Sebino, capace di imporsi già a ventuno anni in una squadra piena di campioni. Anche lui prelevato dal Genoa, diventa rapidamente il simbolo di una squadra tecnica ma combattiva, mai doma, sempre pronta a buttarsi nella mischia e a lottare. Pur essendo nato a Rapallo, a 550 chilometri di distanza dalla Capitale, è da considerarsi romano d'adozione.

Picchio, Bruno e Sebino: tutti e tre sono (ovviamente) nella Hall of Fame giallorossa. Conti è entrato a farne parte fin dalla prima ora, nel 2012; un anno più tardi tocca a Nela e nel 2016 a De Sisti. Depositari, insieme a Totti, De Rossi, Di Bartolomei, Amadei, Bernardini e Ferraris IV, di tutto ciò che significa essere romanisti, anzi, essere la Roma. Per Giancarlo sono settantotto anni, per Bruno sessantasei; cifra tonda per Sebino, che spegne sessanta candeline. Ma loro tre non sono gli unici romanisti nati «sotto il segno dei Pesci», come recita una celebre canzone.

Lombardo e Stucchi

Il 13 marzo 1903, a Buenos Aires, nasceva Nicolas Lombardo, che con la Roma gioca tra il 1930 e il 1933. Nel 1932 riporta un grave infortunio al ginocchio che fa temere per il prosieguo della sua carriera (giocherà altri tre anni al Pisa), ma diventa intermediario per il mercato dei giallorossi in Argentina, e contribuisce all'approdo nella Capitale di Guaita e Scopelli. Compie invece novant'anni un'altra vecchia gloria della Roma: Giosuè Stucchi, nato a Bellusco (in Brianza) il 13 marzo 1931. Lanciato in Serie A dall'Udinese, viene acquistato dai giallorossi nel 1954. Difensore, vanta oltre 150 presenze (e due gol) con la casacca romanista. Nel 1961 si trasferisce al Brescia, in Serie B, e perciò non partecipa al trionfo della Roma nella Coppa delle Fiere ad ottobre. Quelli di Lombardo e Stucchi sono nomi meno noti, ovviamente, rispetto a De Sisti, Conti e Nela. Ma anche loro fanno parte della cerchia (non così ristretta) di leggende giallorosse nate il 13 marzo. Un giorno molto romanista, se si considera è lo stesso in cui, nel 1983, la Roma di Falcao vinse a Pisa, mettendo una seria ipoteca sullo Scudetto.