All'altezza. Il centrocampo consegnato da Monchi a Di Francesco per la stagione che sta per cominciare acquista chili e centimetri. In particolar modo con l'ultimo arrivo, quello del francese Nzonzi a lungo inseguito dal dirigente spagnolo, che lo aveva già prelevato una volta (portandolo dallo Stoke City al Siviglia) e quindi ne conosce perfettamente qualità tecniche, tattiche e peso specifico. Non soltanto quello concesso da un fisico imponente, ma anche - forse soprattutto - per quanto riguarda due aspetti fondamentali nella costruzione di una grande squadra: esperienza internazionale e personalità.
La Roma che si appresta a debuttare nel nuovo campionato, di qualità simili ne ha da vendere. A dispetto di una delle (grossolane) inesattezze che sono circolate nel corso dell'estate, su una squadra che per certa vulgata sarebbe stata affidata a un gruppo di ragazzini imberbi. Mentre i fatti dimostrano esattamente il contrario, tanto da portare l'età media del centrocampo a 26,11. Dato che potrebbe variare sensibilmente se venisse ceduto in prestito sul finire del mercato, come possibile, il diciannovenne Zaniolo: in quel caso la linea mediana arriverebbe a 27 anni tondi.

Gli acquisti principali nella zona nevralgica del campo (che è quella in cui si è assistito ai maggiori cambiamenti) sono stati Pastore e Nzonzi, ovvero due ventinovenni. Che si sono andati ad aggiungere ai due veterani De Rossi e Strootman. Per rinverdire il reparto è servito l'arrivo di Cristante, 23 anni. Oltre alla conferma di un altro prodotto del vivaio romanista come Lorenzo Pellegrini. Mentre l'ex stellina della Primavera interista e il talento croato Coric hanno rappresentato fisiologici investimenti per il futuro. Un'equilibrata miscela di freschezza e maturità, proprio laddove si è assistito ai più evidenti stravolgimenti.
Adesso semmai la necessità di Monchi è quella di sfoltire un reparto che a questo punto è diventato extra-large, considerando che sono in nove a giocarsi tre posti. A fronte dei cinque nuovi acquisti, sono state soltanto due le cessioni, quelle di Gerson e Nainggolan. La seconda, ritenuta da molti particolarmente dolorosa, ha causato diversi interrogativi sulla possibile sostituzione del belga, che della formazione giallorossa è stato colonna portante per circa cinque anni. Ci si chiedeva chi potesse supplire al modo unico di stare in campo del Ninja. Ma probabilmente la risposta è nella stessa domanda: essendo un giocatore atipico, la soluzione è stata ricercata nella varietà di calcio ora a disposizione del tecnico.

Quantità e qualità

Di Francesco potrà contare su un ventaglio di possibilità estremamente ampio. Basti pensare già solo al ruolo di volano davanti alla difesa, che nel 4-3-3 impostato dall'allenatore abruzzese funge da regista e frangiflutti al tempo stesso. L'arrivo di Nzonzi offre due alternative di altissimo livello, con il francese e Capitan De Rossi. Entrambi giocatori di grande esperienza internazionale, entrambi campioni del mondo (freschissimo il gigante di origine congolese). Il primo più dinamico e "verticale", praticamente insuperabile nei contrasti aerei; il secondo più geometrico, dotato di gigantesco senso della posizione, meno alto dell'ex Siviglia ma altrettanto forte di testa. A loro si aggiungono: Gonalons, che però resta in odore di cessione; Coric, che è stato comunque utilizzato in fase di preparazione da intermedio (quando non da esterno alto); e lo stesso Strootman, che nella scorsa stagione ha dimostrato di sapersi destreggiare bene nel ruolo in assenza del numero 16.

Escluso il croato, si tratta di un gruppo accomunato da una statura particolarmente elevata, che porta il centrocampo romanista a una media di un metro e ottantasei (uno e ottantotto senza Coric). Muscoli e centimetri, dunque. Anche per sopperire a qualche carenza aerea di troppo sulle palle inattive mostrata nelle ultime stagioni, in entrambe le fasi. Ma anche qualità a caratterizzare il reparto. Quella portata in dote innanzitutto da Javier Pastore, che nelle intenzioni di Monchi e Di Francesco dovrebbe ovviare a una delle maggiori lacune palesate lo scorso anno, quando un centrocampo forte specialmente nei muscoli aveva invece qualche difficoltà a inventare palle gol per gli attaccanti di fronte a squadre molto abbottonate. L'argentino può essere l'uomo in grado di innescare Dzeko, sgravandolo da quel doppio compito di finalizzatore e regista offensivo che tante volte ha ricoperto (alla grande).
Accanto alla fantasia dell'ex del Psg, le soluzioni offensive possono arrivare da Cristante e Pellegrini, definiti poco tempo fa da Monchi «la coppia di centrocampisti del futuro della nazionale italiana». Entrambi fortemente voluti da Di Francesco, sia pure a distanza di un anno l'uno dall'altro, entrambi capaci di inserirsi senza palla e di andare alla conclusione, di testa come di piede. Tanto da essere finiti spesso nel tabellino dei marcatori. Da intermedio - al di là delle emergenze - agirà anche Strootman. Alla sua sesta stagione in giallorosso, nella seconda parte della scorsa stagione l'olandese ha mostrato evidenti progressi. L'infortunio è ormai lontano e se recupererà un po' di dinamismo, sarà un asso in più nella manica romanista. Quest'anno larga.